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News Pensione minima di garanzia dal 2019

News Pubblicato il 27 agosto 2017

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> News Pubblicato il 27 agosto 2017

Rinviato al 2019 l’intervento che prevede una pensione minima  sino a mille euro per i giovani che hanno carriere discontinue.

La pensione minima di garanzia per i giovani ci sarà, ma il percorso per la sua definizione è stato rinviato al 2019, a causa delle scarse risorse attualmente disponibili. Questa proposta di legge, finalizzata a tutelare i lavoratori con carriere discontinue e col calcolo della pensione integralmente contributivo, è stata quindi “messa nel cassetto” solo momentaneamente e sarà operativa il prima possibile: addirittura, pare che il Governo voglia ricorrere a una sorta di norma “ponte” da inserire nella manovra, per vincolare il prossimo esecutivo a far scattare al più tardi nel 2019 la pensione minima di garanzia.

Ma come funzionerà questo nuovo trattamento? Sarà simile all’integrazione al minimo della pensione? Facciamo il punto della situazione.

Pensione minima di garanzia e integrazione al minimo

La proposta di una pensione minima di garanzia è nata dall’esigenza di estendere l’integrazione al minimo della pensione per tutti, compresi coloro che, non possedendo contributi versati prima del 1996, non hanno diritto al calcolo retributivo o misto del trattamento, ma solo contributivo. Questo calcolo è altamente penalizzante, perché basato esclusivamente sui contributi versati.

Inoltre, mentre chi ha diritto al calcolo retributivo o misto della pensione ha un duplice vantaggio, cioè quello di avere una quota di pensione calcolata secondo la media degli ultimi stipendi (la quota retributiva, appunto), assieme a quello di poter beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo, chi ha diritto al calcolo esclusivamente contributivo non solo ha lo svantaggio relativo al sistema di calcolo della prestazione, ma non può nemmeno beneficiare dell’integrazione della pensione al trattamento minimo.

Con la pensione di garanzia, invece, i lavoratori più giovani e coloro che presentano carriere discontinue avranno diritto a una pensione minima di 650 euro mensili, sino a un massimo di 1.000 euro, garantendo così un tasso di sostituzione medio del 65% tra stipendio o reddito e pensione.

La pensione minima di garanzia sarebbe dunque più alta rispetto all’integrazione al trattamento minimo (quest’ultima è attualmente pari a 501,89 euro), anche se considerando l’ulteriore integrazione al milione e la maggiorazione sociale si può arrivare a percepire sino a 638 euro mensili (non tutti coloro che beneficiano dell’integrazione al minimo, però, ne hanno diritto).

Come funzionerà la pensione minima di garanzia

Nel dettaglio, con la pensione di garanzia i lavoratori soggetti al calcolo integralmente contributivo della pensione avranno diritto a un trattamento minimo di 650 euro mensili per chi possiede almeno 20 anni di contributi. Per ogni anno di contributi in più rispetto al 20°, dovrebbero spettare 30 euro mensili in aggiunta sulla pensione, sino a un massimo di 1.000 euro. In questo modo chi possiederà, ad esempio, 30 anni di contributi, avrà diritto a 950 euro mensili di pensione, a prescindere dall’ammontare del montante contributivo, cioè dall’ammontare dei contributi accantonati e rivalutati nell’arco della vita lavorativa.

Naturalmente l’integrazione non si applicherebbe a chi, avendo versato ingenti cifre, magari grazie a stipendi o redditi particolarmente elevati, avrà già raggiunto e superato l’importo minimo della pensione di garanzia.

Non è ancora chiaro, invece, se la pensione di garanzia dovrà sottostare a dei limiti di reddito, come attualmente avviene per l’integrazione al trattamento minimo.

Chi avrà diritto alla pensione minima di garanzia

Come anticipato, potranno fruire della pensione di garanzia coloro la cui pensione è calcolata col sistema integralmente contributivo, in quanto non destinatari dell’integrazione al trattamento minimo.

Nel dettaglio, sono calcolate integralmente con tale sistema:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996;
  • le pensioni degli aderenti all’Opzione contributiva Dini;
  • le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo da altre gestioni.

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