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Incidente per apertura sportello auto

28 agosto 2017


Incidente per apertura sportello auto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2017



Apertura improvvisa dello sportello dell’auto: il pedone cade a terra e si fa male. Chi ha torto e chi deve risarcire i danni?

Se, mentre si guida, si invece un pedone è difficile farla franca attese le rigide regole del codice della strada che attribuiscono all’automobilista l’onere di dimostrare non solo l’assenza di proprie colpe, ma anche l’inevitabilità dell’evento per essersi il passante frapposto, sul più bello, sulla traiettoria del veicolo. Ma che succede ad auto ferma? In altri termini «se apro lo sportello dell’auto e cade un passante chi ha torto»? Una sentenza della Cassazione di poche ore fa chiarisce i termini della responsabilità in caso di incidente per apertura dello sportello dell’auto.

Per meglio comprendere la questione ricorriamo a un esempio. Immaginiamo un automobilista che, dopo aver trovato finalmente un parcheggio a bordo del marciapiede, apra all’improvviso la portiera e colpisca un uomo che cammina tranquillamente sul marciapiede. Quest’ultimo cade di malo modo, riporta dei seri danni alla bocca e viene portato in pronto soccorso. Scontata la richiesta di risarcimento. L’automobilista però non ne vuole sapere: il pedone era distratto a guardare il cellulare – sostiene – e non guardava dove metteva i piedi. L’altro però non ne vuole sapere: è sempre il conducente nel torto, specie quando fa un gesto così improvviso come l’apertura di una portiera. Chi dei due ha ragione?

Secondo la Corte, tutte le volte in cui vi sia compatibilità tra la caduta e il gesto improvviso dell’automobilista, sicché i danni riportati dal pedone sono imputabili unicamente all’apertura dello sportello dell’auto, il conducente è responsabile dell’evento e deve risarcire. Fortunatamente, al suo posto, pagherà l’assicurazione la quale, in forza della polizza rc-auto obbligatoria, è chiamata a indennizzare tutti gli eventi comunque ricollegati alla «circolazione» in senso ampio. Vi rientrano anche le operazioni di entrata ed uscita dall’auto, nonché quelle connesse al parcheggio. Il codice civile [2] contiene un principio di portata generale in forza del quale chiunque cagiona un danno ad altri per propria colpa deve anche risarcire le relative conseguenze. E non vi è dubbio che, anche per previsione del codice della strada, chi scende dall’auto, deve prima guardare dietro per verificare che nessuno passi e possa farsi male.

note

[1] Cass. sent. n. 20482/17 del 28.08.17.

[2] Art. 2043 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 18 maggio – 28 agosto 2017, n. 20482
Presidente Amendola – Relatore Sestini

Rilevato che:

accogliendo l’appello incidentale proposto dalla Sara Assicurazioni s.p.a., il Tribunale di Napoli Nord ha rigettato la pretesa risarcitoria avanzata da Gi. Pu.(appellante principale avverso la sentenza del Giudice di Pace che gli aveva riconosciuto un risarcimento di soli 300,00 Euro), in relazione a lesioni che lo stesso assumeva di essersi procurato andando ad urtare, col volto, contro la portiera di un’autovettura aperta improvvisamente dal conducente Francesco Iavazzo (mentre il Pu. camminava sul marciapiede in prossimità del quale era stata parcheggiala la vettura);
il giudice di appello ha ritenuto che, la versione dei fatti prospettata dal Pu., risultante dalla denuncia di sinistro dello Ia. e confermata da un teste, non rispondesse al vero in quanto contrastante con elementi di fatto notori che facevano escludere che l’attore potesse essere stato attinto dallo sportello all’altezza della bocca; ha pertanto ritenuto false le dichiarazioni del teste Vo. e ha condannato il Pu. al pagamento della somma di 15.000,00 Euro a norma dell’art. 96, 3. co. cod. proc. civ.;
ha proposto ricorso per cassazione il Pu., affidandosi a due motivi con cui ha denunciato -rispettivamente- la violazione e falsa applicazione degli artt. 115, 2. co. e 116 cod. proc. e dell’art. 96, 3. co. cod. proc. civ.; la Sara Assicurazioni s.p.a. ha depositato memoria e procura notarile alle liti.

Considerato che:

il Tribunale ha individuato come fatti notori l’altezza della Fiat Panda (indicata in non più di 1,55 mt), quella del marciapiede (indicata in almeno 10 cm) e quella della suola delle scarpe calzate dal Pu. («almeno 2 cm») e ha concluso che, tenuta presente l’altezza dell’attore (indicata in 1,70 mt) e stimata in 12 cm fra la distanza fra la sommità del capo e la bocca dell’attore, non risultava verosimile che lo sportello avesse colpito il Pu. alla bocca;
il primo motivo è fondato, in quanto giudice di appello ha compiuto valutazioni presuntive basate su almeno tre elementi che esulano dalla nozione di “notorio” (inteso come fatto che, rientrando nella comune esperienza, deve intendersi conosciuto senza necessità di essere specificamente provato): è evidente, infatti, che l’altezza della vettura, quella del marciapiede e la distanza fra la bocca e la sommità del capo del Pu. costituiscono elementi che non rientrano nella comune esperienza (se non in senso generico e orientativo) e che, pertanto, avrebbero dovuto essere specificamente accertati (eventualmente a mezzo di c.t.u.) onde essere individuati nella loro effettiva oggettività e poter costituire la base di un accertamento presuntivo non inficiato dall’incertezza dei fatti “noti”;
la sentenza risulta dunque viziata nella parte in cui ha attribuito valenza di notorio a fatti che non rivestono tale natura e richiedono pertanto di essere provati per poter essere posti (direttamente o indirettamente, tramite argomentazioni presuntive) a fondamento della decisione; il primo motivo merita pertanto accoglimento, mentre il secondo rimane assorbito;
la sentenza va dunque cassata con rinvio al giudice di merito (in persona di altro magistrato), che provvederà anche sulle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, con assorbimento del secondo, cassa e rinvia, anche per le spese di lite, al Tribunale di Napoli Nord, in persona di altro magistrato.


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