HOME Articoli

Lo sai che? Nome del sito uguale a un marchio: è legale?

Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

Si può aprire un sito con lo stesso nome di un marchio registrato se i servizi sono diversi.

Si chiama «domain name», ossia «nome a dominio» (o più semplicemente «dominio») e indica il nome – e, di conseguenza anche l’indirizzo – di un sito internet. La scelta spetta al titolare: chi apre un blog, un portale, una piattaforma di servizi o qualsiasi altro sito, ne sceglie il nome così come si fa alla nascita di un figlio. Il dominio è quindi una sorta di insegna di negozio, che identifica lo spazio web e lo distingue da tutti gli altri. Ma è possibile usare come nome di sito, quello di un prodotto già esistente e, magari, noto? Che succede se il nome del sito è uguale a un marchio registrato? La risposta è stata fornita da una recente sentenza della Cassazione [1], segno di come anche il diritto si stia evolvendo ai nuovi strumenti di comunicazione e informazione.

Prima però di chiarire se è legale dare a un sito lo stesso nome di un marchio famoso facciamo una premessa. La legge sui marchi [2] tutela i nomi delle aziende e dei prodotti dalle contraffazioni solo se:

  • tra l’originale e la “copia” vi è una sostanziale identità tale da ingenerare confusione nel mercato; non basterebbe il cambio di una semplice vocale o consonante quando tra i nomi vi è ugualmente assonanza. Ad esempio sarebbe illegittimo l’uso del nome Calvin Clen, piuttosto che Calvin Klein
  • se i due si rivolgono allo stesso mercato. Quindi prodotti completamente diversi con lo stesso nome possono convivere perché non vi è alcun rischio che il consumatore possa pensare che si tratti della stessa azienda. Nessuno potrebbe infatti pensare che lo spumante Ferrari provenga dalla omonima casa automobilistica.

Allo stesso modo è legittimo registrare un sito – e quindi un domain name – con il nome di un marchio già noto se l’attività svolta dal proprietario dello spazio web è completamente diversa da quella del titolare del marchio. Considerato poi che, per ragioni tecniche, due siti non possono mai avere lo stesso indirizzo (cosiddetto url), “chi prima arriva meglio alloggia” e il secondo dovrà trovare una variante al proprio nome. Così, per tornare all’esempio precedente, è legittimo il sito internet ferrari.com per indicare la casa automobilistica, mentre le cantine di Ferrari si sono dovute accontentare di ferraritrento.it.

Nella sentenza in commento la Cassazione ribadisce proprio questi principi: il titolare del marchio registrato prima non può vietare l’uso del dominio, se non c’è rischio di confondere i prodotti o i servizi. L’uso del nome a dominio va considerato illecito quando c’è solo la possibilità che il pubblico associ il titolare del sito al titolare del marchio già registrato, rendendo di fatto impossibile per quest’ultimo utilizzare il brand originario su Internet.

Il titolare del brand originario non può far valere alcun automatismo nel vietare il diritto all’uso del nome a dominio. Sarà il giudice a decidere, basandosi non solo sull’identità dei segni e sulla loro confondibilità ma anche su identità e confondibilità dei prodotti, esclusa nel caso esaminato.

note

[1] Cass. sent. n. 20189/17.

[2] L. n. 929/1942 successivamente sostituita dal Codice della proprietà industriale (Dlgs 30/2005).


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI