HOME Articoli

Lo sai che? Lavoro in nero: per le dimissioni va dato il preavviso?

Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2017

Posso licenziarmi dall’azienda dove lavoro in nero senza dare preavviso visto che non sono mai stato denunciato? Ho paura che il datore non mi paghi l’ultimo stipendio.

Il dipendente che si “licenzia” dall’azienda deve dare il preavviso, termine stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria. Il dipendente può anche scegliere di non dare il preavviso e smettere subito di lavorare, non recandosi più in azienda; in tal caso, però, dall’ultima retribuzione o dal Tfr gli verrà scalato un importo (cosiddetta «indennità di preavviso») volto a risarcire il datore del danno conseguente alla necessità di rimpiazzarlo nel più breve tempo possibile. Ma che succede in caso di lavoratore irregolare? In altri termini, in caso di lavoro in nero, per le dimissioni va dato il preavviso? Lo scopriremo in questo breve articolo.

 

Se il dipendente se ne va dall’oggi al domani senza preavviso

Per comprendere meglio la questione facciamo un esempio. Immaginiamo un lavoratore con mansioni di addetto alle vendite in un piccolo negozio. Dall’oggi al domani smette di recarsi al lavoro perché ciò che fa non gli piace più. Comunica questa sua intenzione con un sms e con lo stesso chiede che gli vengano pagati gli ultimi due mesi sui quali il datore è in arretrato. Il datore non ha modo di sostituirlo nel breve periodo e, non potendo egli stesso recarsi al negozio, è costretto a chiudere l’attività per qualche giorno in attesa di provvedere alla nuova assunzione; nello stesso tempo, decide di non pagare al dipendente l’ultimo stipendio, trattenendo la somma a titolo di risarcimento per il danno che questi gli ha procurato. Il lavoratore così intraprende una causa per ottenere il pagamento delle retribuzioni residue; il datore si oppone e chiede, a sua volta il pagamento di una indennità di mancato preavviso. Chi dei due la spunta?

Il dipendente in nero ha diritto agli arretrati

Quando il dipendente è irregolare, ossia “in nero” – perché non denunciato agli uffici competenti – il rapporto di lavoro si considera comunque produttivo di effetti per il lavoratore, che può accampare tutte le pretese che gli spetterebbero qualora invece fosse stato assunto. Egli ha quindi diritto alla retribuzione, al tfr, ai contributi, agli straordinari (cosa che certamente richiede l’intervento del giudice in una causa), ed anche al rispetto della normativa sulla prevenzione degli infortuni e sulle malattie professionali. Nell’ambito del diritto del lavoro vale infatti il cosiddetto «principio dell’effettività»: non conta quello che è stato scritto sulla carta, ma come si è di fatto atteggiato il rapporto tra il datore e il lavoratore. Per cui a quest’ultimo, anche in assenza di un contratto, si applica il Ccnl che si sarebbe applicato in caso di lavoro regolare. Sulla base del contratto collettivo si calcolano le retribuzioni che gli spettano e si verifica se quelle effettivamente erogate sono in linea con quelle previste dalla legge. Il fatto, quindi, che un lavoratore sia “a nero” non pregiudica il suo diritto a ottenere il versamento delle buste paga, il tfr, le varie indennità previste dalla normativa.

Il datore di lavoro ha diritto al preavviso?

Se è vero che al dipendente in nero spettano comunque i diritti di qualsiasi altro lavoratore nei confronti del datore di lavoro, non è però vero il contrario: il datore cioè non ha gli stessi diritti nei confronti del dipendente che gli competerebbero qualora quest’ultimo fosse stato denunciato. Ivi compreso il diritto al preavviso in caso di dimissioni. Si parla, a riguardo, di nullità relativa che opera solo contro una parte (in questo caso il datore) e non dell’altra (in questo caso il lavoratore, che potrà far valere i diritti che gli sarebbero spettati se il contratto fosse stato regolare). Quindi il datore di lavoro non ha diritto al preavviso in caso di dimissioni del lavoratore in nero. Quest’ultimo a sua volta mantiene il diritto alle ultime retribuzioni senza dover corrispondere l’indennità di preavviso o qualsiasi altro risarcimento, benché abbia lasciato il posto dall’oggi al domani.

Ma quale datore di lavoro potrebbe mai fare causa al dipendente in nero? Sarebbe come autodenunciarsi. E difatti, in giurisprudenza, non si registrano molte sentenze sul tema. Una possibilità potrebbe porsi nel caso dell’esempio prima citato: se il dipendente intraprende una causa contro l’azienda per il pagamento di stipendi e contributi, il datore potrebbe a sua volta chiedere l’indennizzo da mancato preavviso. In realtà, come abbiamo appena detto, all’azienda non è dovuto alcunché. E ciò per altre due semplici ragioni:

  • il lavoratore in nero che si “licenzia” senza preavviso può giustificare le proprie dimissioni sulla scorta della cosiddetta «giusta causa»; in pratica la legge consente al dipendente di lasciare il lavoro senza dare preavviso tutte le volte in cui vi sia stata una grave violazione dei suoi diritti come l’omesso pagamento delle retribuzioni, una situazione di mobbing, una violenza, un tentativo di approccio fisico, la mancata regolarizzazione del rapporto di lavoro (leggi Le dimissioni del lavoratore per giusta causa). Il datore non può quindi rivendicare alcun risarcimento per essere rimasto senza dipendente se egli ha violato, prima di tutto, un obbligo fondamentale come quello della regolarizzazione del contratto;
  • le dimissioni vengono eseguite online, attraverso una apposita piattaforma che, evidentemente, in assenza di una previa regolarizzazione del contratto, non può funzionare.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI