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Lo sai che? Che fare se non si può pagare Agenzia Entrate Riscossione?

Lo sai che? Pubblicato il 27 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 agosto 2017

Se, non potendo pagare la riscossione per l’Agenzia delle Entrate di quanto richiesto, in quanto i debiti contratti superano le entrate mensili, cosa avviene in questo caso?

Colui che non può pagare il creditore – sia questi Agenzia Entrate Riscossione che un soggetto privato – può soggiacere al pignoramento. Chiaramente, se il debitore è nullatenente e non ha né redditi, né beni intestati, non subirà alcun tipo di espropriazione (o l’eventuale tentativo andrà “nel vuoto”), né alcun altra conseguenza di tipo giuridico (solo per il mancato pagamento di banche e finanziarie è infatti prevista la segnalazione alla Centrale Rischi interbancaria). Il fatto che lo stipendio sia insufficiente a far fronte all’intero debito, non esclude l’avvio del pignoramento sulla (benché minima) busta paga, sul conto in banca o sui beni intestati. Ma con alcuni limiti. Li illustreremo qui di seguito e, all’esito, spiegheremo che fare se non si può pagare Agenzia Entrate Riscossione.

Che fare se lo stipendio è troppo basso

Come abbiamo detto, se il lettore non è titolare di un reddito sufficiente per pagare le cartelle esattoriali notificategli da Agenzia Entrate Riscossione, questo non esclude che l’Esattore non possa avviare una procedura esecutiva su quel poco di stipendio che prende o sui beni di proprietà. Con alcune precisazioni e limiti.

Lo stipendio può essere sempre pignorato nei limiti di un decimo se non supera 2.500 euro; nei limiti di un settimo se non supera 5.000 euro; nei limiti di un quinto se superiore a 5.000 euro. Per esempio, su uno stipendio di 500 euro al mese, si può subire un pignoramento di massimo 50 euro.

Se lo stipendio viene depositato in banca, il pignoramento può arrivare a bloccare solo la somma che eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia 1.345,56 euro). Se il conto resta al di sotto di tale soglia non può essere pignorato; tuttavia tutti i successivi stipendi che ivi verranno depositati saranno pignorati nei limiti delle percentuali sopra indicate (un decimo, un settimo o un quinto).

Che fare se la pensione è troppo bassa

Le stesse regole appena dette per lo stipendio valgono anche per la pensione. Con una sola differenza: il pignoramento della percentuale della pensione non si applica su tutto l’importo percepito dall’Inps, ma dallo stesso va detratto il minimo vitale (che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale, ossia 672,10 euro).

Che fare se si è disoccupati o senza pensione

Se il debitore non ha un reddito, può ugualmente subire il pignoramento degli altri beni come ad esempio la casa, l’usufrutto, i canoni di affitto percepiti da eventuali immobili in usufrutto o di proprietà. Il fatto di essere disoccupato infatti non preclude la possibilità di un pignoramento.

Che fare se si subisce l’ipoteca sulla casa

A differenza del creditore privato, Agenzia Entrate Riscossione è soggetta a una serie di limiti per quanto riguarda ipoteche e pignoramenti immobiliari. Iniziamo dalla prima.

L’ipoteca può essere iscritta anche se la casa è stata inserita nel fondo patrimoniale. Tuttavia è necessario che il debito sia superiore a 20mila euro e che, 30 giorni prima, sia stato inviato il preavviso di ipoteca. Chiedendo una rateazione si sospende la misura non ancora iscritta. Se invece iscritta, la rateazione non ne comporta la cancellazione.

Al debitore è sempre consentito fare pagamenti parziali per riportare il debito al di sotto di 20mila euro e non subire l’ipoteca.

L’ipoteca non significa espropriazione, ma solo una preferenza nella distribuzione del ricavato dalla vendita qualora si proceda all’asta.

Che fare se si subisce il pignoramento della casa

A differenza del creditore privato, Agenzia Entrate Riscossione può pignorare la casa o qualsiasi altro immobile solo a condizione che:

  • prima si stata iscritta ipoteca
  • il debito complessivo sia superiore a 120mila euro
  • il valore complessivo di tutti gli immobili di proprietà del debitore sia superiore a 120mila euro.

Anche in questo caso, al debitore è sempre consentito fare pagamenti parziali per riportare il debito al di sotto di 120mila euro e non subire il pignoramento.

In ogni caso, il pignoramento non può avvenire se:

  • il debitore è proprietario di un solo immobile
  • questo non è accatastato A/8 o A/9
  • l’immobile è adibito a civile abitazione
  • presso l’immobile in questione il debitore ha fissato la propria residenza.

Che fare se il proprio stipendio o i propri beni sono insufficienti a estinguere il debito

Tutte le volte in cui i debiti di una persona sono superiori alle sue possibilità di estinguerli con i propri beni o con il reddito prodotto, la legge [1] consente di tagliare una percentuale consistente di tale debito ricorrendo al giudice. La procedura viene chiama «crisi da sovraindebitamento», mentre la normativa è stata battezzata «legge salva suicidi». Se il debito attiene ad attività di impresa o lavorative (si pensi all’Iva o all’Ires) si deve ottenere il consenso del 60% dei credito (cosiddetto «accordo coi creditori»), mentre laddove il debito attiene a imposte della persona fisica (si pensi all’Irpef o all’imposta sugli immobili) è sufficiente avere il nulla osta del giudice a prescindere dal consenso dei creditori (cosiddetto «piano del consumatore»). Per maggiori informazioni su tale aspetto leggi Fallimento del consumatore ed Esdebitazione consumatori e legge salvasuicidi.

Cosa non fare se non si può pagare Agenzia Entrate Riscossione?

Qualche suggerimento ora in merito a cosa non fare se si hanno debiti con Agenzia Entrate Riscossione.

Non donare o vendere la casa. Quest’atto è revocabile entro cinque anni; per cui si rischia di spendere soldi inutilmente. Se poi il debito è superiore a 50mila euro e si tratta di debiti per Iva o Irpef si rischia anche un’incriminazione per «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte».

Altra cosa da non fare è evitare di ricevere le raccomandate o gli atti giudiziari. Questi hanno effetto anche se non ritirati.

Non bisogna ostacolare l’ufficiale giudiziario che si reca a casa per fare il pignoramento dei mobili o il custode e il professionista delegato per la vendita della casa eventualmente pignorata: in caso contrario, il giudice potrebbe disporre l’ordine di sfratto immediato.

Non ha molto senso neanche andare all’estero, poiché ugualmente i beni immobili in Italia restano pignorabili e le notifiche nei confronti dei soggetti iscritti all’Aire si considerano compiute anche con semplici raccomandate inviate fuori Italia.

note

[1] L. n. 3/2012.


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