Addio piccoli studi legali

28 agosto 2017


Addio piccoli studi legali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2017



Con l’entrata in vigore della nuova legge sulla concorrenza escono fuori dal mercato tutti gli studi legali formati da uno o pochi avvocati.

Se fare l’avvocato non è più facile come una volta, se i costi per l’esercizio della professione sono diventati proibitivi, se le antiche motivazioni di chi un tempo abbracciava la facoltà di giurisprudenza sono ormai venute meno (leggi «Voglio fare l’avvocato»: ma cosa ti attrae?), la nuova legge sulla concorrenza, da domani in vigore, dà una ventata di novità agli studi legali e alla professione forense. Novità che dovrebbero rilanciare la competitività degli avvocati italiani, ma nello stesso tempo potrebbero sortire l’effetto opposto di gettare fuori dal mercato numerose realtà monopersonali o che, comunque, ruotano attorno alla figura di un unico dominus. Dagli ultimi interventi legislativi arriva infatti l’invito ad aumentare le dimensioni degli studi e, dall’altro ad aprirsi a soggetti diversi, anche esterni al mondo delle professioni. Questa spinta avrà un immediato e diretto effetto: cancellare le piccole realtà. In altri termini, addio piccoli studi legali: entrano in scena, anche nel nostro Paese, le società e, con esse, le reti su tutto il territorio nazionale. Una volta aperta la porta, nulla esclude la possibilità di franchising e la colonizzazione da parte degli studi stranieri. Non è del resto una novità che il «legale» costituisce uno dei settori che, da sempre, promette ghiotti affari agli investitori esteri. Ma procediamo con ordine e vediamo come cambiano gli studi legali italiani a partire da domani.

Come cambiano gli studi legali in Italia

Due sono i testi di legge che incidono in modo significativo sulla professione forense: la legge sulla concorrenza [1], in vigore dal 29 agosto, e il decreto sul lavoro autonomo (anche noto come Job Act degli autonomi) [2], già in vigore invece dal 14 giugno scorso.

Le principali novità riguardano la possibilità di costituire società tra avvocati aperte ai soci di capitale, di partecipare a più di un’associazione, di realizzare reti e consorzi – anche con le imprese – per partecipare agli appalti. La presenza di investitori, fino a un massimo del 30% dei soci di capitale, porterà l’ingresso di nuovo denaro all’interno degli studi (oggi in forte affanno); dall’altro lato l’obiettivo del nuovo socio speculatore sarà rivolto al recupero dell’investimento e alla massimizzazione del profitto. Insomma, viene un po’ meno la vocazione al «servizio» degli studi legali, a favore invece di una logica imprenditoriale. Ma vediamo, più da vicino, quali sono le novità che coinvolgeranno gli avvocati.

Società tra avvocati con soci investitori

Nascono le società miste, non solo fatte da avvocati, ma anche da soci investitori non professionisti. Questi ultimi possono detenere fino a massimo il 30% del capitale sociale e dei diritti di voto. La forma societaria potrà essere quella di una società di persone, di capitali o cooperativa da iscrivere in una sezione speciale dell’albo. A queste società non si può però partecipare tramite società fiduciarie, trust o per interposta persona, pena l’esclusione di diritto del socio. Con la riforma, possono entrare in società anche soci non professionisti, purché gli avvocati detengano almeno i due terzi del capitale e dei diritti di voto.

L’amministrazione della società deve essere composto da un organo costituito in maggioranza da avvocati. Tutti i membri dell’organo di gestione devono far parte della compagine sociale. Sia gli avvocati che i soci di capitale possono avere la carica di amministratori.

In ogni caso, anche nelle società con soci investitori non professionisti, la prestazione professionale rimane comunque personale.

Limiti al capitale sociale

Le società tra avvocati dovranno vedere, però, per almeno due terzi del capitale sociale come soci e come titolari dei diritti di voto, avvocati iscritti all’albo ovvero – e questo è importante – avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni.

Potremmo quindi avere l’ipotesi, ad esempio, di una società che abbia come socio un avvocato per il 35%, un ingegnere per il 35% e un socio di capitale, chiamiamolo, “puro” per il restante 30%.

Il legislatore prevede che laddove venga meno questo rapporto di forza tra i soci vi sarà causa di scioglimento della società con conseguente cancellazione della stessa a meno che «la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi».

