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Demolizione di un abuso edilizio

24 agosto 2017


Demolizione di un abuso edilizio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 agosto 2017



Non è soggetto a scadenza l’ordine di demolizione di un abuso edilizio. Il reato tuttavia resta soggetto a prescrizione.

Chi compie un abuso edilizio è tenuto a demolirlo anche dopo molti anni. Non importa che, nel frattempo, il reato sia caduto in prescrizione. In altri termini, al contrario dell’illecito penale, l’ordine di demolizione impartito dal giudice o dal Comune non si prescrive mai e può essere intimato anche al successivo acquirente dell’immobile (il quale, tuttavia, non è responsabile penalmente per l’abuso). È questo l’indirizzo sposato costantemente dalla giurisprudenza e, da ultimo, ribadito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. La stessa giurisprudenza ha anche chiarito, a beneficio del titolare della costruzione abusiva, che l’ordine di demolizione non può essere intimato se è in corso una richiesta di sanatoria. Con le nuove modifiche legislative, viene infine disposto un ordine di demolizione, partendo dalle violazioni più gravi ed evidenti o per reati di stampo mafioso o in una zona sottoposta a vincolo urbanistico, per poi finire a quelle meno importanti, con una sorta di condono per i piccoli e insignificanti abusi. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa prevedono legge e giurisprudenza in materia di demolizione di un abuso edilizio. Al termine dell’articolo elencheremo alcune delle più recenti e significative sentenze.

La costruzione in contrasto col piano regolatore non puoi mai essere sanata

Indice

Prescrizione dell’ordine di demolizione

Se il reato di abuso edilizio si prescrive nell’arco di 4 anni (5 se il colpevole riceve un avviso di garanzia) e, spirato questo termine, non è più possibile alcuna sanzione penale, al contrario l’ordine di demolizione non si prescrive mai. Il Comune o il giudice possono quindi impartire l’ordine di smantellare l’abuso in qualsiasi momento; non importa se, nel frattempo, il reato si è prescritto, se sono passati numerosi anni o se l’immobile è stato venduto e il nuovo acquirente non era al corrente della situazione di abuso (nel qual caso potrà far valere le sue ragioni nei confronti del venditore, del notaio e dell’agenzia immobiliare).

L’ordine di demolire un abuso edilizio non si prescrive mai

Sanatoria e sospensione dell’ordine di demolizione

L’autore di un abuso edilizio può ottenere la sospensione della demolizione se dimostra di aver già presentato la richiesta di sanatoria. La sanatoria può essere concessa solo a due condizioni:

  • che l’immobile non fosse in contrasto con il piano regolatore vigente al momento della realizzazione dell’opera abusiva;
  • che l’immobile non sia in contrasto con il piano regolatore in vigore al momento della presentazione della domanda di sanatoria, qualora mutato rispetto a quello valido all’atto della realizzazione dell’abuso.

Per accogliere l’istanza di revoca o sospensione dell’ordine di demolizione, il giudice deve valutare il possibile esito della domanda di sanatoria presentata, nel frattempo, dall’autore dell’abuso, nonché e i tempi di definizione del procedimento amministrativo per il rilascio della stessa. All’esito di tale analisi, il tribunale può sospendere l’ordine di demolizione «solo nella prospettiva di un rapido esaurimento» della procedura di rilascio della predetta sanatoria. Sul punto leggi l’articolo Abuso edilizio: posso impedire la demolizione con la sanatoria?

Ricordiamo che il permesso di costruire in sanatoria può essere richiesto fino alla scadenza:

  • del termine per il ripristino dello stato dei luoghi di novanta giorni dall’ingiunzione;
  • del termine stabilito dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza;
  • del termine fissato nella relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio;
  • comunque fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative.

Sospensione della demolizione per modifica del piano urbanistico

Secondo un orientamento della Cassazione [2], l’autore dell’abuso può chiedere una sospensione dell’ordine di demolizione in attesa di modifica del piano urbanistico. Ciò, almeno, quando si tratta di piccoli abusi, ossia di opere di modesta portata (come, ad esempio, un piccolo sottotetto, le tramezzature e la tamponatura di finestre). In questo modo chi vuol evitare la demolizione di un abuso edilizio potrebbe trovare gioco facile. Ma procediamo con ordine. Leggi sul punto Come evitare la demolizione di un abuso edilizio.

