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Se scadono i termini del ricorso, devo pagare l’avvocato?

16 settembre 2017


Se scadono i termini del ricorso, devo pagare l’avvocato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2017



Nel 2010 ho fatto ricorso al Tar. Il mio avvocato lo ha fatto scadere. Devo pagargli la parcella, dopo 10 anni, o questa è prescritta?

I compensi dei professionisti (compresi gli avvocati) sono soggetti innanzitutto ad una prescrizione di tre anni (articolo 2956, n. 2, del codice civile) che comincia a decorrere dalla esecuzione della prestazione e cioè dal momento in cui passa in giudicato (cioè diventa definitiva) la sentenza che chiude il giudizio relativamente al quale i compensi sono dovuti (così ha chiarito la Corte di Cassazione con sentenza n. 22868 del 2014).

Identico effetto ha la perenzione del giudizio (Cassazione sentenza n. 7281 dell’11.5.2012): ciò vuol dire che dal momento in cui il decreto di perenzione diviene definitivo, comincia a decorrere il termine di tre anni per la prescrizione dei compensi dell’avvocato.

Nel caso specifico, quindi, la prescrizione di tre anni dei compensi relativi al giudizio dinanzi al Tar, ha cominciato a decorrere dalla data in cui il decreto di perenzione è divenuto definitivo e non più impugnabile.

La prescrizione è interrotta da ogni richiesta di pagamento che il creditore invii, prima della scadenza del termine triennale, al debitore (dopo ogni interruzione comincia a decorrere nuovamente e per intero un nuovo termine di prescrizione di tre anni).

Di recente, la stessa Corte di Cassazione ha stabilito, però, che la prescrizione dei compensi dei professionisti è di dieci anni (che decorrono sempre dalla esecuzione della prestazione, cioè, nel caso specifico, dalla data in cui il decreto di perenzione è divenuto definitivo e non più impugnabile) se il credito del professionista si basa su un contratto stipulato in forma scritta con il cliente (Corte di Cassazione, sentenza n. 11.145 del 4 luglio 2012).

Ovviamente tutto quello che riguarda la prescrizione dei compensi del legale, non interferisce sul diverso tema di eventuali contestazioni relative alla responsabilità del professionista che abbia eseguito l’incarico commettendo errori (per imprudenza, negligenza o imperizia).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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