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Ape sociale e Legge 104

29 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 agosto 2017



Ape social per chi assiste un familiare portatore di handicap grave: l’Inps chiarisce nel dettaglio le condizioni di accesso alla prestazione.

Diritto all’Ape sociale anche per chi assiste il partner dell’unione civile, per i lavoratori non aventi diritto ai permessi Legge 104 e per chi non vive nello stesso appartamento del disabile: questi sono solo alcuni dei numerosi chiarimenti forniti dall’Inps all’interno delle Faq sull’Ape sociale per i caregiver.

L’istituto, nel dettaglio, ha risposto alle domande più rilevanti in merito all’anticipo pensionistico a favore dei caregiver, cioè di coloro che assistono un familiare disabile grave, chiarendo così i dubbi più significativi.

Chi ha diritto all’Ape sociale

Ricordiamo innanzitutto che l’Ape sociale, o anticipo pensionistico sociale, è un assegno a carico dello Stato riconosciuto, prima della pensione, a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria a cui appartiene.

La prestazione, in particolare, spetta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ed è riservata ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati involontari(che hanno cessato di percepire il sussidio da almeno 3 mesi), invalidi (dal 74% in su), caregivers (persone che assistono da almeno 6 mesi un familiare disabile) e addetti a lavori faticosi e rischiosi (che abbiano svolto un’attività gravosa o rischiosa per almeno 6 anni nei 7 anni che precedono la data della domanda).

A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, l’Ape sociale non è ottenuta grazie a un prestito bancario, in quanto è erogata direttamente dallo Stato e non deve essere restituita.

L’ammontare dell’assegno, calcolato sulla base della futura pensione, non può superare i 1.500 euro mensili.

Ape sociale per i caregivers

Come abbiamo visto, tra i beneficiari dell’Ape sociale ci sono i cosiddetti caregivers, cioè coloro che assistono un familiare disabile.

Nel dettaglio, i requisiti che deve possedere il lavoratore caregiver, per accedere all’Ape social, sono:

  • almeno 63 anni di età;
  • almeno 30 anni di contributi accreditati presso:
    • l’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi);
    • le forme sostitutive ed esclusive dell’Ago;
    • la Gestione separata Inps;
  • aver cessato l’attività lavorativa;
  • non essere già titolare di pensione diretta;
  • assistere, al momento della domanda e da almeno 6 mesi, il coniuge, il partner dell’unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104.

Si può chiedere l’Ape sociale per l’assistenza del convivente?

Non è possibile richiedere l’Ape sociale per l’assistenza del proprio compagno, o convivente more uxorio. La normativa, difatti, concede il beneficio solo se il familiare convivente portatore di handicap grave è un familiare di 1° grado, il coniuge o la parte dell’unione civile.

Assisto un familiare da più di 6 mesi, ma la certificazione dell’handicap grave risale a poco tempo fa: ho diritto all’Ape sociale?

Anche se l’assistenza al familiare disabile risulta effettuata da oltre 6 mesi, il requisito si considera posseduto se sono trascorsi almeno 6 mesi tra la data del verbale di riconoscimento dell’handicap grave (compreso l’accertamento provvisorio) e la data di domanda di riconoscimento dei requisiti per l’Ape social.

Può essere comunque accolta una domanda successiva.

Posso chiedere l’Ape social se non ho diritto ai permessi Legge 104?

Per accedere all’Ape sociale è sufficiente assistere e convivere con il familiare con handicap grave da almeno 6 mesi. Non è necessario aver goduto dei permessi retribuiti ai sensi della Legge 104, né del congedo straordinario per l’assistenza al disabile.

Posso chiedere l’Ape social se un altro parente ha diritto ai permessi Legge 104?

Per accedere all’Ape sociale è sufficiente assistere e convivere con il familiare con handicap grave da almeno 6 mesi. Non è necessario aver goduto dei permessi della Legge 104, né del congedo straordinario per l’assistenza al disabile, né rileva il fatto che un altro familiare fruisca o abbia fruito dei permessi o del congedo.

Posso chiedere l’Ape social se sono lavoratore autonomo?

Nella valutazione sull’applicabilità del beneficio non rileva, come appena chiarito, che l’interessato possa usufruire dei permessi retribuiti Legge 104. Di conseguenza, anche un lavoratore autonomo può, in presenza delle condizioni richieste dalla legge, richiedere il beneficio dell’Ape sociale in qualità di caregiver.

Io e un parente assistiamo lo stesso familiare disabile grave: possiamo ottenere l’Ape social tutti e due?

Secondo il decreto attuativo sull’Ape social [1], per la stessa persona con handicap in situazione di gravità è possibile conseguire una sola Ape sociale. Quindi, se sono due i familiari che assistono il disabile, l’anticipo pensionistico potrà essere ottenuto solo da uno di loro.

Posso chiedere l’Ape social se il disabile risiede al mio stesso civico ma in un appartamento diverso?

In conformità a quanto previsto  dal Ministero del Lavoro in merito alla convivenza, in materia di congedo straordinario, si ritiene che la residenza nello stesso stabile, ma in interni diversi, non pregiudichi l’effettività e la continuità dell’assistenza.

Quindi per domandare l’Ape sociale in qualità di caregiver è sufficiente abitare nello stesso stabile in cui risiede il portatore di handicap grave, anche se non si risiede nello stesso interno (appartamento).

Come si accerta il requisito della residenza per l’Ape sociale caregiver?

Per agevolare l’assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza, richiesto per la fruizione dell’Ape social, sarà accertato d’ufficio. L’interessato deve indicare gli elementi indispensabili reperire i dati sulla residenza anagrafica, o indicare se si tratta di dimora temporanea (con iscrizione nello schedario della popolazione temporanea), diversa dalla dimora abituale (residenza). In alternativa, l’interessato può produrre una dichiarazione sostitutiva.

note

[1]  Dpcm n.88/2017.

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