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Telemarketing selvaggio: risarcimento danni

29 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 agosto 2017



Come tutelarsi dalla persecuzione del telemarketing: iscrizione al Registro delle opposizioni, segnalazione al Garante, ricorso all’autorità giudiziaria.

Nessuno può dirsi estraneo al fenomeno del telemarketing; per chi non ne avesse cognizione, il telemarketing può essere definito come l’insieme delle attività di marketing effettuate per mezzo del telefono. Ebbene, molti italiani si pongono il problema di come tutelarsi dalla sempre maggiore intraprendenza degli operatori che, in spregio a qualsiasi regola di buon senso, chiamano ripetutamente nelle ore più disparate del giorno (e della notte). Alcuni strumenti di protezione sono già stati approntati; la loro efficacia, però, lascia perplessi. Vediamo come proteggersi e, eventualmente, chiedere il risarcimento dei danni per telemarketing selvaggio.

L’iscrizione al Registro pubblico delle opposizioni

Il primo strumento approntato dal nostro ordinamento per la protezione dal telemarketing selvaggio è l’iscrizione al Registro pubblico delle opposizioni [1]. I possessori di una linea telefonica fissa, la cui utenza risulti negli elenchi telefonici pubblici, possono chiedere l’iscrizione del proprio numero all’interno di questo registro con l’effetto di proibire agli operatori telefonici di essere contattati. In altre parole, questa operazione consente di rimanere visibili sugli elenchi ma, al contempo, di non prestare il consenso al ricevimento di chiamate pubblicitarie. L’iscrizione può avvenire: tramite registrazione al sito internet: www.registrodelleopposizioni.it; chiamando il numero verde 800.265.265; inviando la richiesta via fax (06.542.248.22) o tramite raccomandata (all’indirizzo: Gestore del Registro Pubblico delle Opposizioni – Abbonati, Ufficio Roma Nomentano, Casella Postale 7211, 00162 Roma). Una volta presentata la domanda, è necessario attendere quindici giorni perché il numero sia ufficialmente inserito nelle liste di chi rifiuta il telemarketing. L’iscrizione è gratuita ed è efficace a tempo indeterminato. Questo strumento di protezione della propria privacy presenta, però, degli inconvenienti. Innanzitutto, l’iscrizione è consentita solamente a coloro che sono titolari di utenza inserita negli elenchi pubblici telefonici. Si potrebbe obiettare sostenendo che, non apparendo in tali registri, l’utenza ha salva la sua privacy perché l’operatore non potrà rintracciarlo. In realtà non è così: le società commerciali reperiscono i numeri attraverso altre vie, come lo scambio di informazioni tra compagnie, siti internet, social network, ecc. Il vero problema del Registro pubblico delle opposizioni, però, è che in realtà funziona ben poco. Migliaia di iscritti lamentano il fatto di essere ancora disturbati dal telemarketing nonostante l’iscrizione al registro.

Come appena ricordato, quando il numero di telefono non è presente nei pubblici elenchi ed è quindi riservato (in genere accade per le utenze mobili), l’intestatario non può iscriverlo al Registro. Dunque, per interrompere ulteriori telefonate l’unico modo per tutelarsi è chiedere direttamente al promotore che ci ha contattato chi è il titolare del trattamento, come ha avuto i nostri riferimenti e chiederne l’immediata cancellazione mediante raccomandata a/r. Al ricevimento di un’ulteriore chiamata, si potrà ricorrere (come si vedrà di qui ad un istante) al Garante della privacy ovvero all’autorità giudiziaria se si ha intenzione di chiedere il risarcimento