La suprema Corte ricorda che in caso di condanna per abuso edilizio, per aver cioè realizzato una costruzione senza permesso di costruire (ossia la vecchia «licenza edilizia», l’ordine di demolizione può essere revocato:

  • se la demolizione è già avvenuta,
  • se è statp rilasciato un permesso in sanatoria,
  • se il consiglio comunale ha stabilito che le opere vanno conservate in funzione di interessi pubblici prevalenti sugli interessi urbanistici [3].

Tuttavia, sostiene la Suprema Corte, la demolizione può sospesa anche in vista della imminente approvazione di una delibera comunale incompatibile con la demolizione. In pratica, la sospensione della demolizione non scatta solo se sono già presenti provvedimenti amministrativi incompatibili con essa, ma anche se vi è il semplice avvio di una procedura destinata poi ad evolversi in adozione di atti amministrativi incompatibili con il provvedimento demolitorio.

Motivazione dell’ordine di demolizione

La giurisprudenza ritiene che l’ordine di demolizione non debba essere motivato. È quindi valido se non vengono indicate le ragioni per cui il proprietario dell’opera è tenuto a rimuoverla.

Nuove regole e ordine di demolizione degli abusi più gravi

Con l’approvazione del nuovo ddl in materia di abusi edilizi vengono fissate regole unitarie su tutto il territorio nazionale per definire la priorità negli ordini di demolizione cui il pm deve attenersi nell’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali di condanna per illeciti edilizi.

In pratica una volta che il giudice ha emesso l’ordine di demolizione a seguito del reato di abuso edilizio, il Procuratore della Repubblica di ciascun Tribunale deciderà l’ordine di demolizione, dando precedenza alle seguenti situazioni:

  • immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico, idrogeologico, archeologico o storico artistico;
  • immobili che per qualunque motivo sono un pericolo per la pubblica o privata incolumità;
  • immobili nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa o di soggetti colpiti da misure prevenzione.

Al primo posto nelle demolizioni finiscono gli immobili non ultimati e quelli «non stabilmente abitati».

Al Prefetto spetta dare esecuzione agli ordini del Comune di demolizione.

Le nuove regole non incidono comunque su tutti gli aspetti elencati nel presente articolo. Sicché l’ordine di demolizione resta imprescrittibile e può essere inibito in caso di sanatoria.

Giurisprudenza in materia di demolizione di abusi edilizi

Consiglio di Stato, sez. III, 27/03/2017, n. 1386

La sanatoria di opere edilizie abusive può essere disposta in sede amministrativa solo nei casi previsti espressamente dalla legge, e cioè nei casi: a) di “condono”, già disposti in passato con leggi ad tempus, applicabili solo a manufatti abusivi realizzati entro una data prefissata dal legislatore e in presenza di specifiche e fondate domande degli interessati; b) in cui vi può essere il c.d. “accertamento di conformità” ai sensi dell’art. 36 del t.u. sull’edilizia; ove non sia applicabile questa tipologia di disposizioni, e non risulti accoglibile la relativa istanza dell’interessato, le opere realizzate senza titolo vanno demolite, con le conseguenze previste dalla legge; in altri termini l’ordinanza di demolizione del manufatto edilizio abusivo, anche se emessa a lunga distanza di tempo dalla realizzazione dell’opera, va motivata esclusivamente con il richiamo al carattere abusivo dell’opera realizzata, atteso che il lungo periodo di tempo, intercorrente tra la realizzazione dell’opera abusiva ed il provvedimento sanzionatorio, è circostanza che non rileva ai fini della legittimità di quest’ultimo, sia in rapporto al preteso affidamento circa la legittimità dell’opera (che il protrarsi del comportamento inerte del Comune avrebbe ingenerato nel responsabile dell’abuso edilizio), sia in relazione alla sussistenza in capo all’Amministrazione procedente di un ipotizzato ulteriore obbligo di motivare specificamente il provvedimento in ordine alla sussistenza dell’interesse pubblico attuale a far demolire il manufatto, ove si consideri che, di fatto, la lunga durata nel tempo dell’opera priva del necessario titolo edilizio ne rafforza il carattere abusivo.

