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Murales, arte moderna o vandalismo?

25 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 agosto 2017



Il murale su strade o palazzi, pubblici o privati, non sempre integra il reato di imbrattamento: se l’opera è artistica può scattare la tenuità del fatto.

Murales: cosa sono?

Il murale è un disegno, più o meno grande, in bianco e nero o a colori, realizzato sulla facciata di un edificio o su una strada attraverso l’utilizzo di differenti tecniche, fra le quali l’affresco. La caratteristica fondamentale è legata al fatto che non occorre lavorare su materiali acquistati: ogni luogo, ogni palazzo, ponte o strada può potenzialmente essere una tela da riempire, sulla quale creare la propria opera. Non si identifica necessariamente con il graffito, che in genere comporta una scritta di base, poi elaborata e colorata: il murale, principalmente, è un dipinto su muratura.

Quando si parla di murales, tuttavia, occorre come ovvio fare una precisazione. Una volta definito infatti cosa si intende per murales bisogna comprendere se questa attività possa inquadrarsi nell’ambito artistico o in un deturpamento di beni pubblici o privati, diventando quindi un vero e proprio atto di vandalismo consapevole. C’è infatti una sostanziale differenza, anche intuitiva, fra un disegno osceno o una dichiarazione d’amore con un cuoricino scritta col gesso e poi colorata con forme non ben definite su un marciapiede, ed un elaborato murale a più soggetti, di diversi metri quadri, a colori, sotto un ponte, magari con un evidente messaggio sociale, civile o politico.

Si tratta pertanto di individuare il confine fra opera artistica e mero sfogo personale, e la soglia fra la legittimità e liceità della propria azione e le eventuale violazioni di legge – anche penale – che possono essere compiute. Le domande quindi sono: i murales sono opere d’arte? E soprattutto, sono legali?

Murales: disciplina e posizioni della giurisprudenza

Nel nostro ordinamento non esiste una regolamentazione specifica o qualificazione delle opere realizzate coi murales o con graffiti, che permetta di dire con cetezza se i murales siano arte moderna o vandalismo. Questo perché, fondamentalmente, sussiste una questione di base di non poco conto: i disegni e le opere create attraverso i murales possono realizzarsi su un edificio che può essere pubblico o privato (al massimo, abbandonato). Il problema dunque è legato al fatto che in entrambi i casi si tratta di intervenire modificando qualcosa – edificio o strada – di proprietà altrui, libero cittadino o ente pubblico. A prescindere dal valore che si pùo riconoscere all’opera, che è chiaramente legato ad una percezione soggettiva dell’arte in generale – e dei murales in particolare – è evidente come dal punto di vista legale non possa che essere prevista una regolamentazione volta ad evitare che le superfici in muratura o le strade e ponti pubblici diventino (in genere nottetempo) una tela a disposizione di chiunque abbia velleità artistiche. Velleità artistiche che, ammettiamolo, spesso possono essere più o meno giustificate.

Il nostro codice penale prevede che in caso di realizzazione di murales possa scattare il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui [1], che può comportare anche la reclusione ed il costo delle spese di ripristino e pulitura dei luoghi. Bisogna però tenere conto, come vedremo, del ruolo della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto [2].

È importante ricordare inoltre come per la giurisprudenza [3] il deturpamento è ben diverso dal reato di danneggiamento della cosa altrui [4], in quanto l’imbrattamento produce un’alterazione soltanto temporanea e superficiale della cosa, che può quindi con facilità essere riportata all’aspetto originario, non verificandosi, come nel reato di danneggiamento, una diminuzione del valore della cosa o una limitazione del suo uso. Al contrario, il muro potrebbe perfino essersi abbellito dopo la creazione del murale.

Secondo i giudici di cassazione [5] per la condanna al reato di imbrattametto occorre non necessariamente verificare la natura artistica di quanto disegnato – o per lo meno, non soltanto – quanto comprendere se il valore dell’opera e le modalità di realizzazione possano far ritenere il fatto commesso come tenue. Naturalmente questo non significa che sia possibile pensare per chiunque di iniziare un murale su un qualsiasi muro, ed evitare le conseguenze giuridiche. Il discrimine risiede pur sempre, infatti, nella natura del disegno e nelle circostanze specifiche del caso: in queste ipotesi, per i giudici, è possibile applicare la cosiddetta particolare tenuità del fatto, derivante dalla circostanza che l’opera ad esempio è intervenuta su un muro che era già stato precedentemente imbrattato da altri, con evidenti finalità di abbellimento, e pertanto l’offesa può essere considerata di particolare tenuità, sia sotto il profilo delle modalità della condotta che per l’effetto desiderato [6].

La questione è naturalmente ancora aperta, soprattutto dal punto di vista dell’identificazione della definizione di opera artistica e dei casi di applicazione della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto: bisognerà pertanto sicuramente prestare attenzione ai prossimi interventi della giurisprudenza in materia.

note

[1] L’art. 639 del codice penale, modificato con decreto legge n. 14 del 2017, convertito con modificazioni dalla legge n. 48 del 2017, stabilisce che: «chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103. Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro. Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro. Nei casi previsti dal secondo comma si procede d’ufficio. Con la sentenza di condanna per i reati di cui al secondo e terzo comma il giudice, ai fini di cui all’articolo 165, primo comma, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna».

[2] Art. 131 bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 38574/2014 del 21.05.2014.

[4] Art. 635 cod.pen.

[5] Cass. sent. n. 16371/16 del 20.04.2016.

[6] Il giudizio di particolare tenuità dell’offesa, ai sensi dell’art. 131 bis cod. pen., va infatti effettuato secondo la giurisprudenza considerando le modalità della condotta, l’esiguità del danno e la non abitualità del comportamento.

Autore immagine: Pixabay.


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