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Come eludere il fisco

31 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2017



Elusione, evasione e intelligenza fiscale. Come non essere massacrati dal fisco e vivere tranquilli.

Ogni giorno mi sento domandare «come pagare meno tasse in modo legale?». Gli imprenditori in Italia si sentono in guerra con il Fisco e hanno la necessità di limitare i danni di una pressione fiscale percepita come schiacciante. Sempre più spesso gli imprenditori, soprattutto i piccoli imprenditori, hanno difficoltà a trovare i soldi per pagare gli F24. In un momento come l’attuale, che è ancora di crisi, il carico fiscale non fa che ingigantire i problemi di liquidità delle aziende, creando una reazione a catena disastrosa: tasse non pagate o pagate in ritardo, cartelle esattoriali cariche di interessi e sanzioni, rateizzazioni che non si riescono a rispettare e, poi, lo spettro di Equitalia con i fermi amministrativi e i pignoramenti. E allora come fare a salvarsi da questa situazione e a non entrare nel tunnel?

Bisogna capire che anche in Italia è possibile tenere sotto controllo le tasse. La cosa più importante è convincersi che non è con l’evasione fiscale che si otterrà una soluzione. Oggi non vale la pena tenere comportamenti che espongono ad accertamenti della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate. I sistemi di controllo sono sempre più sofisticati; gli incroci di dati enormi e facili; il controllo dei movimenti bancari, pregnante. Il rischio non vale la candela! Anche l’elusione con i trucchetti proposti dall’amico dell’amico, dal cugino furbo, da internet, è da evitare. Finisce quasi sempre male, sfocia nell’evasione e conduce a un mare di sanzioni. Ma che cos’è l’elusione fiscale?

Elusione contro evasione fiscale

Elusione ed evasione sono entrambi comportamenti del contribuente che mirano a ridurre i tributi da pagare, ma hanno un contenuto molto diverso.

L’evasione è un comportamento fraudolento, con il quale il contribuente si sottrae al pagamento dei tributi violando la legge.

L’elusione, invece, non è una violazione di legge: si tratta piuttosto di un aggiramento della legge fiscale, perché il comportamento tenuto dal contribuente risulta conforme alla lettera della legge, ma non ai suoi scopi. Il contribuente cioè realizza un abuso del diritto tenendo un comportamento che, pur formalmente rispettoso della legge, ha il solo fine di sottrarsi all’obbligo fiscale.

Il contrasto all’elusione

L’ordinamento, ovviamente, tenta di contrastare tanto l’evasione, tanto l’elusione fiscale che oggi viene detta «abuso del diritto». In primo luogo la legge definisce il concetto di abuso del diritto: «configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti». [1]

Poi, ci sono:

  • – norme antielusive speciali: si tratta di norme specifiche che vietano puntualmente alcuni comportamenti che possono costituite elusione;
  • – l’interpretazione antielusiva: adottata quando il contribuente utilizza mezzi che a prima vista appaiono estranei alla fattispecie della norma tributaria, ma che poi, di fatto determinano effetti fiscali elusivi.

I comportamenti elusivi non sono mai violazioni delle leggi penali tributarie, ma soltanto a violazioni amministrative. E, in negativo, possiamo dire che ci sono tutta una serie di scelte, giustificate da una concreta motivazione extra-fiscale, che possono dare un beneficio dal punto di vista della convenienza fiscale.

I metodi per pagare meno tasse legalmente esistono. Bisogna, quindi, imparare a gestire fiscalmente bene la propria attività. Solo così si possono ottenere dei buoni risultati, stabili e sicuri, in termini di risparmio fiscale. Il fisco italiano, nonostante sia asfissiante, lascia parecchi spiragli a chi conosce bene la normativa e sa divincolarsi tra detrazioni, deduzioni, leggi speciali, ma soprattutto a chi sa gestire la propria impresa in modo serio e professionale.

