Diritto e Fisco | Editoriale

I trailer si pagano. La vocazione al suicidio dell’industria dei contenuti

26 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2011



La S.I.A.E. ha iniziato a riscuotere i diritti d’autore sui trailer trasmessi da siti internet; a far scattare il compenso sarebbero le musiche contenute nei trailer.

La S.I.A.E. rende noto che i brani contenuti negli spot cinematografici, in quanto rientranti nella proprietà intellettuale dei rispettivi autori, devono essere “equamente compensati” nel caso di diffusione al pubblico. E questo vale anche per le trasmissioni in streaming caricate sui portali web.

Si tratta della licenza Video On Demand che la SIAE, per via di un recente accordo con l’AGIS (Associazione Italiana Generale Spettacolo) e le associazioni cinematografiche a essa aderenti (ANEC, ANEM, ACEC e FICE), distribuirà al prezzo di 450 euro per trimestre. La licenza darà diritto a trasmettere non più di trenta trailer.

Tale corrispettivo dovrà essere versato sia nel caso in cui il trailer sia “caricato” all’interno del sito utilizzatore, sia nel caso in cui la visione sia resa possibile attraverso ebbedding ad altro sito (a YouTube per esempio). Questo perché la licenza è dovuta per il fatto stesso di comunicare opere musicali protette dal diritto d’autore.

In verità, quella che può sembrare una novità, non è nient’altro che una più servile applicazione della legge sul diritto d’autore del 1941, oggi, attualizzata ai nuovi mezzi di diffusione. Alcun dubbio, del resto, può sorgere sul fatto che la normativa imponga un compenso all’autore le cui musiche originali vengano da terzi diffuse in pubblico. Nessuno però aveva sino ad ora pensato che tale previsione potesse estendersi anche ai trailer diffusi sul web. E vediamo perché.

Innanzitutto perché non viene facile accettare il controsenso di un sistema che chiede soldi a chi gratuitamente fa pubblicità a terzi. Tali difatti sono i siti indipendenti che, con finalità no-profit, si curano di recensire i film e di caricare i relativi trailer. Sarebbe come ammettere che il pubblicitario debba pagare l’azienda da lui stesso pubblicizzata.

Se è vero che il trailer non è che una pubblicità alla pellicola, è difficile individuare la logica commerciale che sta dietro il pretendere compensi da chi ospita il trailer (e quindi di fatto pubblicizza il film) per un servizio che svolge a favore del soggetto pubblicizzato (in questo caso l’industria cinematografica). Il proprietario di un cartello stradale non si sognerebbe mai di pagare la ditta propagandata sul cartello stesso.

È uno dei tanti controsensi di questo dinosauro, che si chiama “industria dello spettacolo” e che non ne vuole sapere di adeguarsi alle nuove regole del mercato, ma per il quale ogni occasione è buona per incassare spiccioli.

Non viene neanche facile comprendere le parole della S.I.A.E. laddove, in un comunicato ufficiale, ha espresso le seguenti motivazioni:

La musica è chiaramente tra le materie prime dei contenuti audiovisivi come i trailer. Dov’è la sorpresa se un’impresa deve pagare quando si procura le materie prime per fare business? Grazie ai produttori e ai distributori cinematografici i trailer arrivano pronti all’uso ai siti e alle riviste on line che trattano dell’argomento. L’unico diritto da pagare è quello per le colonne sonore. Chi le utilizza dovrebbe trovare tutti i titolari delle varie musiche, ma con la licenza della SIAE gli utenti risolvono il problema con un unico pagamento”.

L’esempio delle materie prime è peraltro fuori luogo atteso che non capita spesso, nella realtà commerciale, che a pagare i fornitori siano i consumatori finali e non invece i produttori del bene. Chi normalmente paga le materie prime al fornitore, infatti, è il produttore/assemblatore del bene e non certo l’acquirente finale. Perché mai, allora, dovrebbe pagare, per la musica contenuta nel trailer, chi ospita il trailer stesso e non invece chi il trailer lo ha realizzato?

Ma c’è un discorso di opportunità che domina tutta la questione. Chi mai rinuncerebbe ad una somma cospicua sol per racimolare degli spiccioli? L’industria dei contenuti, che piange la crisi di questi ultimi anni, dimentica che il vero problema del nostro millennio non è vendere un prodotto in più, ma il non essere conosciuti all’interno di un mercato così vasto. L’insostituibile opera dei siti che trasmettono trailer potrebbe vedere il suo tramonto nel momento in cui essi non abbiano – così come del resto è per la gran parte di essi – le risorse per far fronte a tali oneri. Non conoscendo il prodotto, il calo al botteghino sarà immediato, con ulteriori effetti negativi sul mercato cinematografico.