T.A.R. Torino, (Piemonte), sez. I, 16/03/2017, n. 376

All’accertamento dell’abuso edilizio scaturisce con carattere vincolato l’ordine di demolizione che, per tale sua natura, non esige né una speciale motivazione sull’interesse pubblico (che è in re ipsa ), né la comparazione con quello del privato.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. IV, 13/03/2017, n. 1434

L’abusività di un’opera edilizia costituisce di per sé sola presupposto per l’applicazione della prescritta sanzione demolitoria, senza che sia necessaria una motivazione specifica sulle ragioni di interesse pubblico, né sull’astratta sanabilità dell’opera, né ancora sul contrasto dell’opera abusiva con gli strumenti urbanistici.

T.A.R. Torino, (Piemonte), sez. II, 08/03/2017, n. 321

Il semplice decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio che costituisce un illecito permanente non è di per sé idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento sulla conservabilità dell’intervento abusivo, se non nel caso in cui l’amministrazione, pur avendo avuto in tale lasso temporale oggettiva conoscenza dell’abuso, abbia tuttavia omesso di esercitare la dovuta azione repressiva e ripristinatoria .

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. III, 08/03/2017, n. 1351

L’Autorità urbanistica, nell’emettere una sanzione sotto il profilo urbanistico ed edilizio per l’abuso commesso, pur dovendo sempre espletare un’istruttoria adeguata anche relativamente all’epoca di edificazione (onde individuare il regime giuridico di riferimento), non deve fornire, quale condizione di legittimità per l’irrogazione della sanzione, (anche) prova certa dell’epoca di realizzazione dell’abuso, atteso che è posto in capo al proprietario (o al responsabile dell’abuso) ingiunto della demolizione l’onere di provare la risalenza dell’immobile ad epoca anteriore alla legge ponte n. 765 del 1967, che estese l’obbligo di previa licenza edilizia anche alle costruzioni realizzate al di fuori del perimetro del centro urbano. Un temperamento è ammesso nel caso in cui l’Amministrazione procedente ometta del tutto qualsivoglia riferimento cronologico in ordine alla realizzazione del manufatto e rimanga inerte in giudizio, nulla opponendo a un serio principio di prova contraria offerto dal ricorrente.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. III, 08/03/2017, n. 1351

L’ordine di demolizione, in quanto atto dovuto di natura vincolata trova giustificazione nella sola abusività dell’opera; dall’accertamento dell’abuso edilizio, infatti, scaturisce con carattere vincolato l’ordine di demolizione che per tale natura non esige né una speciale motivazione sull’interesse pubblico (che è in re ipsa ), né la comparazione con quello del privato.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. III, 06/03/2017, n. 1303

L’ordine di demolizione, al pari delle altre tipologie di provvedimenti sanzionatori in materia edilizia, è atto vincolato al constatato carattere abusivo dell’opera, tale da non richiedere alcuna specifica valutazione delle ragioni di interesse pubblico, anche in termini di concretezza ed attualità circa le esigenze di demolire. L’illecito edilizio ha carattere permanente e, in quanto tale, conserva siffatta natura con la conseguenza che l’interesse pubblico alla rimozione dell’abuso è in re ipsa senza che possa venire meno per effetto del decorso del tempo, aspetto che è stato soltanto dedotto ma non dimostrato dalla ricorrente per il caso specifico. Da ciò deriva che l’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è ovviamente recessivo rispetto all’interesse pubblico all’osservanza della normativa urbanistico – edilizia tesa al corretto e programmato uso del territorio.

