HOME Articoli

Lo sai che? Prendere la disoccupazione e lavorare: che rischi?

Lo sai che? Pubblicato il 27 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 27 agosto 2017

Chi percepisce l’assegno di disoccupazione (Naspi) e, nello stesso tempo, lavora in nero per un’altra azienda commette reato e può essere denunciato.

Ad assumere un lavoratore in nero, non “denunciato” agli uffici competenti, non rischia solo l’azienda: se infatti il lavoratore sta percependo l’indennità di disoccupazione dall’Inps (la cosiddetta Naspi) quest’ultimo commette un reato per il quale è passibile di denuncia. A scoprirlo potrebbero essere gli ispettori del lavoro, nel corso di un’ispezione presso l’azienda. Difficile sostenere di essere un cliente e non un lavoratore quando si viene colti con le mani nel sacco e anche le altre testimonianze dei colleghi sul luogo confermano il contrario. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i rischi di prendere la disoccupazione e lavorare nello stesso tempo.

Come in molti sanno, chi si dimette volontariamente non può mai percepire l’assegno di disoccupazione. La Naspi spetta infatti solo a chi è stato licenziato (anche se per giusta causa, ossia per un proprio comportamento grave) o è stato costretto a dimettersi per giusta causa (ad esempio per il mancato pagamento dello stipendio o per mobbing). Così, se un dipendente si dimette da un’azienda perché ha trovato un altro posto di lavoro più allettante o confacente alle proprie inclinazioni non ha diritto all’assegno di disoccupazione. Per ottenere tale indennità dovrebbe stringere un patto segreto con il datore con cui quest’ultimo gli concede il licenziamento mentre l’altro si impegna a non contestarlo. In verità, un accordo di tale tipo, anche se scritto, sarebbe nullo perché in frode alla legge e, inoltre, la rinuncia a impugnare il licenziamento avvenuta senza la presenza dei sindacati sarebbe nulla. Il che espone l’azienda a un possibile ripensamento e quindi a una causa (sempre che il licenziamento non sia correttamente motivato).

Presupposto per ottenere l’assegno di disoccupazione è, come dice la parola stessa, lo stato di disoccupazione del percettore. Questi non deve svolgere, per tutta la durata della prestazione previdenziale, alcuna attività lavorativa, anche se in nero. Se viene assunto da una nuova azienda – benché non regolarizzato – deve darne comunicazione agli uffici dell’Inps che interrompono l’erogazione della Naspi.

Ma materialmente cosa rischia chi prende la disoccupazione e lavora? Le incriminazioni possono essere di due tipi.

Innanzitutto, chi presenta la domanda per ottenere l’assegno di disoccupazione mentre, a questa stessa data, presta lavoro per un’altra azienda (anche se in forma irregolare), commette reato di «Falsità ideologica in atto pubblico» [1] e rischia la reclusione fino a due anni. Egli infatti ha rilasciato all’Inps una dichiarazione falsa circa il proprio stato di disoccupazione al solo fine di trarne un vantaggio economico. Inoltre, nel momento in cui percepisce le Naspi, il dipendente rischia un’incriminazione per percezione di erogazioni ai danni dello Stato [2], con reclusione da sei mesi a tre anni. A ciò si aggiunge, infine, la condanna a restituire tutte le somme percepite in modo illegittimo dall’Inps.

In caso di veri e propri artifizi e raggiri (non semplici dichiarazioni false o omissione di informazioni dovute) scatta il ben più grave reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche con una pena da uno a sei anni di reclusione [3].

Quale possibilità di farla franca? In realtà, i controlli contro coloro che percepiscono la Naspi e nello stesso tempo lavorano in nero non sono così frequenti, anche se tutt’altro che improbabili. Di norma, basterebbe un controllo ispettivo degli uffici dell’Inps o dell’ispettorato del lavoro per contestare la presenza di un lavoratore in nero. Ciò fa scattare subito le sanzioni per l’azienda, ma l’ufficio potrebbe poi verificare, dai computer, gli estremi di tali lavoratori e accertarsi che questi non percepiscano indennità di disoccupazione. Insomma, un gioco da ragazzi, ma prima c’è bisogno dell’indagine in loco.

note

[1] Art. 483 cod. pen.

[2] Art. 316 ter cod. pen.

[3] Art. 640bis cod. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI