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Arretrati bollo auto, entro quanto la cartella di pagamento?

27 agosto 2017


Arretrati bollo auto, entro quanto la cartella di pagamento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 agosto 2017



Tassa automobilistica: la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione deve essere inviata entro massimo tre anni.

Non vanno più riscosse entro 10 anni, ma entro tre anni, le cartelle di pagamento per arretrati del bollo auto. È questo l’importantissimo chiarimento fornito dalla Cassazione con una recente sentenza [1] che, nel recepire il principio sancito dalle Sezioni Unite a fine 2016 [2], si è finalmente discostata dall’opposta interpretazione di qualche anno fa, interpretazione quest’ultima più favorevole alle Regioni [3].

Contribuente salvo, dunque, dopo tre anni, calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento della tassa automobilistica doveva essere effettuato. Tanto per intenderci, il bollo auto da versare in uno qualsiasi dei mesi del 2015 si prescrive il 31 dicembre del 2018; significa che la cartella esattoriale notificata dal 1° gennaio 2019 in poi è sempre illegittima.

La cartella di pagamento notificata dopo 3 anni è illegittima

Detto in termini giuridici la richiesta di pagamento del bollo auto si prescrive nel triennio successivo all’anno del pagamento. La cartella notificata dopo tale termine è illegittima e può essere impugnata innanzi al giudice tributario (ossia la Commissione Tributaria Provinciale) entro 60 giorni dalla sua notifica. Se però si lascia decorrere tale termine la cartella diventa definitiva. Ma anche in quest’ultimo caso non è detta ancora l’ultima parola. Difatti la notifica della cartella ha l’effetto di interrompere la prescrizione dei tre anni e farla decorrere nuovamente da capo. Questo significa che, se dopo tre anni dal ricevimento della cartella, non si è ricevuta alcuna “lettera”, fermo auto o pignoramento da parte dell’Agente della riscossione, la cartella – benché non impugnata – si considera “scaduta” e, quindi, non andrà pagata.

La tesi in precedenza sposata dalla giurisprudenza voleva che la prescrizione degli arretrati del bollo auto fosse invece di dieci anni. Ciò sulla scorta del seguente ragionamento (ritenuto oggi errato): la pretesa di pagamento della pubblica amministrazione, se non impugnata dal contribuente, subirebbe le stesse regole delle sentenze definitive dei giudici, ivi compresi i termini di prescrizione (che, appunto, per i provvedimenti giudiziali è di 10 anni). Le Sezioni Unite della Cassazione, però, lo scorso inverno hanno detto l’esatto contrario: la cartella dell’Agenzia Entrate Riscossione, anche se non impugnata, resta pur sempre un atto amministrativo e non giudiziale. Il decorso dei canonici 60 giorni per l’impugnazione ha solo l’effetto di rendere l’atto definitivo, ma non certo di mutarne la natura. Risultato: la scadenza della cartella esattoriale per arretrati del bollo auto resta sempre di 3 anni e non di 10.

note

[1] Cass. sent. n. 20425/2017

[2] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.

[3] Cass. S.U. sent. n. 5791/2008 secondo cui il «credito erariale» legato a un’imposta è soggetto alla prescrizione decennale prevista dall’articolo 2946 cod. civ., che si applica alle «obbligazioni autonome», in contrapposizione a quelle «periodiche» (art. 2948 cod. civ., prescrizione quinquennale).

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 19 aprile – 25 agosto 2017, n. 20425
Presidente Schirò – Relatore Napolitano

Fatto e diritto

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 bis del d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 197/2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:
La CTR del Lazio, con sentenza n. 4136/01/2015, depositata il 15 luglio 2015, non notificata, accolse l’appello proposto nei confronti di Equitalia Sud S.p.A., dalla sig.ra R.A. , che si doleva della pronuncia a sé sfavorevole resa dalla CTP di Roma, che aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di intimazione di pagamento per tassa automobilistica relativa all’anno 2001.
Avverso la pronuncia della CTR l’agente della riscossione ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un solo motivo.
L’intimata non ha svolto difese.
Con l’unico motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 2946 c.c. e dell’art. 2953 c.c., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. lamentando l’erroneità della pronuncia impugnata nella parte in cui ha escluso che la mancata impugnazione della cartella di pagamento, in relazione alla quale era stato poi emesso l’avviso d’intimazione impugnato, avesse comportato l’applicabilità nella fattispecie del termine ordinario decennale di prescrizione.
Il motivo è da ritenersi manifestamente infondato.
Le Sezioni Unite di questa Corte (Cass. 17 novembre 2016, n. 23397), hanno, per quanto in questa sede rileva, statuito che “il principio di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati di riscossione mediante ruolo”, di modo che, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.
Nella fattispecie in esame, avente ad oggetto riscossione di tassa automobilistica, soggetta a termine di prescrizione triennale, per effetto di quanto stabilito dall’art. 5 comma 51 del d.l. n. 953/1982, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 53/1983 e modificato dall’art. 3 del d.l. n. 2/1986, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 60/1986, la decisione della CTR in questa sede impugnata è conforme al succitato principio di diritto, non comportando la mancata impugnazione della cartella nei termini l’applicabilità del termine ordinario di prescrizione in ordine alla successiva notifica dell’intimazione di pagamento.
Il ricorso va dunque rigettato.
Nulla va statuito quanto alle spese del giudizio di legittimità, non avendo l’intimata svolto difese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

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