T.A.R. Roma, (Lazio), sez. II, 02/03/2017, n. 3060

L’ordine di demolizione di un’opera abusiva, adottato in pendenza di una istanza di condono edilizio, è illegittimo perché in contrasto con l’art. 38, l. n. 47 del 1985, il cui disposto impone all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria. In altri termini, risulta in evidente che, in seguito all’inoltro di una domanda di condono, diretta a regolarizzare un abuso edilizio, sussiste l’obbligo per l’Amministrazione di pronunciarsi previamente – ossia, prima di impartire misure repressive dell’abuso stesso – sulla condonabilità o meno dell’opera edilizia abusiva oggetto della domanda in questione mediante, peraltro, l’adozione di un provvedimento espresso, in linea con il disposto dell’art. 35 comma 1, l. n. 47 del 1985, il quale – imponendo la notificazione del diniego al richiedente – chiaramente esclude qualsiasi possibilità di configurare un eventuale provvedimento di demolizione in termini di implicito rigetto della domanda di condono.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), sez. I, 02/03/2017, n. 112

In presenza di un nuovo piano dell’edificio reso oggettivamente suscettibile di uso abitativo, non può esigersi che il Comune verifichi l’eventuale pregiudizio derivante dalla demolizione delle opere abusive rispetto al manufatto esistente e la possibilità di irrogare una mera sanzione pecuniaria. Infatti, la richiamata facoltà è prevista unicamente per gli interventi realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire, quindi relativamente a fattispecie diverse dal caso in esame. Per gli interventi eseguiti in totale difformità o con variazioni essenziali, il capoverso dell’art. 31 del d.P.R. 380/2001 non prevede una simile alternativa, disponendo che “Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l’esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3”. In altri termini, nello schema giuridico delineato dall’art. 31 del d.P.R. 380/2001, non vi è spazio per apprezzamenti discrezionali, atteso che l’esercizio del potere repressivo dell’abuso edilizio costituisce atto dovuto, per il quale è “in re ipsa” l’interesse pubblico alla sua rimozione.

T.A.R. Latina, (Lazio), sez. I, 23/02/2017, n. 110

È illegittima l’ordinanza con cui il Comune intima il pagamento della sanzione pecuniaria prevista dall’articolo 15, l.r. Lazio l.r. 11 agosto 2008 n. 15 nel caso di inottemperanza all’ordine di demolizione delle opere edilizie, qualora risulti che l’accertamento della inottemperanza sia avvenuto successivamente al termine di 90 giorni dall’ordine dei demolizione, decorso il quale si verifica automaticamente l’acquisizione gratuita in capo al comune e la correlativa perdita di titolarità ope legis degli immobili con la conseguente impossibilità di attuare la demolizione; invero, la sanzione pecuniaria introdotta dalla l.r. n. 15, cit. non è dettata per sanzionare di per sé gli abusi edilizi, essendo tale funzione svolta dall’ordinanza di demolizione, ma per sanzionare il comportamento omissivo di inottemperanza all’ordine di demolizione, con la conseguente irrilevanza del momento di commissione dell’abuso edilizio, dovendosi avere riguardo unicamente all’arco temporale dei novanta giorni di inottemperanza.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna), sez. II, 23/02/2017, n. 126

In materia di repressione di abusi edilizi, deve ritenersi che un obbligo di una specifica motivazione e valutazione delle ragioni d’interesse pubblico concrete e attuali alla demolizione possa eventualmente configurarsi solamente nell’ipotesi di un lungo lasso di tempo trascorso dalla conoscenza, da parte dell’amministrazione preposta alla vigilanza, della commissione dell’abuso edilizio, unitamente al protrarsi dell’inerzia da parte della medesima amministrazione.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. III, 06/02/2017, n. 749

La presentazione di un’istanza di condono edilizio successivamente all’emanazione delle ordinanze di demolizione ed eventuali atti repressivi consequenziali rileva sul piano processuale – quale conseguenza dei suoi effetti sostanziali – e rende inefficace tali provvedimenti e, quindi, improcedibile l’impugnazione proposta avverso gli stessi per sopravvenuta carenza di interesse, in quanto una nuova valutazione provocata dall’istanza comporterà la necessaria formazione di un nuovo provvedimento (di accoglimento o di rigetto) che vale comunque a superare il provvedimento oggetto di impugnativa, in tal modo spostandosi l’interesse del responsabile dell’abuso edilizio dall’annullamento del provvedimento già adottato all’eventuale annullamento del provvedimento di rigetto.