Chi è causa del suo mal…


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5 Commenti

  1. La lettura dell’art. 70, della Legge sul Diritto d’Autore (sicuramente di valore superiore a qualsiasi regolamento e gabella SIAE) porta a ritenere che, per citare o riprodurre lecitamente parti d’opera (come as esempio un trailer), debbano ricorrere i seguenti presupposti:

    Art. 70, LdA (limite teleologico e dell’utilizzazione economica): la citazione o riproduzione di brani o parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi qualora siano effettuati per uso di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica entro i limiti giustificati da tali fini e purchè non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera citata o riprodotta.

    Da qui si evince che è possibile riprodurre liberamente a mo’di “citazione” (e secondo me anche senza nulla dovere) parti d’opera protetta dal diritto di autore, come appunto il trailer di un film o le sue musiche.
    La SIAE dice che la questione risiede nella riproduzione della colonna sonora del film per più di 45 secondi, ma l’art. 70, della Legge sul Diritto d’Autore non stabilisce nessun limite di tempo ma indica solo “riproduzione di brani o parti di opera”. Ovviamente non si può riprodurre tutta l’opera e come già detto, che un trailer sia possa considerare un opera a se stante e non un “brano o parti di opera” di un film (come in realtà è, compresa colonna sonora) è una cosa assai poco dimostrabile davanti ad un tribunale, e del resto quale è quel trailer che ha 45 secondi di musica di seguito appartenenti allo stesso brano? E chi lo potrebbe cronometrare?

  2. Grazie innanzitutto per il pertinente contributo.
    I termini della questione credo risiedano proprio nel fatto che il trailer venga considerato come un’opera a sé, e quindi non la “citazione” di un’altra opera. Quindi non varrebbe neanche cercare di configurarlo come citazione per scopo di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica per cercare di giustificarne la libera riproduzione.

    Per quanto poi riguarda l’aspetto musicale, spesso i trailer hanno delle “proprie” musiche – generalmente sinfoniche o comunque strumentali – che non sono parti di brani già composti a prescindere dal trailer stesso. Questo giustificherebbe perché gli autori delle musiche del trailer non troverebbero – se non con questa convenzione – una loro remunerazione.

    Altre volte il trailer riprende le musiche del film stesso. In questo caso, proprio perché utilizzano una parte di un’altra opera, devono riconoscere un “giusto compenso” agli autori della colonna sonora del film per l’utilizzo delle loro stesse musiche nel trailer.

    Certo sarebbe molto più facile se agli artisti autori delle O.S.T. (colonne sonore) si facesse firmare un accordo in cui già a monte dichiarano di non voler pretendere nulla per l’utilizzazione delle loro musiche all’interno di promozionali come i trailer. In questo caso non dovrebbero essere remunerati (perché comunque già remunerati con il compenso per la OST stessa da parte del produttore del film) e nessuno richiederebbe i diritti sui trailer.

    Ma in quest’ultimo modo nessuno ci speculerebbe. Ed ecco spiegato il tutto….

  3. Gentile Avv. Angelo Greco
    La lettura più attenta del suo articolo che butta benzina sulla vicenda “trailer a pagamento”, mi ha fatto ragionare e mi ha fatto porre una domanda: ma come mai la SIAE si accanisce sul far pagare lo streaming dei trailer tramite YouTube – concentrandosi sulla colonna sonora del trailer – quando invece potrebbe accanirsi ben più efficacemente nel far pagare gli streaming – ben più numerosi – conteneti brani musicali pop, rock o di altri generi?
    Per rispondermi ho fatto una ricerca sul web e ho messo in fila delle informazioni che messe assieme diventano indizi per una ipotesi forse fantasiosa…

