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Cassonetti rifiuti troppo vicini: che fare

1 Settembre 2019 | Autore:
Cassonetti rifiuti troppo vicini: che fare

Raccoglitori rifiuti: dove vanno posizionati? Cosa fare se intralciano la circolazione o arrecano fastidio alle persone? Cassonetti nei condomini: distanze.

Il posizionamento dei raccoglitori dei rifiuti è causa di frequenti controversie; questo perché spesso i cassonetti non sono collocati ove dovrebbero, cioè alle distanze stabilite dalla legge affinché essi non siano di intralcio alla circolazione dei veicoli in strada e, allo stesso tempo, non arrechino fastidio a coloro che vivono nelle abitazioni che si trovano nelle vicinanze. Che fare se i cassonetti dei rifiuti sono troppo vicini?

Spesso il problema del posizionamento dei raccoglitori di rifiuti sorge non soltanto perché pochi conoscono la disciplina approntata dalla legge per i cassonetti dell’immondizia, ma anche perché la situazione urbanistica non è delle migliori: basti pensare all’emergenza rifiuti che attanaglia da anni molte delle nostre città. Ma non solo. La questione dei cassonetti dei rifiuti è molto sentita in ambito condominiale: quali distanze devono rispettare i raccoglitori in condominio? Chi decide dove devono essere collocati? Esiste una distanza minima prevista dalla legge?

Se l’argomento ti interessa, perché sei appassionato di questioni giuridiche oppure perché vivi in prima persona il disagio di avere i cassonetti dei rifiuti troppo vicini, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo cosa fare quando i raccoglitori dell’immondizia non rispettano le distanze.

Raccoglitori rifiuti: cosa dice la legge?

Il Codice della strada prevede che i cassonetti dei rifiuti debbano essere collocati in modo da non arrecare pericolo o intralcio alla circolazione [1]. Il regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della strada integra il precetto stabilendo che i cassonetti per la raccolta, anche differenziata, dei rifiuti solidi urbani di qualsiasi tipo devono essere posizionati in genere fuori della carreggiata, in modo da non arrecare ostacolo o pericolo alla circolazione [2].

Su ciascuno degli spigoli verticali del cassonetto devono essere apposti pannelli di pellicola rifrangente a strisce bianche e rosse, così da rendere distinguibile il raccoglitore anche in condizioni di scarsa visibilità. Quando, per la particolare conformazione del cassonetto, tale segnaletica non può essere applicata, essa può essere sostituita con quattro pannelli ridotti che consentano di realizzare una valida superficie di segnalazione. In questa ipotesi, i cassonetti devono essere ubicati in aree riservate destinate a parcheggio fuori della carreggiata o entro la stessa.

I raccoglitori che non siano dotati di alcuna segnaletica devono essere ubicati in apposita sede. Ove il cassonetto venga collocato ai margini della carreggiata, l’area di ubicazione dello stesso deve essere delimitata con segnaletica orizzontale consistente in una striscia gialla continua dello spessore di dodici centimetri. I raccoglitori, inoltre, non possono essere posizionati entro una distanza di cinque metri dagli incroci, né possono occupare le corsie veicolari e i marciapiedi, a meno che non siano stati ricavati appositi spazi che garantiscano una larghezza minima non inferiore a un metro.

La normativa, come visto, è piuttosto dettagliata nell’indicare i criteri di posizionamento dei cassonetti dell’immondizia. La collocazione privilegiata è, chiaramente, fuori della carreggiata o in aree appositamente destinate se il cassonetto sia sprovvisto di segnaletica rifrangente. Se la legge ne determina in linea di massima il posizionamento, sono poi i singoli regolamenti comunali ad individuare, in modo specifico, il collocamento sul suolo urbano.

Cassonetti immondizia: normativa locale

Non sono poche le controversie che sorgono a causa del posizionamento di detti raccoglitori: uno dei maggiori problemi è la presenza di cassonetti dei rifiuti troppo vicini alle abitazioni. Per risolvere la questione è necessario far riferimento alla normativa di dettaglio del proprio Comune di residenza.

