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Spetta sempre al contribuente difendersi dal fisco

27 agosto 2017


Spetta sempre al contribuente difendersi dal fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 agosto 2017



Accertata la disponibilità di una casa o di un’auto oppure un movimento sospetto sul conto corrente spetta al contribuente fornire le prove circa la propria correttezza.

Si sente spesso dire che vincere una causa contro l’Agenzia delle Entrate è difficilissimo. Perché mai? È vera la voce secondo cui spetta sempre al contribuente difendersi dal fisco, mentre a quest’ultimo basta affidarsi a indizi? L’evasione fiscale può essere semplicemente “presunta fino a prova contraria”? Per quanto strano e ingiusto possa sembrare, in gran parte dei casi è proprio così: se l’amministrazione finanziaria rileva la presenza di beni indice di capacità reddituale, come case o auto, oppure versamenti sospetti sul conto corrente è solerte a chiedere chiarimenti al contribuente. Se tali chiarimenti non dovessero risultare convincenti scatterebbe l’accertamento fiscale. In pratica, ciò conferma il sospetto di partenza: spetta sempre al contribuente difendersi dal fisco. E a complicare le cose si inserisce una rigida regola del processo tributario: la prova contraria non può mai essere una testimonianza, ma deve essere necessariamente documentale. Tanto per intenderci:

  • per giustificare un bonifico di 5mila euro sul proprio conto corrente non basta dire che si tratta della restituzione di un prestito fatto in precedenza a colui che ha eseguito detto pagamento, portando la sua testimonianza come prova: è necessario anche un documento scritto come una scrittura privata avente data certa che attesti il mutuo o l’estratto conto che documenti il precedente prestito;
  • per giustificare il possesso di un’auto o di un’auto superiore alle capacità economiche del contribuente non basta dire che la stessa è stata acquistata con i soldi avuti da un parente ma è necessario dimostrare il passaggio di denaro da quest’ultimo al beneficiario della donazione.

Questi concetti sono stati più volte ripetuti dalla giurisprudenza e, di recente, da una sentenza della Cassazione [1].

In ogni caso al contribuente è sempre data la possibilità di difendersi in anticipo. In altri termini non gli viene notificato, di punto in bianco, l’accertamento costringendolo a presentare le proprie deduzioni direttamente al giudice. C’è prima una fase amministrativa, un confronto (che può avvenire verbalmente o per iscritto) davanti all’ufficio. L’Agenzia delle Entrate, infatti, è tenuta a invitare il contribuente a fornire giustificazioni in merito all’operazione sospetta sul conto o alla provenienza dei soldi con cui sono stati acquistati beni di lusso come case e auto. Tutto ciò che non viene detto in questa fase non può poi essere dedotto davanti al giudice: sicché è meglio partecipare – eventualmente con l’assistenza di un professionista – all’incontro.

Se le giustificazioni non dovessero essere convincenti, il possesso dei due beni è sufficiente per giustificare l’accertamento operato dal fisco. Logico dedurne una maggiore capacità contributiva.

Leggi anche Prima casa e auto non fanno più reddito

note

[1] Cass. sent. n. 20369/17 del 24.08.2017

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 7 giugno – 24 agosto 2017, n. 20369

Presidente Schirò – Relatore Manzon

Rilevato che:

Con sentenza in data 6 ottobre 2015 la Commissione tributaria regionale del Lazio accoglieva l’appello proposto da Sa. Ma. avverso la sentenza n. 12152/45/14 della Commissione tributaria provinciale di Roma che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRPEF ed altro 2008. La CTR osservava in particolare che il gravame era fondato sia perché l’accertamento sintetico “redditometrico” de quo non era fondato, come giuridicamente indispensabile, su presunzioni “gravi, precise, concordanti” sia perché comunque il contribuente aveva dato prove contrarie adeguate agli “indici redditometrici” sia perché difettava il contraddittorio endoprocedimentale.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’ Agenzia delle entrate deducendo quattro motivi.

Resiste con controricorso il contribuente, che successivamente ha depositato memoria.

Considerato che:

Con il secondo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- l’agenzia fiscale ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione dell’art. 38, D.P.R. 600/1973, poiché la CTR ha affermato che gli “indici redditometrici” costituiscono una presunzione semplice e non legale, ancorché relativa.

La censura è fondata.

Va infatti ribadito che «In tema di accertamento dei redditi con metodo sintetico ex art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, la disponibilità di un alloggio e di un autoveicolo integra, ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. citato, nella versione “ratione temporis” vigente, una presunzione di capacità contributiva “legale” ai sensi dell’art. 2728 c.c., imponendo la stessa legge di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”, sicché il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso di tali beni» (Sez. 6-5, Ordinanza n. 17487 del 01/09/2016, Rv. 640989 – 01).

Nell’affermare invece che la presunzione in questione non è “legale” (relativa), ma “semplice”, la sentenza impugnata è sicuramente incorsa nel denunciato vizio di violazione/falsa applicazione dell’art. 38, D.P.R. 600/1973.

La fondatezza del mezzo de quo è assorbente del primo motivo di ricorso.

Con il terzo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- la ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione dell’art. 38, D.P.R. 600/1973, poiché la CTR ha evidenziato la carenza del contraddittorio endoprocedimcntale.

La censura è fondata.

Risulta invero pacifico che tale contraddittorio vi è stato, mediante invio di un questionario, al quale il contribuente ha risposto con memoria, e che peraltro di ciò si è dato atto e se ne è tenuto conto nell’atto impositivo impugnato.

Con il quarto motivo – ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.-vi è doglianza di violazione/falsa applicazione degli artt. 38, D.P.R. 600/1973, 2697, cod. civ., poiché la CTR ha affermato l’adeguatezza delle allegazioni difensive e probatorie del contribuente, nell’ambito oggettuale definito dalla prima disposizione legislativa.

La censura è fondata.

Va infatti ribadito che «In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente dall’art. 38, sesto comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nella versione vigente “ratione temporis”, non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta» (Sez. 5, Sentenza n. 25104 del 26/11/2014, Rv. 633514 – 01)

La sentenza impugnata si discosta palesemente da tale principio di diritto, limitandosi a considerazioni del tutto generiche e prive di alcuna considerazione eziologica circa la possidenza del Sa. e l’utilizzo di una delle auto considerate quale “indice redditometrico”.

La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al secondo, terzo e quarto motivo, assorbito il primo, con rinvio al giudice a quo per nuovo esame.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

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1 Commento

  1. Non è mica una novità!!!!!! abbiamo visto un sacco di notizie nel programma “STRISCIA LA NOTIZIA”. Dove ADE e Equitalia hanno sempre fatto quello che volevano!!!! anche con le cartelle pazze!!!! a loro cosa gliene frega!!!!! tanto è sempre il cittadino che deve tirare fuori i soldi per farsi assistere da un Legale!!!!!, mica loro!!!!!! Loro già sanno, a priori che vincono!!!! come è già stato dimostrato dal programma citato. Loro non hanno mai colpa, anche se sbagliano!!!! Questa è la Democrazia “Liberale” Lo stato non paga mai, siamo sempre noi cittadini a pagare loro!!!! Altra vergognosa anomalia tutta Italiana!!!!!!!! Se prima erano in due!!!! ora è uno solo che ti tartassa!!!!! Ingenuità degli Italiani, che hanno creduto a Renzi!!!!! Quando disse, Equitalia SPARIRA’!!!!!

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