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Lo sai che? La polizia ti può fermare se vai con una escort?

Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

La domanda che molti si pongono è il punto di partenza ideale per un approfondimento su uno dei temi di più scottante attualità.

Argomento spinosissimo ma sempre di incredibile attualità, la prostituzione rappresenta uno dei temi più scottanti da affrontare: non solo per i risvolti sociali ma anche (e soprattutto) per quelli più strettamente giuridici. È legale la prostituzione? Cosa rischia chi frequenta una prostituta? La polizia ti può fermare se vai con una escort? Facciamo chiarezza.

La prostituzione in Italia: la legge Merlin

Come già ricordato su questo portale da altri autori (leggi l’articolo Andare a prostitute è legale?), la prostituzione non è reato; lo è, invece, il suo favoreggiamento e sfruttamento. La legge che punisce queste condotte risale al 1958 (la nota legge Merlin) [1] ed è tuttora in vigore. Con tale provvedimento lo Stato intese perseguire due fondamentali obiettivi: l’abolizione delle cosiddette case chiuse (o case di tolleranza); l’incriminazione delle condotte che sfruttano la sessualità altrui e riconducono la vittima ad uno stato di asservimento. Il lenocinio (cioè, lo sfruttamento della prostituzione) è punito in tutte le sue forme: dal “reclutamento” (così si esprime la legge) di una persona al fine di farla prostituire o di facilitarne la prostituzione, all’induzione al meretricio al di fuori del proprio Comune di residenza o, addirittura, all’estero, passando per la concessione in locazione di un proprio immobile a scopo di esercizio della prostituzione. La tutela è, quindi, totale: la legge erge un muro intorno alla donna, incriminando ogni tipo di condotta, anche semplicemente induttiva o agevolativa, che possa favorirne il mercimonio. La pena è la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 258 a euro 10.329, oltre alla confisca e alla perdita della licenza nel caso in cui il reo sia proprietario o amministratore di un locale (albergo, bar, circolo, sala da ballo, ecc.) nel quale ha favorito o addirittura gestito la prostituzione. Le pene sono raddoppiate se il fatto è stato commesso con violenza, minaccia o inganno, oppure ai danni di persona inferma; se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore; se al reo la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia; se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d’impiego; se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, se è commesso ai danni di più persone o ai danni di un tossicodipendente.

Allo stesso tempo, però, le mura erette a protezione della sfera sessuale della vittima lasciano al di fuori di esse una serie di condotte che rimangono, pertanto, perfettamente lecite. Prostituirsi è legale. Non lo è se indotti o forzati a farlo; in questo caso, però, le conseguenze penali graveranno solamente sullo sfruttatore: la prostituta e il suo “cliente” non rischieranno nulla. O quasi.

Atti osceni

A seguito della depenalizzazione approvata nel 2016 [2], non costituiscono più reato gli atti osceni in luogo pubblico, ossia le condotte offensive della normale verecondia compiute in un luogo esposto al pubblico o comunque facilmente visibile (classico esempio, la consumazione di un rapporto sessuale in un luogo poco appartato) [3]. Per tale comportamento è prevista ora solo la sanzione amministrativa consistente in una multa che può variare da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 30.000. D’accordo anche la Corte di Cassazione, secondo cui intrattenere rapporti sessuali in pubblica via non costituisce più reato [4]. Permane il reato, invece, se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se v’è il pericolo che questi assistano: in questo caso si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi. Non commette nemmeno più reato la prostituta che va in giro vestita succintamente o con abiti che possano offendere il decoro pubblico: anche a tale condotta si applicherà la semplice sanzione amministrativa. Oggetto di depenalizzazione sono state anche le pubblicazioni e gli spettacoli osceni [5]: la sanzione amministrativa è compresa tra un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 50.000. Non sono sfuggiti alla scure della depenalizzazione neanche gli atti contrari alla pubblica decenza [6], puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 10.000.

La legge Merlin, a completamento del quadro tracciato sulla prostituzione, fa esplicito divieto a tutte le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa di procedere a forme dirette o indirette di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, o di obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici; ugualmente, è vietato munire dette donne di documenti speciali. In linea con lo spirito della legge, l’intento è quello di evitare qualsiasi misura che possa in qualche modo marchiare chi esercita la prostituzione, attività tanto discussa quanto legale.