T.A.R. Bari, (Puglia), sez. III, 23/01/2017, n. 31

In tema di abuso edilizio, resta in capo al proprietario (o al responsabile dell’abuso), assoggettato a ingiunzione di demolizione, l’onere di provare il carattere risalente del manufatto della cui demolizione si tratta con riferimento a epoca anteriore alla c. d. legge “ponte” n. 761 del 1967, con la quale l’obbligo di previa licenza edilizia venne esteso alle costruzioni realizzate al di fuori del perimetro del centro urbano.

T.A.R. Venezia, (Veneto), sez. II, 18/01/2017, n. 45

Nel caso in cui tra la commissione dell’abuso edilizio e l’irrogazione delle misure sanzionatorie e repressive sia stato dichiarato fallito il proprietario dell’immobile abusivo, l’ordine di demolizione può essere legittimamente rivolto anche alla curatela fallimentare che è nelle condizioni di eseguirla, in quanto, anche se non ha realizzato l’abuso, è tuttavia la detentrice dell’immobile di cui ha la materiale disponibilità ed è nelle condizioni di poter restaurare il corretto assetto urbanistico del territorio.

T.A.R. Milano, (Lombardia), sez. II, 09/01/2017, n. 37

L’illecito edilizio ha carattere permanente, che si protrae e che conserva nel tempo la sua natura e l’interesse pubblico alla repressione dell’abuso è in re ipsa. L’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è necessariamente recessivo rispetto all’interesse pubblico all’osservanza della normativa urbanistico – edilizia e al corretto governo del territorio. Non sussiste alcuna necessità di motivare in modo particolare un provvedimento con il quale sia stata ordinata la demolizione di un manufatto, quando sia trascorso un lungo periodo di tempo tra l’epoca della commissione dell’abuso e la data dell’adozione dell’ingiunzione di demolizione, poiché l’ordinamento tutela l’affidamento solo qualora esso sia incolpevole, mentre la realizzazione di un’opera abusiva si concretizza in una volontaria attività del costruttore contra legem. Non può ammettersi cioè un affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione di fatto abusiva.

Consiglio di Stato, sez. IV, 14/12/2016, n. 5262

In materia di edilizia, è sufficientemente motivato il provvedimento che, a fronte di un abuso edilizio, ne ordina la demolizione con richiamo al verbale di sopralluogo dei tecnici comunali dato che il provvedimento sanzionatorio in materia edilizia ha natura del tutto vincolata giacché è conseguente ad un accertamento tecnico della consistenza delle opere abusive realizzate; inoltre il verbale redatto e sottoscritto dagli agenti e dai tecnici del Comune a seguito di sopralluogo, attestante l’esistenza di manufatti abusivi, costituisce atto pubblico, fidefaciente fino a querela di falso, ai sensi dell’art. 2700 c.c., delle circostanze di fatto in esse accertate sia relativamente allo stato di fatto e sia rispetto allo status quo ante.

Consiglio di Stato, sez. VI, 13/12/2016, n. 5256

Non sussiste alcuna necessità di motivare in modo particolare un provvedimento col quale sia stata ordinata la demolizione di un manufatto, quando sia trascorso un lungo periodo di tempo tra l’epoca della commissione dell’abuso e la data dell’adozione dell’ingiunzione di demolizione, poiché l’ordinamento tutela l’affidamento solo qualora esso sia incolpevole, mentre la realizzazione di un’opera abusiva si concretizza in una volontaria attività del costruttore «contra legem». Non può ammettersi cioè un affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione di fatto abusiva. Colui che realizza un abuso edilizio non può dolersi del fatto che l’Amministrazione lo abbia prima in un certo qual modo avvantaggiato, adottando solamente a notevole distanza di tempo i provvedimenti repressivi dell’abuso non sanabile.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. VI, 02/12/2016, n. 5565

Presupposto per l’adozione dell’ordine di demolizione di opere abusive è soltanto la constatata esecuzione di un intervento edilizio in assenza del prescritto titolo abilitativo, con la conseguenza che, essendo tale ordine un atto dovuto, esso è sufficientemente motivato con l’accertamento dell’abuso, e non necessita di una particolare motivazione in ordine all’interesse pubblico alla rimozione dell’abuso stesso, che è in re ipsa, consistendo nel ripristino dell’assetto urbanistico violato, e alla possibilità di adottare provvedimenti alternativi.

