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Mobbing per il cambio d’orario sul lavoro

16 settembre 2017


Mobbing per il cambio d’orario sul lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2017



Lavoro dal 2007 in un’azienda privata con contratto a tempo indeterminato (mansione OSS). Sono stato operato di appendicite. Passati 15 giorni di malattia, comunico al mio datore di lavoro il mio rientro, ma mi è stato fissato un turno fisso nel pomeriggio mentre prima della malattia lavoravo la mattina. Ho chiesto il motivo del cambiamento al telefono ma la risposta è stata che se a me non va bene mi devo licenziare. Ho chiesto di fare i turni come dal contratto mattina, pomeriggio ed anche notte se è il caso (nella struttura abbiamo ragazze fisse per il notturno). Ma soprattutto ho chiesto un turno equo come le mie colleghe. Cosa devo o posso fare? Devo subire questo mobbing sul posto di lavoro?  

Il primo consiglio  è di verificare quali siano le regole sui turni di lavoro previste innanzitutto dal contratto collettivo nazionale applicabile al rapporto di lavoro della lettrice e poi anche dall’eventuale contratto aziendale, dal contratto individuale di lavoro e dalle disposizioni interne dell’azienda (cioè eventuali regole interne aziendali per stabilire come si devono assegnare i turni di lavoro tra il personale).

Lo scrivente ha visionato il contratto collettivo nazionale di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori del settore servizi alla persona stipulato il 15 luglio 2014 (penso sia questo il contratto collettivo che si applica al rapporto della lettrice, ma la stessa può accertarlo leggendo il proprio contratto individuale dove viene detto quale sia il contratto collettivo applicabile) e, se è questo il contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro della lettrice, esso prevede per i turni di lavoro le seguenti regole:

– la direzione aziendale nel fissare i turni tra il personale avente le medesime qualifiche, curerà che, compatibilmente con le esigenze dell’azienda, siano coordinati in modo che le domeniche e le ore notturne siano equamente ripartite tra il personale stesso garantendo a ciascuno, oltre il riposo giornaliero, 24 ore di ininterrotto riposo per ogni settimana (articolo 20, n. 17, del ccnl stipulato il 15 luglio 2014 ed in vigore dal 01.08.2014 e fino al 31.07.2017);

– l’orario e i turni devono essere predisposti dall’impresa in modo che il personale ne abbia tempestiva conoscenza (articolo 20, n. 18 del ccnl).

Oltre queste regole, è possibile che ci siano altre regole applicabili al caso della lettrice (infatti nel quesito la stessa ha parlato di turni di mattina e pomeriggio, forse previsti nel proprio contratto individuale).

Se perciò esistono regole precise per stabilire i turni, la lettrice ha il diritto che queste regole siano rispettate dalla direzione aziendale.

Se le regole esistono (nel contratto individuale della lettrice o nel contratto aziendale o da regole interne aziendali) e la direzione aziendale non le ha rispettate, si consiglia di contestare con un atto scritto questa violazione alla direzione aziendale (l’atto scritto può scriverlo direttamente la lettrice oppure la stessa può farsi aiutare da un rappresentante sindacale o da un avvocato) chiedendo che le regole sui turni vengano rispettate e che le siano perciò assegnati i turni di lavoro nel pieno rispetto di queste regole.

Nel momento in cui la direzione darà una risposta alla contestazione, la lettrice dovrà verificare i motivi indicati dalla direzione aziendale per valutare se siano motivi validi o no.

Se i motivi indicati dall’azienda nella risposta alla contestazione scritta fossero poco chiari o non validi, la stessa avrà due diverse possibilità.

1) Se il turno che le è stato assegnato non avesse alcuna valida giustificazione (ad esempio se non ci fosse alcun motivo di organizzazione aziendale per assegnarle questo turno fisso e questo turno, violasse precise norme contrattuali o regole di correttezza e buona fede nello svolgimento del rapporto di lavoro), il provvedimento che le ha assegnato il turno fisso sarebbe discriminatorio e:

– se fosse un provvedimento ripetuto più volte nel tempo e/o fosse accompagnato da altri atti di persecuzione,

– se questi provvedimenti e atti avessero come scopo un preciso intento persecutorio contro la lettrice (se cioè fossero atti e provvedimenti presi per isolare la stessa o prenderla di mira per offenderla, denigrarla eccetera),

– se tali atti e provvedimenti avessero direttamente provocato alla lettrice un danno di tipo psichico e/o fisico (che tocca comunque alla stessa dimostrare nel corso del processo), se ci fossero tutte le condizioni che sono state appena elencate, la stessa ha la possibilità di iniziare una causa contro il datore di lavoro per ottenere anche un risarcimento del danno sofferto e dimostrato (in base all’articolo 2087 del codice civile).

2) Se invece il provvedimento che le ha assegnato un turno fisso fosse un provvedimento isolato (senza altri atti persecutori) che la direzione ha preso violando norme del contratto o regole interne all’azienda, ma non fosse stato fatto con l’intenzione precisa di isolare la lettrice o trattarla male, allora il consiglio che si dà è di verificare la possibilità di iniziare, sulla base delle norme del contratto collettivo nazionale di lavoro, il tentativo di conciliazione davanti alla Commissione di certificazione o alla Camera arbitrale che sono organi chiamati a risolvere le controversie relative ai contratti anche individuali decidendo chi, tra lavoratore e azienda, abbia ragione (in base all’articolo 11 del ccnl se quello applicabile al caso specifico è il contratto collettivo nazionale di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori del settore servizi alla persona stipulato il 15 luglio 2014). 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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