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Lo sai che? Ritiro patente perché deteriorata

Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

La patente deteriorata o illeggibile deve essere ritirata dalle autorità. A stabilirlo è una circolare del Ministero dell’Interno.

La patente è un documento che può facilmente andare soggetto all’usura. Il solo fatto di portarla per tanti anni nel nostro portafogli fa sì che essa possa sbiadirsi, deteriorarsi o, addirittura, divenire illeggibile. Questo accade ancora oggi, nonostante la patente sia una tessera plastificata molto più resistente delle precedenti patenti cartacee simili ad una carta d’identità. L’importanza che riveste la patente nella vita di ogni giorno (non solo per la circolazione, ma anche per l’identificazione del titolare) ha spinto il Governo a disporre il suo ritiro quando è oramai divenuta inservibile. Vediamo cosa accade quando la patente è deteriorata.

La circolare del Ministero dell’Interno

Sebbene nessuna legge disponga il ritiro della patente perché deteriorata, il Ministero dell’Interno, con una circolare del 1999 [1], ha riconosciuto la legittimazione degli organi di polizia a ritirare le patenti illeggibili perché deteriorate ogni volta che il documento non sia più in condizione di assolvere alla funzione di certificazione della titolarità dell’autorizzazione. Questo orientamento è stato sposato anche dal Ministero dei Trasporti e della Navigazione e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, secondo cui una patente deteriorata non è più nello stato materiale di assolvere non solo alla funzione di certificazione della titolarità dell’abilitazione, ma neanche alla funzione di identificazione personale del conducente. Le autorità che ritirano il documento deteriorato sono tenute a trasmetterlo immediatamente alla Motorizzazione civile, che provvederà ad aprire il procedimento utile al rilascio del duplicato della patente. Il titolare è invitato a presentare documento leggibile entro un termine (normalmente compreso tra i trenta e i quaranta giorni) ritenuto sufficiente ad ottenere il duplicato.

Alcune precisazioni

Illustrato il contenuto della circolare, è opportuno compiere alcune considerazioni. Innanzitutto, gli organi accertatori (polizia, carabinieri, ecc.) non hanno il dovere di procedere al ritiro, ma solo la facoltà: di conseguenza, la scelta sarà di volta in volta rimessa alla sensibilità dell’agente accertatore e alla sua valutazione circa l’effettivo stato di deterioramento della patente. Potrà quindi capitare che per un agente la patente non sia così deteriorata da dover essere ritirata, mentre per un altro si dovrà procedere alla sua sostituzione, esercitando così il potere riconosciutogli dalla circolare del Ministero dell’Interno. In secondo luogo, bisogna considerare la natura giuridica dell’atto sopra analizzato: per definizione, la circolare è solo un atto interno della pubblica amministrazione, che vincola i destinatari (cioè i dipendenti) soltanto da un punto di vista disciplinare senza imporre alcun dovere, come invece farebbe una norma di legge.

Ripercussioni giudiziarie

Da quanto detto si evince che, in assenza di una disposizione normativa che preveda espressamente la possibilità del ritiro della patente deteriorata, l’automobilista potrà ricorrere in tribunale contro la decisione di ritirare il documento. L’esito, però, è tutt’altro che scontato. Anzi, il cittadino potrebbe facilmente soccombere, atteso che la funzione dei documenti di riconoscimento (tra i quali rientra proprio la patente) è quella di identificazione del titolare, funzione che viene minata (se non vanificata) nel caso in cui il documento sia deteriorato. Pertanto, la scelta del Ministero dell’Interno appare pienamente condivisibile.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti sul tema e per leggere per intero la circolare del Ministero dell’Interno qui commentata, si rinvia all’articolo Ritiro patente perché illeggibile.

note

[1] Circolare n. 98 del Ministero dell’Interno, Prot. M/2413-15 Roma, 4 ottobre 1999.


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