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A quanti giorni di permesso retribuito si ha diritto?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2017



Le ore o i giorni di permesso cambiano a seconda dei contratti, dell’anzianità e delle motivazioni. Ecco quando si ha diritto ad assentarsi dal lavoro.

Una visita medica, una donazione del sangue, la nascita di un figlio, ma anche – ahimé – un lutto in famiglia. Ce ne sono tanti di motivi per poter usufruire di un permesso retribuito al lavoro, se si è dipendenti sia a tempo indeterminato che con contratto a scadenza.

Il permesso è quel periodo di tempo in cui un lavoratore può assentarsi dall’azienda pur conservando la retribuzione. Sono i vari contratti nazionali a stabilire le modalità di fruizione e l’ammontare dei permessi, maturati di mese in mese a seconda da quanto stabilito dagli accordi  di categoria.

Tutti i lavoratori dipendenti avranno visto in busta paga (almeno coloro che si prendono il disturbo a leggerla per bene, e non solo a guardare lo stipendio netto che portano a casa) la voce «Rol» o la voce «Par». Entrambe vengono identificate come permessi retribuiti ed, in effetti, in un certo senso sono la stessa cosa, anche se, in teoria, vengono fruiti in modo diverso.

Vediamo la differenza e, a seconda dei contratti o delle circostanze, a quanti giorni di permesso retribuito si ha diritto.

Rol e Par: c’è differenza?

La sigla Rol sta per riduzione dell’orario lavorativo. Si tratta, quindi, di permessi retribuiti che vanno fruiti con una cadenza periodica fissa (ad esempio 1 o 2 ore la settimana). Il caso più frequente è quello dei dipendenti che il venerdì pomeriggio hanno un’uscita anticipata pur prendendo la retribuzione completa. In altre parole: che il lavoratore abbia o meno da fare fuori dall’ufficio, gode comunque del permesso retribuito.

I Par, invece, sono i permessi annui retribuiti. Questi vengono chiesti dal lavoratore quando ha un’esigenza particolare (appunto, la donazione del sangue, la visita medica, motivi personali, ecc.). Questi permessi devono essere approvati dal datore di lavoro di volta in volta.

Tuttavia, in molte realtà i Par hanno sostituito i Rol, nel senso che cambia la sigla ma il concetto è lo stesso: in entrambi i casi si tratta dei permessi retribuiti a cui ha diritto un dipendente.

Rol e Par maturano ogni mese a seconda del contratto nazionale di categoria. Il monte ore maturato viene indicato in busta paga (di solito nella parte bassa del cedolino).

Permessi retribuiti nel commercio

Nel settore del commercio, i giorni di permesso retribuito a cui si ha diritto cambia a seconda delle dimensioni dell’azienda e dell’anzianità di servizio del dipendente.

Aziende con meno di 15 dipendenti

Nelle aziende del commercio con meno di 15 dipendenti, si ha diritto a 7,3 ore di permesso al mese, ovvero a 88 ore di permesso l’anno, che corrispondono a:

  • 56 ore di permessi retribuiti;
  • 32 ore di permessi per ex-festività.

Aziende con più di 15 dipendenti

Nelle realtà più grandi, cioè nelle aziende con più di 15 dipendenti, invece, si ha diritto a 8,66 ore di permesso al mese, quindi a 104 ore di permesso all’anno, in virtù di:

  • 72 ore di permessi retribuiti;
  • 32 ore di permessi per ex-festività.

L’anzianità di servizio

Come dicevamo, nel settore del commercio l’anzianità di servizio influisce sul numero di giorni di permesso retribuito a cui si ha diritto:

  • fino a 2 anni di anzianità: si ha diritto alle 32 ore di permesso ex-festività;
  • da 2 a 4 anni di anzianità: 60 ore di permesso nelle aziende con meno di 15 dipendenti e 68 ore di permesso nelle aziende con più di 15 dipendenti;
  • oltre i 4 anni di anzianità: si ha diritto al 100% del monte ore sopra citato, quindi 88 ore di permesso nelle aziende con meno di 15 dipendenti e 104 ore in quelle con più di 15 dipendenti.

I permessi maturati e non goduti vanno pagati entro 18 mesi a partire dall’anno in cui iniziano a maturare.

Permessi retribuiti nel settore metalmeccanico

Come nel commercio, anche nel settore metalmeccanico si ha diritto a 104 ore di permesso retribuito all’anno.