Amministrazione delle società tra avvocati

Secondo la legge «la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati» e «i componenti dell’organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale»: sarà peraltro possibile per i soci professionisti rivestire la carica di amministratori.

Personalità della prestazione

Quando la prestazione richiesta è di natura “forense” resta fermo il principio della personalità della prestazione e l’incarico non potrà che essere svolto soltanto «da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente» i quali dovranno assicurare per tutta la durata dell’incarico la piena indipendenza e imparzialità, dichiarando possibili conflitti di interesse o incompatibilità, iniziali o sopravvenuti.

Responsabilità civile e disciplinare

L’esercizio della professione in forma societaria non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione. Dal punto di vista disciplinare le società saranno in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e saranno soggette alla competenza disciplinare dell’ordine di appartenenza.

Studi associati più liberi

Maggiore spinta anche agli studi associati. Gli avvocati possono ora far parte di più associazioni professionali nello stesso tempo. Gli associati non dovranno più avere il domicilio professionale nella sede dell’associazione.

 

Associazioni multidisciplinari

La legge sulla concorrenza ammette, oltre alle associazioni solo tra avvocati, anche le associazioni multidisciplinari, alle quali possono partecipare altri liberi professionisti – dai commercialisti ai consulenti del lavoro agli ingegneri – individuati dal regolamento del ministero della Giustizia 23 del 4 febbraio 2016.

Reti e consorzi

Il Job Act degli autonomi consente agli avvocati di creare reti di professionisti, di partecipare alle reti di imprese miste, di costituire consorzi stabili professionali e di costituire associazioni temporanee professionali. Tale possibilità era stata consentita, sino ad oggi, solo agli imprenditori. In questo modo anche i professionisti potranno partecipare ai bandi e concorrere all’assegnazione di incarichi e appalti privati.

Il principale vantaggio di tale previsione consiste nel consentire un contenimento dei costi di gestione agli studi legali senza però farsi sfuggire opportunità di lavoro come gli appalti di grandi imprese, che per la loro complessità necessitano dell’apporto di una pluralità di professionisti.

Le reti non danno vita a un soggetto giuridico autonomo rispetto ai singoli professionisti partecipanti. Ed è per questo che, forse, tale strumento risulta il più adatto ai piccoli studi per combattere la concorrenza che verrà loro dalla presenza – negli altri studi legali – di soci di capitale. Si dovrà trattare di una collaborazione di carattere strategico finalizzata a obiettivi di innovazione e aumento della capacità competitiva.

Altre novità per gli studi legali

Altre novità che incidono notevolmente sugli studi legali sono:

  • l’obbligo di preventivo scritto, anche se non richiesto dal cliente;
  • l’assicurazione obbligatoria per tutti;
  • deducibilità delle spese per prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande sostenute dai professionisti e addebitate analiticamente al cliente;
  • deducibilità delle spese per la formazione, master e aggiornamento professionale fino a massimo 10mila euro (fino a cinquemila euro per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento e auto-imprenditorialità);
  • completa deducibilità per e spese per la garanzia contro i mancati pagamenti fornita dalle assicurazioni o altre forme di solidarietà.

note

[1] L. 124/2017

[2] L. n. 81/2017.

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6 Commenti

  1. Hanno ucciso le piccole realtà commerciali, che erano l’ossatura economica del nostro Paese ma allo stesso tempo garantivano più che accettabili indici di qualità ai consumatori.
    E sempre propinandoci che grande è bello, è economico.
    Adesso sono passati al mondo delle professioni. Scimmiottando la realtà americana.
    Con una mastodontica contraddizione: garantire la concorrenza eliminando i concorrenti.

    1. Giusto… chissà perchè…e la provenienza del danaro investito…e… gli incarichi…l’indipendenza è così assicurata…bravi…la dittatura si perfeziona…

  2. Una recente indagine ha quantificato in circa 100.000 gli Avvocati in eccesso: con questa riforma quanti altri dovrebbero abbandonare la professione?
    In ogni caso, il piccolo studio legale continuerà ad avere i clienti che hanno fiducia, prima di tutto, nel rapporto personale con il professionista che è anche un po’ un amico e un confessore.

  3. dopo aver invitato a sfornare laureati in giurisprudenza,permettendo il numero chiuso per gli aspiranti medici,gli avvocati sono …troppi e poco graditi…si tenta di asservirli con… vari sistemi.questo è l’ultimo,il più recente…presi per fame…

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