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Università gratis con reddito basso ed esami in regola

6 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2017



Chi ha un reddito Isee inferiore a 13mila euro non paga le tasse universitarie. Sconti sotto i 30mila euro. Ma quanto costa mandare un figlio all’università?

L’idea di mandare un figlio all’università fa venire i brividi alle famiglie meno abbienti. L’idea di non mandarli per colpa dei soldi, le fa sentire ancor peggio. Da quest’anno, però, gli studenti che appartengono ai nuclei con redditi bassi possono coronare il loro sogno di frequentare un ateneo pubblico senza mandare all’aria il bilancio familiare. Se il reddito Isee non supera i 13.000 euro, per loro l’iscrizione all’università sarà gratuita. Ci sarà da pagare solo l’imposta regionale ed il bollo. L’importante, però (ad esclusione ovviamente delle matricole), è che siano a posto con gli esami: essere fuori corso, infatti, non darà diritto all’agevolazione.

Vediamo.

Università gratis per chi

Dunque, secondo le nuove disposizioni contenute nella Legge di bilancio, le matricole che vivono in una famiglia con un reddito Isee entro i 13.000 euro possono iscriversi all’università gratis. Dovranno pagare solo 140 euro di imposta regionale di diritto allo studio e 16 euro di bollo. Questo significa per un risparmio tra i 300 ed i 500 euro rispetto agli anni precedenti per circa 600mila famiglie.

Università gratis non solo il primo anno, a patto che gli studenti si diano da fare. Dal secondo anno in poi, infatti, oltre al tetto dell’Isee verrà richiesto ai ragazzi di essere in corso: devono aver ottenuto entro il 10 agosto del primo anno almeno 10 crediti formativi. Dal terzo anno in poi, servono almeno 25 crediti nei 12 mesi che precedono il 10 agosto.

Non dovrà pagare tasse o contributi (a prescindere dal reddito) chi è iscritto ad un dottorato di ricerca senza una borsa di studio.

Università meno cara con Isee entro i 30.000 euro

Chi ha un reddito Isee superiore ai 13.000 euro ma inferiore a 30.000 euro può beneficiare di sconti sull’iscrizione all’università, purché gli studenti siano in regola con gli esami. Dovranno pagare un massimo del 7% sulla quota di Isee che supera i 13.000 euro. La quota può arrivare al 50% (partendo da un minimo di 200 euro) se lo studente è fuori corso da più di un anno.

Quanto costa l’università

Come abbiamo visto, dunque, c’è la possibilità di frequentare l’università gratis con reddito basso ed esami in regola. Ma chi ha un reddito oltre il tetto che consente agevolazioni e sconti, quanto spende per mandare un figlio all’università?

Le facoltà più care in Italia sono – nell’ordine – medicina, ingegneria, architettura e farmacologia. Ma come si calcola quanto costa l’università pubblica?

In cima alla lista dei costi ci sono le tasse universitarie. Per più della metà di chi frequenta atenei pubblici significa un esborso di almeno 1.000 / 1.200 euro l’anno. Ma si arriva a 3.000 euro, ad esempio, alla facoltà di medicina della Statale di Milano.

Ci sono, poi, i libri di testo: siamo sui 400 euro l’anno. A meno che non si trovino usati (evitare le fotocopie: è illegale).

Non è irrilevante nemmeno la spesa del trasporto pubblico. Qui, ovviamente, dipende da quanto si è lontani dalla facoltà, se si deve utilizzare soltanto il trasporto urbano oppure ci si ha bisogno anche del treno. Sono almeno sette abbonamenti mensili ogni anno, senza considerare i singoli biglietti per andare a sostenere gli esami quando non si frequentano le lezioni. Facile superare i 400 euro (ma c’è chi arriva a 700 euro come niente se abita a una quarantina di chilometri dall’università).

A tutto ciò si aggiungono le spese, per così dire, spicciole: il caffè, il pranzo, le fotocopie, la cancelleria. Spicci che, sommati durante tutto l’anno, arrivano a diverse centinaia di euro.

Altra tegola: l’affitto fuori sede. Se il figlio deve frequentare una facoltà in una città lontana, dove non vale la pena fare il pendolare perché troppo costoso o troppo impegnativo in termini di tempo, non resta che trovargli una stanza, possibilmente vicino all’università per evitare ulteriori costi di trasporto. Qui, a seconda delle città, si parte da un minimo di 250/300 euro per un buco con letto e armadio. Certo, sono spese che si possono detrarre finché il ragazzo resta nel nucleo familiare, ma che, intanto, bisogna tirar fuori 12 mesi all’anno.

note

Autore immagine: 123rf.com

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