Effetti collaterali

Se dal punto di vista penalistico sembra filare tutto liscio (ancor più dopo la pulizia operata dalla depenalizzazione del 2016), alcune condotte “di contorno” potrebbero comunque far incorrere il cliente in qualche conseguenza legale. Accade spesso di leggere, anche sui social network o sui forum di discussione, di persone che sono state fermate e multate dalla polizia mentre erano in compagnia di una peripatetica. Ebbene, una delle condotte sanzionabili può essere quella di intralcio al traffico: il codice della strada punisce con una multa il conducente che ferma il proprio autoveicolo a bordo strada arrecando intralcio alla circolazione [7]. Non pochi sindaci, per combattere il fenomeno della prostituzione nei propri Comuni, hanno utilizzato questo metodo per dissuadere i clienti abituali che facevano salire a bordo delle proprio auto le lucciole di strada. Ancora, dal punto di vista squisitamente civilistico, il contratto stipulato con una escort avente ad oggetto, come controprestazione, la sua prestazione sessuale, è radicalmente nullo per illiceità della causa [8]. Al di là dei profili di responsabilità penale ravvisabili, il contratto di locazione stipulato dal locatore e dal conduttore con l’intenzione, comune ad entrambi, di destinare l’appartamento a casa di appuntamenti è anch’esso nullo per il comune motivo illecito [9]. Per chi si prostituisce, poi, sorgono problemi di natura fiscale, per i quali si rimanda all’articolo Escort: da oggi pagheranno le tasse.

 

La polizia può fermare chi frequenta le escort?

La risposta è diretta conseguenza di quello che finora si è detto: poiché la prostituzione non costituisce reato, le autorità di pubblica sicurezza non possono fermare il cliente della escort. Con dei distinguo. Va detto, infatti, che spesso chi preleva dalla strada una prostituta è solito poi riaccompagnarla là dove l’ha incontrata. Di conseguenza, le autorità potrebbero pensare che il conducente, anziché cliente, sia uno sfruttatore; secondo la Corte di Cassazione, infatti, chi accompagna regolarmente una prostituta sul luogo di lavoro incorre nel reato di favoreggiamento della prostituzione, indipendentemente dal fine di lucro personale dell’agente [10]. Questo spiega perché può capitare che gli agenti chiedano spiegazioni: l’intento è quello di capire se il fermato abbia commesso qualche reato e, nel caso contrario, se è possibile risalire allo sfruttatore.

Lo stesso discorso vale per le escort, termine di origine anglosassone utilizzato un po’ per ingentilirne la professione, un po’ per indicare uno specifico tipo di prostituta di alto bordo che funge da accompagnatrice. Sebbene le escort, in linea di massima, esercitino in abitazioni private e non per strada, normalmente il luogo del meretricio è noto, soprattutto se la pretty woman pubblicizza la sua attività. Sono numerosi, infatti, i siti internet che consentono a prostitute e clienti di conoscersi e di fissare incontri. La risonanza di alcune escort fa sì che sia ben noto il luogo di appuntamenti. Pertanto, all’uscita dalla dimora può capitare di essere fermati da agenti in borghese. Anche in questo caso, l’intento è quello di capire se trattasi di cliente o sfruttatore, e se si ravvisino profili di responsabilità in capo ad altre persone (ad esempio, favorisce la prostituzione il locatore che, a conoscenza dell’utilizzo che verrà fatto del proprio locale, fitta l’abitazione ad un canone molto elevato per trarne profitto). Non è da escludere, poi, che le abitazioni private vengano gestite da maîtresse: in questa evenienza, come sopra ricordato, si configura appieno il delitto di sfruttamento.

Detto ciò, chi si accompagna ad escort o frequenta prostitute, non commettendo alcun reato, non può essere segnalato dalla polizia, né gli possono essere chieste le generalità, i documenti o i dati personali; non può essere oggetto di interrogatorio, né essere condotto in questura.

Prostituzione minorile

Se la prostituzione non è reato, lo è, al contrario, quella minorile. Il codice penale punisce con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto; favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto [11]. Fin qui, la norma non fa altro che specificare, inasprendo le pene, il reato di sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione contenuto nella legge Merlin. La disposizione, però, prosegue, punendo anche chi intrattiene un rapporto sessuale con la prostituta minorenne. L’articolo in commento, infatti, sanziona con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000 chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche se solo promessi e poi non dati. Dunque, la prostituzione minorile è reato, ed è passibile di pena non solo lo sfruttatore, ma anche il cliente.

note

[1] Legge n. 75/1958 del 20 febbraio 1958.
[2] D.lgs. n. 7/2016 e n. 8/2016 pubblicati in Gazz. Uff. del 24.01.2016.
[3] Art. 527 cod. pen.
[4] Cass., sent. n. 41731/2016 del 05.10.2016.
[5] Art. 528 cod. pen.
[6] Art. 726 cod. pen.
[7] Art. 157 Codice della Strada.
[8] Art. 1343 cod. civ.
[9] Art. 1345 cod. civ.
[10] Cass., sent. n. 28212/2016 del 28.01.2016.
[11] Art. 600-bis cod. pen.


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1 Commento

  1. Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.

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