T.A.R. Napoli, (Campania), sez. VI, 25/11/2016, n. 5486

L’onere di fornire la prova dell’epoca di realizzazione di un abuso edilizio incombe sull’interessato e non sull’Amministrazione, che – in presenza di un’opera edilizia non assistita da un titolo edilizio che la legittimi – ha solo il potere – dovere di sanzionarla ai sensi di legge e di adottare, ove ricorrano i presupposti, il provvedimento di demolizione.

Consiglio di Stato, sez. IV, 24/11/2016, n. 4943

Constatata l’esistenza di un abuso edilizio, l’ordine di demolizione è atto vincolato, che non richiede alcuna specifica valutazione di ragioni d’interesse pubblico concrete e attuali alla demolizione, né comparazione con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, non essendo configurabile alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione d’illecito permanente, che il tempo non può legittimare in via di fatto.

T.A.R. Lecce, (Puglia), sez. III, 11/11/2016, n. 1708

L’ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario attuale, anche se non responsabile dell’abuso, in considerazione del fatto che l’abuso edilizio costituisce un illecito permanente e che l’adozione dell’ordinanza, di carattere ripristinatorio, non richiede l’accertamento del dolo o della colpa del soggetto interessato.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), sez. I, 07/11/2016, n. 691

Non sussiste alcuna necessità di motivare in modo particolare un provvedimento col quale sia stata ordinata la demolizione di un manufatto, quando sia trascorso un lungo periodo di tempo tra l’epoca della commissione dell’abuso e la data dell’adozione dell’ingiunzione di demolizione, poiché l’ordinamento tutela l’affidamento solo qualora esso sia incolpevole, mentre la realizzazione e il consapevole mantenimento in loco di un’opera abusiva si concretizza in una volontaria attività del privato contra legem. La repressione degli abusi edilizi costituisce, peraltro, attività vincolata non soggetta a termini di decadenza o di prescrizione, cosicché la misura repressiva può intervenire in ogni tempo, anche a notevole distanza dall’epoca della commissione dell’abuso. L’illecito edilizio ha carattere permanente e conserva nel tempo la sua natura, cosicché l’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è necessariamente recessivo rispetto all’interesse pubblico all’osservanza della normativa urbanistico-edilizia e al corretto governo del territorio.

T.A.R. Lecce, (Puglia), sez. III, 04/11/2016, n. 1653

Il proprietario incolpevole di abuso edilizio commesso da altri, che voglia sfuggire all’effetto sanzionatorio di cui all’art. 31, t.u. dell’edilizia della demolizione o dell’acquisizione come effetto della inottemperanza all’ordine di demolizione, deve provare di aver intrapreso iniziative che, oltre a rendere palese la sua estraneità all’abuso, siano però anche idonee a costringere il responsabile dell’attività illecita a ripristinare lo stato dei luoghi nei sensi e nei modi richiesti dall’Autorità amministrativa; perché vi siano misure concretanti le azioni idonee ad escludere l’esclusione di responsabilità o la partecipazione all’abuso effettuato da terzi, prescindendo dall’effettivo riacquisto della materiale disponibilità del bene, è necessario un comportamento attivo, da estrinsecarsi in diffide o in altre iniziative di carattere ultimativo nei confronti del conduttore al fine di evitare l’applicazione di una norma che, in caso di omessa demolizione dell’abuso, prevede che l’opera abusivamente costruita e la relativa area di sedime siano, di diritto, acquisite gratuitamente al patrimonio del Comune, non bastando invece a tal fine un comportamento meramente passivo di adesione alle iniziative comunali.


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