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Editoriali Si possono registrare le conversazioni di nascosto?

Editoriali Pubblicato il 29 agosto 2017

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> Editoriali Pubblicato il 29 agosto 2017

Sono genitore di un ragazzo disabile con la L. 104/92 art. 3 e accompagnamento. Sono spesso convocato a Gruppi di Lavoro Handicap, organizzati dalla sua scuola.
Posso, in sede di riunione, in locali scolastici o ASL, portare (senza dichiararlo ai convenuti) un registratore (ora anche esistenti su cellulari)? Vorrei tenere le registrazioni come promemoria, senza divulgarle, ma all’occasione usarle in caso di ricorso qualora dovessero esservi azioni a danno di mio figlio, e pertanto, riutilizzarle in sedi giudiziarie.

 

A ben vedere, le domande sono due:

  • 1) Si possono effettuare registrazioni di conversazioni di nascosto?
  • 2) Le conversazioni così registrate possono poi essere utilizzate in un giudizio?.

Quanto alla prima delle indicate domande dobbiamo partire dal principio secondo il quale nessuno può essere intercettato e registrato nelle sue comunicazioni personali e private se non per decisione motivata della autorità giudiziaria.

Il continuo uso dello strumento “registrazioni” e la facilità con la quale possono essere realizzate (come ricorda lei stesso in domanda è sufficiente avere uno smartphone) ha indotto la giurisprudenza ad interpretazioni giuridiche che, in qualche misura, potessero essere rispettosi della indicata regola senza però mandare disperso materiale di prova di sicura rilevanza e di immediata percezione.

In questo senso ed a questi fini è stato elaborato il principio secondo il quale la registrazione fonografica di un colloquio effettuata da un soggetto che ne sia partecipe o comunque sia ammesso ad assistervi, è da considerare legittima anche se eseguita clandestinamente ovvero, in altri termini, se eseguita senza informare gli altri interlocutori della registrazione.

È stato osservato, infatti, che “ciascuno dei soggetti che partecipano ad una conversazione è pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale può essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma piu’ opportuna, documentazione e quindi prova di ciò che direttamente pone in essere o che è posto in essere nei suoi confronti […]” (Cass. Sent. n. 19158 del 20 marzo 2015).

Volendo, a questo punto, tirare le somme possiamo scrivere che ben può, al fine di documentare ciò succede nel gruppo di lavoro, effettuare delle registrazioni senza necessità di informare le altre persone presenti.

Sarebbero poi utilizzabili in un eventuale giudizio?

In buona sostanza, ciò che rende lecite ed utilizzabili quelle registrazioni è la circostanza che la persona che le effettua sia uno dei partecipanti alla discussione oppure, pur non partecipandovi attivamente, sia stato autorizzato a prendervi parte.

Ciò che costituisce illecito è la registrazione di conversazioni private tra altre persone, alle quali non si assiste e/o non si partecipa.

In conclusione essendo il lettore autorizzato a prendere parte attivamente ai gruppi di lavoro ben può documentare lo svolgimento delle attività con lo strumento “registrazioni” e, eventualmente, utilizzarle anche nella sede giudiziaria.

Quello che non può fare è, per esempio, registrare i colloqui tra il personale docente ai quali non ha diritto di assistere, a meno che non sia autorizzato a farlo.

L’esempio appena fatto rende bene l’idea dei “limiti” entro i quali l’attività di registrazione può essere considerata lecita e ammissibile.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola


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