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Perché in Italia la borghesia non esiste più?

28 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2017



Crisi ed evoluzione del mercato del lavoro hanno cambiato il concetto di borghesia, non più legata alle professioni ma al reddito. Ci sono dei nuovi borghesi?

«Per essere un piccolo borghese bisogna essere ben preparato: imparare un pochino d’inglese, comportarsi da superdotato.

Per potere essere anziché non essere serve avere un grazioso villino, una grande rete imparare a tessere e sognare la villa a Portofino».

Con qualche minuscolo aggiustamento per questioni di rima italiana, queste erano alcune delle istruzioni per diventare un piccolo borghese, scritte una trentina di anni fa dal cantautore argentino Alberto Cortez. Una classe sociale il cui significato è stato storpiato nel tempo fino a storpiare anche la mentalità di chi cerca la propria realizzazione nel dimostrare (agli altri, ma soprattutto anche a se stesso) che ha una vita agiata e che c’è chi sta peggio di lui. Certo, c’è chi sta anche meglio, ma son dettagli (e poi, «chissà come avrà fatto per arrivare lì»).

I tempi sono cambiati, certo, e la crisi ha riportato con i piedi per terra molti aspiranti borghesi di quelli che confondono quello che hanno con quello che vorrebbero avere ma che non avranno mai, nonostante i consigli argentini di Cortez. Ma il nuovo contesto economico e sociale ha anche limitato le aspirazioni di chi una volta sarebbe stato sicuramente un borghese medio e oggi deve solo sentirsi una persona fortunata.

Così, c’è chi si chiede: perché in Italia la borghesia non esiste più?. Siamo sicuri che sia davvero così? O semplicemente, come tutte le cose, la borghesia è semplicemente cambiata ed è passata nelle mani di chi, 20 anni fa, nemmeno se la sarebbe sognata? E giusto continuare ad identificare il borghese, come si faceva una volta, per la sua professione e non per il reddito che ha a disposizione? E, ancora: è forse nato un nuovo tipo di borghesia (che potremmo chiamare «borghesia 2.0») di pari passo con lo sviluppo di nuovi mestieri?

Vediamo le differenze tra ieri e oggi per capire perché in Italia la borghesia non esiste più. Ammesso e non concesso che sia così.

Chi erano i primi borghesi

Lo sapevate da dove nasce la parola «borghese»? Il borghese, nel Medioevo, era quello che abitava nel borgo, e non nel castello, e che praticava un libero mestiere. Era, quindi, un artigiano o un commerciante, un medico o un artista. Non era nobile e, quindi, non poteva portare armi e nemmeno una divisa. Vestiva, infatti, «in borghese» (non è una battuta).

Era, quindi, l’equivalente al libero professionista di oggi ed apparteneva ad una classe sociale nata come alternativa a chi era suddito o a chi lavorava i campi «sotto padrone». Aveva una condizione economica stabile e migliore rispetto alla classe più bassa senza dipendere da un Signore. Almeno nelle sue intenzioni: se il Signore non comprava la sua merce o i suoi servizi, la sua attività andava a rotoli.

In altre parole: il borghese, quello abitava nel borgo, era colui che possedeva dei mezzi di produzione per guadagnarsi la vita senza dipendere da nessuno.

Chi era il borghese di ieri

Col passare del tempo, si è acuita la differenza tra il concetto di borghesia e quello di proletariato. Il borghese è passato ad essere il «ricco», il proletario il «povero», indipendentemente dal fatto di avere o meno a disposizione dei mezzi di produzione.

E’ così che è stata immaginata la borghesia fino a pochi anni fa: quella alta, fatta da ricchi industriali e nobili ed inarrivabili professionisti che non si pongono alcun problema nell’ostentare il loro status, quasi a voler rimarcare la differenza tra il loro ceto sociale e la classe operaia. Quella borghesia media, fatta da impiegati, professionisti o imprenditori con uno reddito medio-alto che si sono permessi prima la station wagon, poi il Suv, l’auto di lusso, il camper e, infine, la casa al lago, al mare o in montagna ed il figlio in un college di Boston. Insomma, persone che possedevano delle proprietà e un buon reddito, senza essere considerati «ricchi». E quella piccola borghesia, in cui finivano artigiani, commercianti o agricoltori. Ma anche impiegati in grado non solo di sbarcare il lunario ma di permettersi qualche piccolo vizio. Anche un bilocale in campagna, pur di convincersi (e di convincere gli altri) di essere «un borghese».

Chi è il borghese di oggi

In Italia la borghesia non esiste più? Non è proprio così. Semmai, questo sì, si è modificata, come ha recentemente confermato l’Istat nel Rapporto annuale 2017 che traccia un profilo sugli italiani di oggi.