    Nel luglio 2010 YouTube e SIAE siglano un accordo incentrato esclusivamente sulla musica, volto in particcolare a curare gli interessi degli autori musicali.
    L’accordo, con scadenza il 31 dicembre 2012, riguarda tutti i video caricati: il “sistema Content ID” (un software proprietario di YouTube che identifica automaticamente l’autore del brano) permetterebbe di identificare e seguire i contenuti protetti. Questo accordo ovviamente permette a chiunque la diffusione in streaming embed su siti libera e gratuita di musiche contenute in filmati provenienti dal database di YouTube (altrimenti che senso avrebbe l’accordo?).
    Da questo momento quindi a gli autori di brani musicali contenuti in qualsiasi filmato su YouTube dovrebbe essere corrisposto un micro compenso – TRAMITE LA SIAE – che si aggirerebbe attorno ai quattro millesimi di euro a clic,
    Una cifra ridicola se vista unitariamente ma che nel giro di 3 anni dovrebbe generare ricavi per più di 3 milioni di euro, tutti soldi che passano per le casse della SIAE e spesso vi rimangono per la rilevante percentuale di crediti inescossi dagli autori.
    Guarda caso però la SIAE quest’anno è stata comissariata per un debito nei confronti di autori ed editori che ammonta a circa 800 milioni di Euro e continua a non farvi del tutto fronte.
    Fa invece fronte a se stessa, con circa 146 milioni di Euro (!) all’anno in spese di personale (non posso immaginare a quanto ammonti il compenso di un dirigente SIAE).
    Rimane il fatto che bisogna far cassa e dare un contentino a gli autori e gli editori i quali continuano a rimanere a bocca asciutta, quindi (e qui entriamo nel campo delle ipotesi e delle intuizioni) alla SIAE decidono di fare le pulci a YouTube tentando di costrigerli a modificare l’accordo un anno prima della scadenza.
    Come?
    Già da tempo la SIAE era a conoscenza del fatto che il “sistema Content ID” di YouTube non riconosce tutti gli autori dei brani musicali contenuti in un filmato, ma sopratutto NON PUO’ E NON POTRA’ MAI riconoscere gli autori dei brani contenuti in un trailer cinematografico, brano spesso realizzaro apposta per il trailer (del resto chi li conosce?).
    Fino a quando le cose andavano bene nessun problema, anche perchè i brani “non riconosciuti” rappresentano una piccolissima percentuale rispetto alla musica diffusa da YouTube, ma adesso che la coperta è corta, questa “inadempienza” di Google/YouTube diventa un grimaldello.
    Ma come fare per costringere YouTube a rivedere gli accordi in anticipo con un cospicuo aumento dei compensi di YouTube per SIAE?
    Semplice, basta disturbare i fruitori (e in fondo clienti) di YouTube con la scusa della gabella sui trailer, i quali alzeranno gli scudi contro il provvedimento togliendo immediatamente i trailer dai siti con grande clamore mediatico. Ci vorrà poi poco perchè i gestori dei siti web capicano e facciano sapere che la responsabilità delle mosse della SIAE è di YouTube e dei loro accordi con la SIAE.
    In realtà l’accordo del luglio 2010 con la SIAE esclude da questi problemi i fruitori dei servizi di embed streamig di YouTube, ma SIAE, che punta al bersaglio grosso (YouTube) per lucrare, ha interesse a mettere in cattiva luce YouTube con i propri utenti, i quali a questo punto non si fidano più del servizio e delle garanzie di legalità – cosa assai grave.
    A questo punto SIAE chiederà – in maniera assai riservata – a YouTube di rivedere in anticipo e al rialzo gli accordi economici del 2010, ed in cambio ritirerà la apparentemente “inopinata” richiesta di danaro agli utenti finali, restaurando a livello di opinione pubblica la fiduca degli utenti in YouTube.
    Per questo motivo più insulti e rilievo mediatico riceverà la SIAE sulla vicenda “tralier a pagamento” meglio sarà, pechè metre SIAE è già un cerbero dalla pessima immagine pubblica e non ha niente da perdere, YouTube/Google ha tutto da perdere dal punto di vista della immagine e della fiducia degli utenti e ovviamente di coloro che investono in pubblicità sulle loro piattaforme.

    Come già detto le mie sono ipotesi, ma se tra qualche giorno o settimana la SIAE farà un passo in dietro sulla questione “tailer a pagamento” le mie ipotesi si trasformeranno come minimo in saggie profezie… 😉

  4. Un ultima nota: il fatto che nei trailer non vi siano titoli di coda che riportano i nomi degli autori del trailer e delle musiche del trailer – mentre invece i nomi di questi ultimi sono riportati (esclusivamente) nei titoli di coda del film integrale – non inficia totalmente la possibilità di dimostrare che il trailer possa essere considerato come “opera a se stante originale” per mancanza totale di “autorialità” e di riferimenti a gli autori?
    Se viene a cadere il concetto di “opera a se stante originale” per il trailer ovviamente viene a cadere la pretesa del pagamento di una qualsiasi licenza d’uso da parte di SIAE.

  5. Non sono dentro il cinema e non faccio il regista. Ma immagino che gli autori del trailer siano gli stessi che hanno montato la pellicola. Per cui, alla fine, forse non c’è neanche bisogno di scrivere i suoi autori, atteso che, alla fine del trailer, ci sono già i nomi di coloro che hanno realizzato la pellicola.

    Comunque non è certo la presenza di titoli di coda a rendere un’opera originale. Come dire che un bar non esiste solo perché non ha un’insegna con un nome diverso dal semplice “bar”.

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