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Congedo per gravi motivi non retribuito

29 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 agosto 2017



Aspettativa non retribuita per gravi motivi personali o familiari: a chi spetta, qual è la sua durata massima, come si fa la domanda.

Il lavoratore può avere l’esigenza di assentarsi per lunghi periodi a causa di gravi motivazioni, personali o relative ai suoi familiari. In questo caso, ha il diritto [1] di assentarsi per un massimo di 2 anni nell’intero arco della vita lavorativa, ma senza percepire alcuna retribuzione: il congedo per gravi motivi è dunque un’aspettativa non retribuita.

Per quali familiari si può chiedere il congedo

Nel caso in cui il congedo non sia richiesto per motivi personali, ma per gravi situazioni che riguardano uno dei propri familiari, il diritto alla sua fruizione sussiste se il familiare in questione è:

  • il convivente (se la convivenza risulta da certificazione anagrafica);
  • un parente o un affine entro il 3o grado disabile (anche non convivente);
  • uno dei seguenti soggetti (anche non convivente):
    • coniuge (o parte dell’unione civile);
    • figli (anche adottivi) e, in loro mancanza, discendenti prossimi;
    • genitori e, in loro mancanza, ascendenti prossimi;
    • adottanti;
    • generi e nuore;
    • suocero e suocera.

Quali sono i gravi motivi per cui si ha diritto al congedo

I  gravi motivi che danno al lavoratore il diritto al congedo non retribuito sono:

  • le necessità familiari derivanti dal decesso di un familiare;
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o dei familiari nella cura o nell’assistenza di un familiare (se il familiare in questione, però, è portatore di handicap grave, il lavoratore ha diritto al congedo straordinario retribuito);
  • le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
  • le situazioni, riferite ai familiari, derivanti da patologie acute o croniche che:
  • determinano una temporanea o permanente riduzione dell’autonomia personale,  o la sua completa perdita;
  • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi;
  • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

È possibile richiedere il congedo anche per le patologie dell’infanzia e dell’adolescenza per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori.

Il congedo può essere richiesto, poi, per la morte del coniuge (anche legalmente separato), del partner dell’unione civile, di un parente entro il 2o grado (anche non convivente) o di un soggetto componente la famiglia anagrafica (purché la convivenza risulti dalla certificazione anagrafica), se non è possibile utilizzare permessi retribuiti.

Quanto dura il congedo non retribuito

Il congedo, come anticipato, può essere fruito per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 2 anni nell’arco della vita lavorativa.

Il limite dei 2 anni viene conteggiato includendo i giorni festivi e non lavorativi nel periodo di congedo. Le frazioni di congedo inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunto il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a 30 giorni.

A che cosa si ha diritto durante il congedo non retribuito

Durante il congedo non retribuito il dipendente non può svolgere nessuna attività lavorativa.

Il congedo non conta ai fini dell’anzianità di servizio, né ai fini previdenziali): il lavoratore che fruisce del congedo può, però,  riscattare o versare i relativi contributi.

Come si chiede il congedo straordinario

La domanda di congedo non retribuito deve essere fatta, accompagnata dalla documentazione del caso o da una dichiarazione/autocertificazione,secondo le previsioni del contratto collettivo applicato.

Se il contratto collettivo non disciplina gli adempimenti relativi alla richiesta e alla concessione del congedo non retribuito, il datore di lavoro è tenuto, entro 10 giorni dalla domanda scritta di congedo presentata dal dipendente (salvo il caso di richiesta dovuta all’impossibilità di fruire di altri permessi retribuiti, per il quale il termine è più breve), ad esprimersi sulla stessa e a comunicarne l’esito al lavoratore.

Il diniego dell’aspettativa o la proposta di rinvio ad un periodo successivo o, ancora, la concessione parziale dell’assenza devono essere motivati: in particolare, la motivazione deve essere inerente alle condizioni previste dal regolamento aziendale e alle ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente; il datore di lavoro, inoltre, deve assicurare decisioni non discriminatorie.

Ad ogni modo, se il dipendente lo richiede, la domanda deve essere riesaminata nei successivi 20 giorni. In caso di rapporti di lavoro a termine il datore di lavoro può negare il congedo per incompatibilità dell’assenza con la durata del rapporto, o negarlo quando il rapporto è sorto per sostituire un altro dipendente in congedo.

Se il datore di lavoro concede l’aspettativa, deve comunicare entro 5 giorni all’Ispettorato territoriale del lavoro l’elenco dei nominativi dei dipendenti che fruiscono del congedo.

Al termine del rapporto di lavoro, infine, il datore di lavoro deve rilasciare l’attestazione del periodo di congedo fruito dal lavoratore.

note

[1]  L. 53/2000.

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