Normalmente, gli enti si ispirano ad alcuni principi comuni: ad esempio, i cassonetti per la raccolta dei rifiuti devono essere posizionati in modo tale da non costituire fastidio e non creare ingombro né alla circolazione né alle abitazioni; i contenitori devono essere dislocati in appositi spazi opportunamente allestiti, al fine di garantire: igienicità, agevolezza delle operazioni di asporto, salvaguardia delle esigenze di circolazione e di traffico, nonché l’armonico inserimento con le altre opere di arredo urbano. I contenitori devono essere collocati, di regola, in area pubblica, secondo un piano di posizionamento corredato di mappa, approvato dal Sindaco o dall’Assessorato di competenza. La localizzazione dei raccoglitori é eseguita in base a criteri di ottimizzazione dell’organizzazione del servizio, e in relazione alla distribuzione dell’utenza e alla stima delle quantità prodotte.

Di conseguenza, ogni volta che sorgono problemi inerenti a cassonetti dei rifiuti troppo vicini bisognerà rivolgersi al proprio Comune. La poca distanza che intercorre tra i raccoglitori e le abitazioni può causare problemi ben più gravi del semplice cattivo odore: si pensi ai casi in cui l’immondizia, accidentalmente o dolosamente, prenda fuoco favorendo il propagarsi delle fiamme anche alle vicine abitazioni.

Responsabilità società nettezza urbana

La responsabilità dei danni derivanti dal cattivo posizionamento dei cassonetti dell’immondizia potrebbe ricadere sulla società incaricata dal Comune a gestire la nettezza urbana della città. I giudici di merito, in una pronuncia del 2015, hanno riconosciuto la responsabilità della società titolare del servizio di nettezza urbana per omessa custodia dei danni provocati a causa dell’incendio dei cassonetti dei rifiuti posizionati troppo vicino ad abitazioni e negozi [3].

Secondo la giurisprudenza, la responsabilità della società addetta alla raccolta e alla gestione dei rifiuti urbani deriva dall’obbligo di custodia che su di essa grava a proposito del collocamento e della conservazione dei raccoglitori di rifiuti.

Pertanto, anche se i danni derivanti, ad esempio, dall’incendio dei cassonetti, siano prodotti dalla condotta dolosa di un terzo (il piromane che appicca il fuoco), la responsabilità incombe comunque sulla società, la quale avrebbe dovuto avere cura di posizionare correttamente i raccoglitori.

Cassonetti nei condomini: distanze

Più delicata è la situazione inerente al posizionamento dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti nei condomini. Ebbene, la collocazione e la distanza devono essere stabiliti dall’assemblea, che delibera con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all’assemblea che rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio espresso in millesimi [4].

La decisione dovrà essere assunta in conformità alle caratteristiche dell’edificio ed evitando di creare intralcio o disturbo ai residenti. In subordine, spetta all’amministratore disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a ciascuno dei condomini [5].

Secondo una sentenza del Tar Piemonte, il condominio è obbligato a collocare all’interno dei propri spazi condominiali i bidoni comunali e ad esporli, alle ore stabilite, per favorire la raccolta dei rifiuti [6]. La stessa sentenza, inoltre, ha stabilito la prevalenza del regolamento comunale su ogni patto condominiale contrario: la volontà dei condomini, quindi, non può prevalere su quella dell’ente locale.

La distanza dei cassonetti nel codice civile

A ben vedere, all’interno del codice civile esiste una norma [7] che, per analogia, potrebbe essere applicata anche alla distanza che i cassonetti dell’immondizia. Questo articolo del codice civile dice che chi vuole aprire pozzi, cisterne, fosse di latrina o di concime presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, deve osservare la distanza di almeno due metri tra il confine e il punto più vicino del perimetro interno delle opere predette. Per i tubi d’acqua pura o lurida, per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine. Sono salve in ogni caso le disposizioni dei regolamenti locali.