Leggendo il dossier dell’Istituto di statistica, si scopre che le carte, per quanto riguarda le classi sociali, sono state violentemente rimescolate. Oggi l’equazione «professionista = uomo ricco» non esiste più, anzi: ci sono ben 9 gruppi all’interno della società, definiti in base al reddito percepito e non alla categoria professionale a cui si appartiene.

E già questo è il primo segnale di cambiamento: oggi il borghese non è più per definizione, come agli inizi, come lo era fino a ieri, la persona che possiede dei mezzi di produzione (il commerciante, l’artigiano, il medico, l’avvocato, l’ingegnere) ma chi si può permettere un certo tenore di vita (più o meno elevato) in base a quello che guadagna e all’abilità che ha nel fare degli investimenti o nel risparmiare.

Addio alla piccola borghesia

L’Istat ha dichiarato defunta la piccola borghesia, fatta oggi di famiglie di impiegati, operai in pensione e famiglie tradizionali della provincia, «non più in grado di guidare il cambiamento e l’evoluzione sociale», scrive l’Istituto. Questo, spiega ancora l’Istat, è il frutto della «perdita dell’identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi, ma anche al cambiamento di attribuzioni e significati dei diversi ruoli professionali». In sostanza: il lavoro non dà più garanzie come una volta per potersi sentire un piccolo borghese (e, soprattutto, per vivere come tale), così come il mestiere di alcuni liberi professionisti non gode della considerazione di una volta.

Le nuove classi sociali

Ma, se in Italia la piccola borghesia non esiste più, quella media e quella alta sopravvivono? Vediamo le 9 classi sociali disegnate dall’Istat:

  • i giovani «blu collar», cioè quelli con bassa scolarizzazione impiegati nei call center, servizi alla persona o distribuzione commerciale;
  • le famiglie degli operai in pensione con reddito medio;
  • le famiglie a reddito basso con stranieri;
  • le famiglie a reddito basso con soli italiani;
  • le famiglie tradizionali di provincia (famiglie numerose, con figli e nonni, dove a portare a casa lo stipendio è un uomo con al massimo la licenza media;
  • gli anziani soli ed i giovani disoccupati;
  • le famiglie benestanti di impiegati;
  • le famiglie con pensioni d’argento;
  • la classe dirigente.

Si può, dunque, affermare che, almeno queste tre ultime categorie, alimentino ancora le fila della media e dell’alta borghesia, almeno sulla carta. Soprattutto quella dei dirigenti che, secondo l’Istat, «è la classe dell’innovazione sociale, in quanto detentrice dei mezzi di produzione e del potere decisionale e il titolo di studio è elemento determinante». Un balzo in avanti rispetto al borghese del Medioevo.

Resta la borghesia media delle famiglie benestanti di impiegati, formate da coppie con figli che hanno un buon tenore di vita e delle cosiddette «pensioni d’argento», con un reddito elevato ed in grado di sostenere delle spese più alte.

I borghesi 2.0

Come abbiamo visto, in Italia la borghesia esiste ancora eccome. Va soltanto concepita in modo diverso rispetto al passato, perché così hanno imposto il contesto sociale ed economico che si sta vivendo e l’evoluzione del mercato del lavoro, che ha distanziato ancora di più chi sta bene e chi fa quello che può (quando può). E che ha creato nuove figure di borghesi a discapito di chi una volta aspirava ad esserlo (seguendo le istruzioni di Cortez).

Non è forse una borghese chi ha creato un impero da diversi milioni di euro come blogger di moda partendo dalla pubblicazione di qualche sua idea su un sito specializzato? Non lo è chi ha creato un sito di informazione su Internet e oggi si può permettere dei lussi che un normale giornalista nemmeno si sogna? Oppure chi, senza un titolo di studio, ha cominciato a giocare a pallone e oggi guadagna 30 milioni di euro l’anno? O chi, senza nemmeno diplomarsi, si è messo a cantare (per modo di dire) e oggi vive in una casa da 400 metri quadri? E che dire di chi, senza una laurea in tasca, viene chiamato puntualmente come ospite televisivo in versione di «opinionista-tuttologo» (che si parli di finanza o della crescita anomala delle verze durante l’invernonele regioni del Sud del mondo non importa, basta esserci) creandosi un personaggio dal nulla e guadagnando qualche migliaio di euro a comparsata? Non sono borghesi pure questi, più di un avvocato, di un commercialista o di un geometra, cioè di quelli che, secondo la vecchia definizione, dovrebbero essere i veri borghesi, dotati di titolo di studio ed in possesso di mezzi di produzione?

In conclusione: la borghesia in Italia esiste ancora. Diversa da quella di una volta, ma esiste eccome.

Come non si estingueranno mai quelli che andranno in giro «col vestito sempre ben stirato /segretaria, autista e partita di golf/ e l’ufficio molto ben arredato». Così, per seguire le istruzioni dell’argentino Cortez e tentare di dimostrare che ancora si può essere un piccolo borghese.

note

Autore immagine: 123rf.com


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