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Lo sai che? Infiltrazioni: chi paga il consulente tecnico?

Lo sai che? Pubblicato il 29 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 agosto 2017

Prima della sentenza di condanna tutte le spese sono a carico della parte danneggiata dalle infiltrazioni che agisce per il risarcimento del danno.

Se hai un problema di umidità nell’appartamento e sospetti che le macchie comparse sulle pareti e sul soffitto derivino da una tubatura dell’appartamento del piano di sopra, tutte le spese dovute necessarie ad accertare le origini e le cause delle infiltrazioni sono a carico tuo. Lo sono, almeno, fino a quando non arriva una sentenza di condanna del giudice che accerti, nel merito, le responsabilità e condanni il responsabile delle perdite d’acqua a risarcirti i danni. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1]: il danneggiato, in pratica, a dover anticipare i costi del consulente tecnico.

Per comprendere meglio la questione facciamo un esempio.

Immaginiamo una persona che, sul più bello, si accorga di alcune macchie di muffa e umidità sul soffitto del salotto. Sospettando che l’origine dell’infiltrazione sia il bagno del condomino che vive al piano superiore, contatta quest’ultimo per trovare una sistemazione. Dopo un’iniziale resistenza, i due giungono a un compromesso per evitare la causa: chiedere al tribunale la nomina di un tecnico che esegua delle indagini e, aperto il pavimento del possibile responsabile delle infiltrazioni, individui le tubature rotte. Tutto avviene secondo programma. La perizia rivela che, effettivamente, le perdite di umidità derivano proprio dallo scarico del bagno sovrastante. Il perito presenta poi la parcella, ma qui nasce un’ulteriore contesa. Il danneggiato pretende che a pagare sia il proprietario del piano di sopra il quale, però, si dice disponibile a riparare i dubi, ma non anche a pagare il perito, la cui nomina è stata voluta dalla sua controparte. Chi dei due ha ragione?

Solo una sentenza di condanna del giudice, che accerti definitivamente le responsabilità per le infiltrazioni di acqua, può imporre al danneggiante il pagamento di tutte le spese sostenute nelle fasi preliminari del giudizio, ivi compresa la parcella del perito nominato dal giudice (cosiddetto «consulente tecnico d’ufficio» o, più semplicemente, c.t.u.). Prima di questo momento, ogni costo viene anticipato dal danneggiato.

In più – questo l’aspetto caratterizzante la sentenza in commento – viene fatta una importante precisazione in merito al cosiddetto «accertamento tecnico preventivo» [2]. Si tratta di una procedura disposta tutte le volte in cui vi sia urgenza di far verificare lo stato dei luoghi danneggiati senza dover attendere i tempi lunghi della causa. Ad esempio, chi ha il salotto che “gocciola” può voler riparare immediatamente le perdite, prima che arrivi la sentenza del giudice: così potrà chiedere subito l’accertamento tecnico e poi, sulla scorta di tale relazione, il giudice deciderà con “tutta calma”. Questa procedura può assumere anche la funzione di far trovare un accordo alle parti [3] che, in tal caso, nominano il perito proprio al fine di raggiungere una conciliazione bonaria.

In ogni caso, anche le spese per l’accertamento tecnico preventivo prima della causa sono a carico della parte che richiede la nomina del perito. La Cassazione ha infatti ribadito che il procedimento di accertamento tecnico preventivo si conclude con il deposito della relazione di consulenza tecnica, cui segue la liquidazione del compenso al consulente nominato dal giudice. Le spese in favore del consulente sono anticipate dal ricorrente. Solo se il giudizio va avanti e si conclude con una sentenza di merito, ossia di condanna al pagamento del risarcimento nei confronti del responsabile, tali spese vengono definitivamente addebitate a carico di quest’ultimo.

note

[1] Cass. sent. n. 20139/2017.

[2] Art. 696 cod. proc. civ.

[3] Art. 696-bis cod. proc. civ.


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