Come si evince da quanto appena riportato, il Codice civile non si occupa espressamente dei cassonetti dell’immondizia, ma di strutture (pozzi, fosse e tubi) destinate in qualche modo a raccogliere rifiuti. La norma però sembra applicabile solamente in via residuale, cioè in assenza di regolamentazione comunale e, nel caso dei condomini, di regolamento o delibera che disciplini la fattispecie. Tra l’altro, in ambito condominiale si pone il diverso problema della regolamentazione delle aree comuni, pertanto prevalgono le decisioni della collettività.

Un buon modo di regolamentare le distanze dei cassonetti dei rifiuti dalle finestre è dunque quello d’inserirlo nel regolamento condominiale, ovvero di deliberarlo con apposita decisione.

Mancato rispetto distanze raccoglitori condominio: che fare?

Il condomino che ritiene siano state lese le disposizioni sopra citate, può adire l’autorità giudiziaria per la tutela delle proprie ragioni impugnando la delibera assembleare entro trenta giorni dalla data della riunione, se il condomino vi ha partecipato; in caso contrario, il termine decorre dal ricevimento della raccomandata contenente il verbale dell’assemblea inviata dall’amministratore di condominio.

È possibile, però, che il problema del mancato rispetto delle distanze dei raccoglitori nel condominio sorga dopo molto tempo: si pensi, ad esempio, ad un cassonetto collocato nelle vicinanze della finestra di uno dei condomini residente a pian terreno che, solamente dopo un po’ di tempo, comincia ad emettere cattivi odori. In un’ipotesi del genere, sarebbe troppo tardi per impugnare la delibera assembleare. Cosa fare?

Ebbene, se le esalazioni provenienti dai bidoni dell’immondizia sono tali da essere intollerabili, allora sarà possibile invocare l’intervento del giudice. Secondo la legge, infatti, ogni tipo di immissione (di rumori, di gas, ecc.), se intollerabile, giustifica il ricorso all’autorità giudiziaria al fine di ottenere la cessazione della molestia e il risarcimento del danno [8].

Dunque, anche nel caso in cui siano decorsi i termini per impugnare la delibera assembleare che ha stabilito la distanza e/o il posizionamento dei cassonetti dei rifiuti, è sempre possibile chiederne la rimozione quando dagli stessi provengano esalazioni insostenibili.

Cassonetti troppo lontani: esenzione tassa rifiuti

Abbiamo visto cosa fare se i cassonetti dei rifiuti sono troppo vicini. Cosa accadrebbe se, al contrario, i raccoglitori dell’immondizia fossero molto distanti dalla propria abitazione? Di sicuro, ciò sarebbe un bene, in quanto verrebbe scongiurato ogni rischio di esalazione o di incendio pericoloso. Il rovescio della medaglia, però, sarebbe quello di dover raggiungere detto cassonetto per gettare l’immondizia (ovviamente nel caso in cui il Comune di residenza non assicuri il servizio di raccolta porta a porta). Cosa fare in casi del genere?

Ebbene, c’è giurisprudenza [9] che ammette la possibilità di chiedere una riduzione della tassa sui rifiuti (Tari) quando il centro di raccolta rifiuti più vicino è molto distante dall’immobile a cui la tassa è riferita. In questo caso, infatti, è possibile ottenere una riduzione dell’imposta che può arrivare anche al 40% (lo sconto viene  in ogni caso determinato dal Comune in cui è ubicato l’immobile). È sempre il Comune ad indicare una distanza minima oltre la quale la scontistica può essere applicata.

La sentenza sopra citata ha stabilito che il contribuente che trova un cassonetto lontano oltre i 300 metri dalla propria abitazione (o a partire dalla strada privata in cui l’immobile è ubicato) ha diritto ad un taglio della tariffa. Se l’immobile, quindi, non si trova nella zona perimetrale prevista, la tassa è dovuta in misura ridotta.


note

[1] Art. 25 D. Lgs. n. 285/1992 (Codice della strada).

[2] Art. 88 d.P.R. n. 495/1992 del 16.12.1992.

[3] Corte d’Appello di Lecce, sent. n. 419/2015 del 16.06.2015.

[4] Art. 1136 cod. civ.

[5] Art. 1130 cod. civ.

[6] Tar Piemonte, sent. n. 1169/2015 del 10.07.2015.

[7] Art. 889 cod. civ.

[8] Art. 844 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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