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Ridurre l’acqua al moroso con un provvedimento d’urgenza del tribunale

9 settembre 2017


Ridurre l’acqua al moroso con un provvedimento d’urgenza del tribunale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2017



Come condominio è stato ottenuto un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per consentire all’amministratore di accedere con un tecnico all’impianto di riscaldamento di un appartamento. Pertanto, è stato ridotto parzialmente il flusso d’acqua nei caloriferi ma senza effettuare il distacco degli stessi, quindi non ottemperando a quanto disposto dal giudice dell’esecuzione e non valendosi dell’Uff. Giudiziario, né della forza pubblica. Chiedo se ad oggi è ancora possibile applicare la sentenza dato il tempo trascorso con richiesta di intervento dell’Ufficiale Giudiziario e forza pubblica.

 

Il provvedimento d’urgenza che permette all’amministratore del condominio di accedere all’impianto di riscaldamento, anche se riposto all’interno della proprietà privata dei resistenti, può essere ancora utilizzato.

Difatti, il provvedimento d’urgenza non ha una scadenza giudiziale o, almeno, non l’ha più con la riforma del d.l. 35 del 2005.

La riforma ha introdotto, infatti, i cosiddetti provvedimenti cautelari ad effetti “anticipatori”, tra i quali rientra anche il ricorso ex art. 700 c.p.c., che – per l’appunto – anticipano una decisione che dovrebbe essere presa con sentenza a seguito dell’espletamento della fase istruttoria nel giudizio di merito.

Questi effetti si propagano definitivamente se la parte interessata (in questo caso i resistenti) non decide di instaurare il relativo giudizio di merito.

Giudizio, questo, collegato alla prima fase, definita “endoprocessuale”, la cui sentenza, se contraria al provvedimento cautelare emesso inizialmente, ha il potere di far decadere gli effetti del primo.

Diversamente, in mancanza di giudizio di merito, il provvedimento ottenuto con ricorso ex art. 700 c.p.c. rimarrà esecutivo; ciò significa che, per quanto possa essere considerato cautelare e, quindi, provvisorio, questo provvedimento sarà capace di produrre da sé gli effetti di una vera propria sentenza così come previsto dall’art. 669 octies, VI comma, c.p.c. che conferma come l’obbligo di instaurare il giudizio di merito a seguito di emissione di un provvedimento cautelare non si estende ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’articolo 700 e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, previsti dal codice civile o da leggi speciali …”. Sarebbe, pertanto, superfluo instaurare il relativo giudizio di merito.

Quanto detto è confermato dalla recente Corte di Cassazione che sul punto ha statuito che: “Il rimedio cautelare, alla luce della nuova struttura del procedimento ex art. 700 c.p.c., e degli altri provvedimenti cautelari anticipatori, … aggiunto dal d.l. n. 35 del 2005, conv. con modif. nella l. 80 del 2005, che ha introdotto una previsione di attenuata strumentalità rispetto al giudizio di merito, la cui instaurazione è facoltativa, ha assunto, ad ogni effetto, le caratteristiche di un’autonoma azione in quanto potenzialmente atto a soddisfare l’interesse della parte anche in via definitiva pur senza attitudine al giudicato…” (Cassazione civile, sez. lav., 25/05/2016, n. 10840).

In conclusione, l’amministratore avrà tutt’oggi la possibilità di portare il provvedimento ad esecuzione con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario e, se necessario, della forza pubblica.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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