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Cosa fare per vendere come hobbista

24 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 agosto 2017



Ecco le principali regole per vendere le proprie creazioni senza avere problemi con il fisco.

In Italia non esiste una disciplina generale che regolamenti la figura e l’attività dell’hobbista, rimandando la legge alle varie specifiche disposizioni regionali [1].

Cerchiamo allora di vedere quali sono le principali caratteristiche di questa attività amatoriale e gli adempimenti che l’hobbista deve rispettare per essere in regola con il fisco.

L’hobbista è innanzitutto tale in presenza dei seguenti tre requisiti:

  • creazione, baratto o vendita di cose frutto del proprio ingegno, fatte a mano, non “in serie” e di valore non superiore ai 250 euro (in alcune regioni il valore è ridotto a 100 euro).
  • svolgimento dell’attività creativa in modo occasionale, saltuario e amatoriale.
  • ricavato dalla vendita degli oggetti creati non superiore ai 5.000 euro l’anno.

Prima di esporre e vendere, è importante essere in possesso dei seguenti documenti, da mostrare in caso di controllo:

  • dichiarazione sostitutiva di Atto di Notorietà, cioè un’autodichiarazione detta anche Denucia di Inizio Attività, in cui si dichiara “di esercitare l’attività di esposizione e vendita di proprie opere dell’ingegno a carattere creativo senza necessità di autorizzazione amministrativa secondo quanto disposto dell’art.4 comme II lettera H del D.L.31-03-1998nr114
  • tesserino degli hobbisti, richiesto però solo in alcune regioni [2].
  • eventuali documenti e permessi richiesti dal comune. 

Una valida alternativa alla vendita nei mercatini è la formula dei temporary shop, negozi temporanei, che restano aperti per meno di 30 giorni all’anno, per i quali gli adempimenti amministrativi e fiscali sono molto ridotti.

L’hobbista non è tenuto all’iscrizione presso la Camera di Commercio, nè all’apertura di Partita Iva.

L’hobbista non ha inoltre l’obbligo di rilasciare ricevuta o scontrino fiscale, quando lo scambio avviene tra privati.

Se, invece, la vendita avviene tra l’hobbista e un committente con partita Iva, il primo dovrebbe rilasciare una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto (una trattenuta fiscale) pari al 20% del compenso. Su tale ricevuta deve essere applicata una marca da bollo di 2,00 euro se l’importo supera 77,47 euro e deve essere indicato anche l’importo di eventuali rimborsi spese (esenti da Iva e contributi, ma soggetti ad eventuale ritenuta d’acconto) cui il lavoratore occasionale ha diritto (ad esempio, spese di viaggio, vitto e alloggio).

L’hobbista deve sempre conservare le ricevute emesse, necessarie per attestare l’avvenuto pagamento in denaro ed utili talvolta in sede di dichiarazione dei redditi.

Per sapere dove e quando si svolgono i mercatini, l’hobbista si può informare presso il Comune, la proloco del  paese, nei vari siti internet che si occupano di manifestazioni e mercatini, oppure presso le associazioni culturali presenti nella propria zona, o prendendo informazioni da altri hobbisti che già hanno esperienza.

Si ricorda inoltre di chiedere agli organizzatori del mercatino a cui si vuole partecipare se c’è da pagare una quota per l’occupazione del suolo e l’illuminazione e soprattutto quanto costa e cosa comprende.

note

[1] Art. 28, D. Lgs. n. 114 del 31.03.1998

[2] Si veda ad esempio la Legge regionale Emilia-Romagna n. 4/2013, in base alla quale: “gli hobbisti non possono vendere, barattare, proporre o esporre più di un oggetto con un prezzo superiore a 100 euro. Per prendere parte ai mercatini gli hobbisti devono richiedere al proprio Comune di residenza, previo pagamento di 200 euro, un tesserino che consente la partecipazione a dieci manifestazioni all’anno, per un massimo di due anni nell’arco di ogni quinquennio

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