Pensione di vecchiaia senza limiti per tutti

29 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 agosto 2017



Presto abolito il vincolo legato all’ammontare della pensione di vecchiaia, che non permette l’accesso alle prestazioni inferiori a 1,5 volte l’assegno sociale.

Niente più vincoli legati all’ammontare dell’assegno per le pensioni di vecchiaia: la pensione, secondo la nuova proposta allo studio, potrà essere ottenuta da tutti a 66 anni e 7 mesi di età, compresi coloro il cui trattamento è calcolato col sistema interamente contributivo.

I lavoratori la cui pensione si calcola esclusivamente col metodo contributivo, difatti, possono ottenere la pensione di vecchiaia soltanto se il futuro assegno ammonta almeno a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a circa 672 euro. Se la pensione non raggiunge questo importo minimo, il lavoratore deve attendere il compimento di 70 anni e 7 mesi per ottenere la pensione di vecchiaia contributiva.

Questa disposizione penalizza notevolmente i lavoratori più giovani, coloro che hanno percepito stipendi bassi e coloro che presentano carriere discontinue: tanto più se si considera che il sistema di calcolo integralmente contributivo, se confrontato coi sistemi retributivo e misto, appare penalizzante di per sé, in quanto si basa esclusivamente sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa (con rivalutazioni pressoché inesistenti). Il calcolo della pensione col sistema retributivo, invece, si basa sugli ultimi stipendi, mentre col sistema misto il calcolo è retributivo sino all’anno 1995, poi contributivo. La pensione calcolata col sistema contributivo, poi, a differenza dei trattamenti calcolati col metodo retributivo o misto, non è integrabile al minimo (pari, nel 2017, a 501,89 euro).

Per porre fine a queste ingiuste discriminazioni è allo studio una nuova disposizione, che abolirà il limite relativo all’ammontare dell’assegno per il diritto alla pensione e sarà inserita nella prossima manovra: in questo modo, tutti i lavoratori assoggettati al calcolo contributivo potranno ottenere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anche se il loro trattamento mensile sarà inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Peraltro, assieme a questa nuova disposizione, è allo studio la previsione di una pensione minima di garanzia: si tratterebbe di un’integrazione del trattamento per i pensionati “contributivi”, proporzionata agli anni di contribuzione accreditati.

Per comprendere appieno la portata di queste novità in materia di pensione di vecchiaia, però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e “fotografare” in modo completo la situazione attuale.

Pensione di vecchiaia per chi possiede contributi versati prima del 1996

Coro che possiedono contributi versati prima del 1° gennaio 1996 hanno diritto al calcolo della pensione:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, se possiedono almeno 18 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 1995;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, se possiedono meno di 18 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 1995 (sistema misto).

Questi lavoratori hanno diritto alla pensione di vecchiaia se possiedono i seguenti requisiti:

  • 66 anni e 7 mesi di età (requisito valido anche per le donne dal 2018; attualmente, per le donne il requisito è pari a 65 anni e 7 mesi di età);
  • almeno 20 anni di contributi (15 per i beneficiari della Deroga Amato).

Non è previsto nessun vincolo legato all’ammontare dell’assegno; al contrario, la pensione può essere integrata al trattamento minimo e può avere delle ulteriori maggiorazioni.

Pensione di vecchiaia per chi non possiede contributi versati prima del 1996

Coro che non possiedono contributi versati prima del 1° gennaio 1996 hanno diritto al calcolo della pensione col sistema integralmente contributivo.

Questi lavoratori hanno diritto alla pensione di vecchiaia se possiedono i seguenti requisiti:

  • 66 anni e 7 mesi di età (requisito valido anche per le donne dal 2018; attualmente, per le donne il requisito è pari a 65 anni e 7 mesi di età);
  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale (considerando che l’assegno sociale è pari a 448,07 euro, la pensione deve ammontare ad almeno 672,11 euro).

Chi non riesce a ottenere una pensione pari ad almeno 672 euro deve attendere la maturazione dei requisiti della cosiddetta pensione di vecchiaia contributiva.

Pensione di vecchiaia contributiva

Per ottenere la pensione di vecchiaia contributiva, trattamento al quale possono accedere soltanto coloro il cui calcolo della prestazione è integralmente contributivo, bisogna possedere:

  • almeno 70 anni e 7 mesi di età;
  • almeno 5 anni di contributi.

Chi non riesce ad ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, dunque, deve attendere 4 anni in più per poter ottenere il trattamento. Nessuna delle pensioni di vecchiaia è integrabile al minimo, se calcolata integralmente col sistema contributivo.

Le novità per la pensione di vecchiaia

Analizzata la situazione attuale, si comprende pienamente la rilevanza delle novità che dovrebbero essere introdotte con la nuova finanziaria:

  • la pensione di vecchiaia ordinaria potrà essere raggiunta da tutti, anche da coloro che, assoggettati al calcolo contributivo, avranno un assegno più basso;
  • la pensione potrà essere integrata anche per i pensionati assoggettati al calcolo contributivo dell’assegno.

Le nuove previsioni, oltre a cancellare le disposizioni discriminatorie, eviteranno l’impatto sociale devastante che la normativa attuale, con tutta probabilità, svilupperebbe nei prossimi anni.


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3 Commenti

  1. Iosono in mobilità ho62 anni e 41 anni di contributo quando vado in pensione
    La mobilita scade maggio 2018.
    Grazie PWR la risposta
    Marco

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