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Come utilizzare una registrazione in un processo

28 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Agosto 2017



Registrare una conversazione tra presenti è lecito a certe condizioni. Ma è possibile usare una registrazione davanti a un giudice?

In un’epoca in cui la tecnologia la fa da padrona e in cui cellulari, mp3 e videocamere sono allo portata di tutti, video e registrazioni spopolano. Filmiamo momenti di vita quotidiana, incontri tra amici, riunioni di lavoro, con Whatsapp anche i semplici messaggi sono diventati file voce. Si comprende che registrare le conversazioni tra presenti per avere delle prove di cui servirsi in un eventuale processo è facilissimo e sempre più frequente. Ma si può? Comportamenti di questo genere sono rispettosi della legge? Quando e come utilizzare una registrazione in un processo?

Registrazione non è sinonimo di intercettazione

Registrazioni: da non confondere con le intercettazioni

Per prima cosa, occorre distinguere una registrazione da una intercettazione. Non sono la stessa cosa:

  • le intercettazioni possono essere disposte solo dal giudice con un provvedimento motivato che le autorizza. I soggetti registrati non sanno di esserlo;
  • nel caso delle registrazioni non occorre nessuna autorizzazione preventiva. Semplicemente una persona, di sua spontanea iniziativa, può decidere di registrare un’altra tra presenti che non sanno di essere captati, mentre colui che registra ne è certamente consapevole.

Registrazioni: cosa prevede la legge

La legge dice che è lecito registrare una conversazione tra presenti ma nel rispetto di alcune condizioni ben precise. La registrazione non deve avvenire nella privata dimora dell’ignaro soggetto registrato o in altro luogo privato di pertinenza dello stesso (per esempio, in casa della madre). Se così fosse, il soggetto che registra compie un reato (illecita interferenza nella vita altrui) [1].

Altro punto: se a registrare è un soggetto che fa parte del gruppo tra cui si sta tenendo la conversazione non c’è nessun divieto. Questi può registrare. Il reato, infatti, si ha quando a registrare la conversazione è un terzo. Per dirla in modo più semplice, la registrazione tra presenti effettuata nella dimora del registrato è illegittima solo se a farla è un terzo. Se, invece, avviene nell’abitazione del soggetto registrante o in qualsiasi luogo di pertinenza dello stesso (ad esempio nella sua macchina) o, ancora, in una pubblica via o all’interno di un esercizio pubblico è perfettamente lecita dato che non viene compromessa la privacy.

È lecito registrare una conversazione tra presenti, se…

Registrazioni: come e quando usarle?

Chiarito quando si può registrare senza compiere reato, bisogna ora capire quando e come poter diffondere la registrazione a terzi senza correre il rischio di essere accusati di  lesione della altrui privacy [2]. Diffondere una conversazione registrata è possibile solo se:

– se c’è il consenso dell’interessato,

– è necessario per tutelare un proprio o un altrui diritto.

Si comprende che non ricorrono queste due condizioni se si pubblica, anche per gioco, una registrazione su Facebook.

La registrazione ha un’efficacia probatoria diversa a seconda che la si usi in un processo penale o civile

Registrazioni: come usarle nel processo?

  • Processo penale

Se tutte queste regole esposte sono rispettate, la registrazione è utilizzabile in un processo penale per ottenere la punizione di un altro soggetto o per dimostrare una determinata circostanza; basta che il soggetto la presenti al giudice. E questo anche se la registrazione è stata fatta da altri nel suo interesse. Si tratta di una prova documentale che il magistrato potrà valutare liberamente.

La registrazione può essere consegnata immediatamente al pubblico ministero con un atto di querela, se la si vuole usare per dimostrare l’esistenza del reato rappresentato con la stessa querela. Oppure l’indagato o la persona offesa (o i loro avvocati) possono produrla nel corso delle indagini, in qualsiasi momento. Se le indagini si sono concluse ed è iniziato il processo se ne può chiedere l’acquisizione al tribunale. Non occorre che la registrazione venga trascritta da un consulente: il nastro o l’apparecchio sul quale è impressa costituisce direttamente la prova documentale e il pubblico ministero o il tribunale potranno – eventualmente – nominare un consulente o un perito lo sbobinamento del nastro.

  • Processo civile

Stesso discorso nel processo civile in cui, però, l’efficacia probatoria che tali registrazioni hanno cambia molto. Costituiscono prova solo se la parte contro cui sono prodotte non le contesti espressamente. In sostanza, se l’avversario disconosce l’oggetto della registrazione e contesta che i fatti siano realmente accaduti con le modalità risultanti dalla stessa, la registrazione non vale più come prova. Per poterla usare è necessario che il suo contenuto venga trascritto da un consulente tecnico nominato dal giudice.

note

[1] Art. 615 bis cod. pen.

[2] Art. 167 d.lgs. n. 196 del 30.06.2003.


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