Ci sono, però, alcune particolarità come quella di chi fa i turni di lavoro, compresi quelli notturni e al sabato e la domenica. In questo casi si ha diritto ad 8 ore in più di permesso ogni anno. Lo stesso vale i settori della fonderia, della metallurgia non ferrosa della fucinatura, dell’elettromeccanica e degli altri sotto-settori metalmeccanici.

Se, invece, si lavora nel settore siderurgico – compreso nel contratto nazionale del metalmeccanici – si ha diritto a 15,5 giornate di permesso retribuito, pari a 124 ore.

Il metalmeccanico artigiano ha diritto a 16 ore di permesso retribuito all’anno o a 24 ore se lavora in regime di flessibilità individuale, a cui si sommano le 32 ore di ex-festività.

Permessi retribuiti nel mondo della scuola

I giorni di permesso retribuito a cui hanno diritto i lavoratori della scuola (personale docente o Ata) vanno stabiliti sulla base dell’anno scolastico e non possono superare l’orario settimanale.

Personale docente

Il numero dei giorni di permesso retribuito per gli insegnanti cambia a seconda del tipo di scuola in cui si presta servizio. Nello specifico, chi ha un orario completo a diritto:

  • nella scuola dell’infanzia, a 25 ore di permesso retribuito durante l’anno scolastico;
  • nella scuola primaria, a 24 ore di permesso retribuito;
  • nella scuola secondaria di primo e secondo grado, a 18 ore di permesso retribuito.

Tuttavia, c’è da precisare che, quando si parla di «ore», si parla di «lezioni», quindi quasi mai 60 minuti ma 50 minuti. Inoltre, non è possibile prendere permessi per più della metà dell’orario giornaliero (se lavoro 6 ore, potrò assentarmi al massimo 3 ore). Se avessi bisogno di più tempo di assenza, dovrei prendermi la giornata di ferie.

Il tutto vincolato alla presenza di un altro docente al posto di quello che prende il permesso: i ragazzi non possono restare senza lezioni (teoricamente).

Docenti non di ruolo e precari

I docenti che non sono di ruolo (così come il personale Ata) con contratto a tempo determinato possono usufruire di 8 ore di permesso retribuito durante l’anno scolastico per concorsi o esami.

Possono usufruire anche di un massimo di 6 giorni l’anno di permesso non retribuito per motivi personali o familiari.

Personale ATA

Per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (il personale ATA), ha diritto a 36 ore di permesso retribuito per un massimo di 3 ore al giorno (la metà dell’orario giornaliero di lavoro).

Permessi retribuiti per dipendenti a tempo determinato

Chi ha un contratto a termine ha diritto a permessi retribuiti solo in caso di matrimonio (i 15 giorni di congedo) e per preparare concorsi o esami (8 giorni).

In caso di lutto, può beneficiare dei 3 giorni all’anno di permesso retribuito previsti dalla legge [1].

Può, inoltre, chiedere fino a 15 giorni di permesso non retribuito all’anno.

Permessi retribuiti a seconda della motivazione

Ma oltre al numero di ore o di giorni di permesso retribuito, per quale motivo si ha diritto ad assentarsi dal lavoro pur mantenendo la retribuzione intatta? Vediamo i casi in cui si ha diritto ad un permesso.

Permesso retribuito per lutto

Il lavoratore ha diritto a 3 giorni di permesso retribuito per la morte del coniuge o di un parente entro il secondo grado o di affini di primo grado o di un soggetto componente la famiglia anagrafica del dipendente.

Il permesso va utilizzato entro i sette giorni successivi al decesso del familiare.

Permesso retribuito per matrimonio

Il lavoratore che si sposa ha diritto a 15 giorni consecutivi di permesso retribuito (compreso quello della cerimonia). E’ il cosiddetto congedo matrimoniale.

Il permesso va utilizzato durante l’anno solare in cui si sono celebrate le nozze.

Permesso retribuito per la nascita di un figlio

E dopo le nozze – di solito, ma ormai succede anche prima – arrivano i figli. Mentre la donna ha diritto al congedo per maternità, il papà ha diritto a 3 giorni di permesso retribuito dalla nascita del bambino.

Permesso retribuito per gravi motivi personali o familiari

Non è semplice stabilire quale possa essere un grave motivo personale o familiare per poter ottenere un permesso retribuito. Di norma, è l’ufficio del personale dell’azienda a valutarlo. Nel caso in cui venga concesso, il lavoratore avrà diritto ad un massimo di 3 giorni di permesso retribuito per questi motivi. Ma, dietro richiesta e previa autorizzazione da parte dell’azienda, può convertire i 3 giorni in 18 ore, cioè può frammentare il permesso retribuito.

