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Protesto dell’assegno: chi lo fa e quando

30 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2017



Una guida per conoscere quali siano i soggetti abilitati a protestare un assegno, in quali casi si possa procedere ad elevarlo e quali siano i rimedi nel caso di assegno scoperto. 

Protesto dell’assegno: chi lo fa e quando. A questa domanda si risponde dicendo che il protesto è l’atto pubblico, redatto da un notaio oppure da un ufficiale giudiziario o segretario comunale, con cui viene certificato il mancato pagamento di un assegno presentato per l’incasso.

Quando si può procedere al protesto di un assegno

Se ci chiediamo chi faccia e quando si faccia il protesto di un assegno, occorre dire che la legge stabilisce che il protesto di un assegno bancario o postale debba essere richiesto entro il termine di presentazione dello stesso e cioè:

  • otto giorni nel caso l’assegno sia pagabile nell’ambito dello stesso comune;
  • quindici giorni se pagabile in un comune diverso;
  • venti giorni se pagabile in una nazione diversa, ma facente parte dello stesso continente;
  • sessanta giorni nel caso l’assegno sia pagabile in una nazione appartenente a diverso continente;
  • infine, per quello che concerne gli assegni circolari (assimilati al contante), il termine per elevare il protesto è pari a trenta giorni decorrenti dalla data di emissione del titolo.

Ciò detto, occorre anche dire che funzione essenziale del protesto è quella di interrompere la prescrizione dell’importo in esso indicato e di conseguire, a favore del creditore, una solidissima prova da spendere in sede giudiziaria circa il mancato pagamento (trattandosi di un atto pubblico che fa fede fino a querela di falso).

Il protesto è un atto pubblico.

Come si procede al protesto di un assegno e alla sua pubblicità; ulteriori effetti di un assegno scoperto

Nel caso in cui venga presentato un assegno che risulti poi “scoperto”, usualmente la banca invia una comunicazione al debitore (cosiddetto insoluto a prima presentazione): se il debitore copre immediatamente la scopertura versando le somme necessarie a far fronte al pagamento dell’importo indicato nell’assegno non si procederà oltre (e verrà evitato il protesto e, in determinati casi, anche la segnalazione alla centrale di allarme interbancaria), altrimenti la banca avvierà le procedure per la levata del protesto inviando l’assegno ad un notaio (o più raramente all’ufficiale giudiziario) che redigerà appunto il protesto e provvederà a trasmettere, entro il primo giorno successivo alla fine di ogni mese, il relativo elenco al registro informatico presso la locale Camera di commercio.

Nel caso di presentazione di un assegno scoperto e parallelamente alle procedure per il protesto, la banca è tenuta ad effettuare la segnalazione alla Centrale di allarme interbancaria:

  • immediatamente (entro venti giorni dalla presentazione dell’assegno) se si tratta di soggetti già iscritti alla centrale per lo stesso motivo o se si tratta di protesti per firma non conforme o di assegni emessi da persone interdette;
  • oppure dopo un periodo di tolleranza di sessanta giorni.

Il protesto viene iscritto in un registro apposito presso la Camera di commercio

Rimedi in caso di scoperto di un assegno

Se viene presentato all’incasso un assegno scoperto il debitore può:

  • evitare il protesto (e la segnalazione alla centrale di allarme interbancaria) effettuando il pagamento nel termine concesso dalla banca immediatamente dopo la presentazione di un assegno risultato scoperto;
  • oppure, quando già la procedura del protesto è stata avviata, provvedere entro sessanta giorni dall’elevazione del protesto (cioè dalla data in cui il notaio lo ha redatto) a pagare l’importo dell’assegno maggiorato di una penale del 10% calcolata sull’importo stesso, delle spese di gestione e degli interessi legali; se viene fornita prova del pagamento (con apposita dichiarazione del creditore) si eviterà così la segnalazione alla centrale di allarme interbancaria;
  • per ottenere, invece, la cancellazione dal registro dei protestati presso la Camera di commercio nel caso di pagamento tardivo, occorre aver appunto pagato l’importo indicato nell’assegno e non aver subito ulteriore protesto nell’arco di un anno: in tal caso deve essere presentata apposita istanza di riabilitazione al Tribunale del luogo di residenza dell’interessato (corredata da visura camerale da cui risulti che non esistano altri protesti oltre a quello per cui si chiede la riabilitazione, da dichiarazione di avvenuto pagamento da parte del creditore con sottoscrizione autenticata e dall’assegno in originale): una volta emesso il decreto che concede la riabilitazione bisognerà ritirarne una copia autentica dal Tribunale e portarla alla Camera di commercio perché si proceda alla cancellazione del protesto dal registro informatico.
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