Tutela davanti al Garante della privacy

Una via più efficace è sicuramente quella di rivolgersi al Garante della privacy. Sul sito istituzionale è possibile reperire i modelli destinati specificamente a chiedere protezione dalle invadenti chiamate commerciali. La segnalazione al Garante è gratuita e non necessita del patrocinio di un avvocato. È necessario indicare il numero della propria utenza telefonica sul quale sono state ricevute le chiamate promozionali, la data e l’ora della chiamata e la società i cui prodotti o servizi sono stati pubblicizzati nel corso della conversazione. Se conosciuto, deve essere indicato nella segnalazione al Garante anche il numero dal quale è stata effettuata la chiamata. A tal proposito si fa notare che gli operatori commerciali hanno l’obbligo (non sempre rispettato) di mostrare suddetto numero. L’indicazione di queste informazioni rende più agevole l’accertamento da parte dell’Autorità. Sia ben chiaro, però, che la tutela non è di tipo giurisdizionale: pertanto, non si potrà chiedere il risarcimento del danno ma solo l’inibizione delle chiamate indesiderate. Si ricordi, infine, di prestare attenzione a non aver acconsentito al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing allo specifico soggetto che ha effettuato la chiamata; in questo caso, infatti, l’opposizione sarebbe infondata.

Tutela giurisdizionale

Se si desidera una tutela piena, la persona assillata dalle chiamate commerciali può rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria, citando la compagnia responsabile. In questa sede sarà possibile chiedere il risarcimento dei danni, purché ovviamente se ne fornisca la prova. È difficile dimostrare il danno derivante dalla lesione della propria privacy, pertanto è auspicabile rimettersi alla valutazione equitativa del giudice. All’uopo, occorrerà dimostrare: l’avvenuta iscrizione al Registro pubblico delle opposizioni (è possibile contattare il Registro stesso per chiedere una certificazione); il ricevimento della telefonata indesiderata, da allegare attraverso la richiesta dei tabulati telefonici alla propria compagnia o da provare mediante testimone che ha assistito alla chiamata. Per i procedimenti di valore inferiore ai 1.100,00 euro l’attore può anche comparire personalmente, senza il patrocinio di un difensore. Si faccia attenzione, anche in questo caso, al consenso eventualmente prestato al trattamento dei propri dati.

Dal punto di vista della tutela penale, in teoria sarebbe possibile denunciare l’operatore per molestia o disturbo alle persone. Il codice penale, infatti, punisce con l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda fino a 516 euro chiunque, col mezzo del telefono, per petulanza o altro motivo biasimevole, reca a taluno molestia o disturbo [2]. La Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza, ha però stabilito che il reato appena descritto non sia applicabile al telemarketing, visto che la norma punisce la condotta molesta sorretta da motivo biasimevole, cioè dalla finalità colpevole di nuocere agli altri [3]. Questa finalità è estranea agli operatori commerciali, il cui intento è quello di promuovere i loro prodotti.

La nuova disciplina in fase di approvazione

È recentissima l’approvazione, all’interno delle aule del Senato, di un nuovo disegno di legge finalizzato a dare un giro di vite al telemarketing selvaggio. Il provvedimento (che diverrà legge se approvato anche dalla Camera dei deputati) si muove lungo due importanti innovazioni: l’introduzione di un prefisso unico nazionale per le chiamate telefoniche a scopo promozionale e di ricerche di mercato, con l’intento di rendere facilmente riconoscibile le chiamate commerciali; l’obbligo, per tutte le società che utilizzano il telemarketing, di consultare mensilmente, e comunque precedentemente all’inizio di ogni campagna promozionale, il registro pubblico delle opposizioni e di provvedere all’aggiornamento delle proprie liste. Quest’obbligo sarà accompagnata da specifiche sanzioni in caso di trasgressione.

Il risarcimento dei danno da telemarketing selvaggio può essere ottenuto soltanto ricorrendo all’autorità giudiziaria e provando il danno patito. Altrimenti, per ottenere la cessazione della condotta molesta, è possibile iscriversi al Registro pubblico delle opposizioni o fare segnalazione al Garante della privacy.

note

[1] d.P.R. 178/2010.
[2] Art. 660 cod. pen.
[3] Cass., sent. n. 38224/2017 del 01.08.2017.

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