Permesso retribuito per grave infermità di un familiare

Il lavoratore può usufruire di 3 giorni di permesso all’anno entro i 7 giorni da quando si presenta una grave malattia in famiglia. In particolare, la patologia deve interessare il coniuge (anche legalmente separato, un parente entro il secondo grado anche non convivente o un altro soggetto compreso nella famiglia anagrafica del dipendente.

La malattia deve essere dovutamente documentata.

In alternativa, il lavoratore può fare richiesta di una riduzione dell’orario pari al numero di ore di lavoro previste nei giorni di permesso che il dipendente interessato intende sostituire.

Permesso retribuito per motivi di studio

Chi ha la fortuna di riuscire a studiare ed a lavorare in contemporanea, può chiedere e ottenere un permesso retribuito ogni giorno di esame e 20 ore pagate per preparare le prove.

In più, lo studente lavoratore ha diritto a 150 ore di permesso retribuito per 3 anni per poter frequentare dei corsi di studio.

Permesso retribuito per la legge 104/92

Può ottenere dei permessi retribuiti legati alla Legge 104/92 il lavoratore che:

  • è disabile;
  • ha un figlio disabile particolarmente grave;
  • ha coniuge, parenti o affini entro il 2° grado disabili in situazione di gravità. Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado solo se i genitori o il coniuge della persona con disabilità grave abbiano compiuto i 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti [2].

La Legge 104/92 concede fino a 3 giorni di permesso ogni mese o fino a 2 anni di permesso retribuito nell’arco di tutta la vita lavorativa.

Per approfondire a chi spettano i permessi della Legge 104 e le novità in materia, leggi questo articolo.

Permesso retribuito per visite mediche

I lavoratori dipendenti hanno di norma diritto a fruire di permessi per effettuare visite mediche, sia generiche che specialistiche. Tali permessi possono essere previsti dal contratto collettivo o dagli usi aziendali, che normalmente dispongono:

  • permessi retribuiti, previa presentazione di attestazione del medico che certifica la visita e l’orario della stessa o, in alternativa, l’imputazione delle ore di assenza al monte di ore di permessi spettanti a fronte della riduzione dell’orario di lavoro o delle ex festività;
  • permessi non retribuiti.

La regola vuole che i permessi per visite mediche non siano retribuiti, ma restano un diritto del lavoratore. L’azienda non può impedirgli il giorno di assenza.

Il permesso per visita medica è invece retribuito nel caso, ad esempio, di day hospital o di trattamento ambulatoriale, che è considerato, a certe condizioni, malattia indennizzabile, oppure per svolgere cicli di cure ricorrenti. Un altro caso di assenza retribuita dal lavoro è quello della gravidanza: la legge [3], a riguardo, prevede permessi retribuiti per effettuare esami prenatali, accertamenti clinici o visite mediche specialistiche. In tutti questi casi, le ore di assenza dedicate a tali visite devono essere certificate dal medico o dalla struttura ospedaliera.

Permesso retribuito per donazione del sangue o del midollo osseo

I lavoratori dipendenti che donano almeno 250 grammi di sangue hanno diritto ad un permesso retribuito pari all’intera giornata in cui effettuano la donazione. In totale possono riposare 24 ore e per ottenere tale permesso devono portare al datore di lavoro un certificato medico che attesti la donazione.

Chi, invece, è donatore di midollo osseo ha diritto al permesso retribuito:

  • per le giornate di prelievo per i dati genetici, per verificare l’idoneità alla donazione e per lo studio di compatibilità con i pazienti in attesa di trapianto;
  • per le giornate di degenza necessarie al prelievo e per quelle successive alla donazione, per il completo ripristino del suo stato fisico.

Le giornate d assenza vanno comunque preventivamente comunicate al datore, a cui vanno inoltre consegnati i certificati medici. L’azienda potrà recuperare la retribuzione direttamente dall’Inps.

note

[1] Art. 4, legge n. 53/2000.

[2] Legge n. 183/2010.

[3] Dlgs. n. 645/1996.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Buongiorno,ho da fare un vacino e ha chiesto il datore di lavoro un ora di permesso, avuto la risposta che devo prendere un giorno di ferie, è così? grazie Elisabetta

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