I principi generali

Intendo dare alcuni suggerimenti da utilizzare concretamente, ma prima voglio mettere in evidenza alcuni presupposti che, da soli, possono aiutare molto:

  • 1) Essere informati e sapere di che cosa si parla: Quante volte imprenditori, anche navigati, si stupiscono di ciò che gli dici: «Davvero??? ma non lo sapevo che si potesse detrarre !!!». Quante volte gli imprenditori operano e fanno investimenti, anche importanti, senza tener conto delle agevolazioni fiscali di cui potrebbero beneficiare, risparmiando molti soldi. Capisco che sono argomenti un po’ aridi e noiosi, ma avere un minimo di conoscenza su fisco e contabilità è fondamentale per gestire al meglio, anche da un punto di vista fiscale, l’impresa.
  • 2) Scegliere bene il consulente: lasciamo perdere le soluzioni improvvisate; parliamo di commercialisti. Tutti i commercialisti sono bravi, ma qualcuno lo è di più. Bisogna cercare e pretendere di avere una vera consulenza fiscale; un aiuto concreto nel trovare le corrette soluzioni fiscali. Oggi giorno non serve avere un commercialista che si limita a registrare le fatture!
  • 3) La scelta del regime fiscale: questa scelta, come quella della forma societaria da adottare, è fondamentale e può fare la differenza. In un precedente articolo ho parlato del regime forfettario e dei grandi vantaggi che dà. Se è possibile, va sfruttato. Se non è possibile, bisogna comunque valutare al meglio la forma sociale (società di persone o società di capitale) e il regime contabile (ordinario o semplificato), perché anche queste cose incidono sul carico fiscale e sui costi dell’amministrazione.
  • 4) Pianificazione fiscale: che significa progettare gli effetti fiscali della propria attività, scegliendo i comportamenti che, legalmente, danno i migliori risultati fiscali, riducendo al minimo la tassazione. Una corretta pianificazione fiscale consente di effettuare gli investimenti nei modi e nei tempi migliori per poter risparmiare sul fisco e sfruttando tutte le norme esistenti per pagare meno tasse, restando nella legalità.
  • 5) Controllo costante della situazione economica e finanziaria: questa poi, sembra una banalità. Ma sono proprio queste cose che fanno la differenza. Esaminare il conto economico e le dinamiche finanziarie, fornisce idee per agire e per prepararsi alla liquidazione delle imposte. Qui si capisce se è il caso di investire, se è meglio fare pubblicità, ecc…, in generale, fa capire come è meglio orientare la propria attività. I conti della propria azienda devono essere conosciuti nel dettaglio!
  • 6) Stare nella legalità: se si seguono i punti precedenti, a fine anno non si correrà a fare le «furbate» per abbassare il reddito, che poi significa evadere. La situazione tipica è quella dell’imprenditore che a dicembre riceve la telefonata del commercialista, che gli dice che il reddito è troppo alto e, come per magia, a gennaio spuntano fuori una serie di fatture di acquisto o sponsorizzazioni, spesso nemmeno contabilizzate nei tempi giusti (mai sentito parlare di «fatture da ricevere»?). Ma secondo voi, se l’azienda subisce un controllo, queste fatture anomale di fine anno non verranno contestate? Questo è risparmiare oggi per venir sanzionati domani!

Forse è il momento di dire chiaramente che lo Stato è veramente esoso, ma spesso si pagano troppe tasse a causa di un comportamento distratto dell’imprenditore e del suo consulente. Valutare costantemente la normativa costa fatica, ma può consentire di risparmiare parecchi euro ogni anno.

È vero, l’imprenditore deve pensare al suo lavoro; quello è la base. Ma anche la gestione fiscale dell’impresa fa parte del suo lavoro e merita che gli si dedichi attenzione.

Non si può più fare l’errore di lasciare che sia solo il commercialista ad occuparsi delle tasse e della gestione dell’impresa.

Le principali soluzioni

Gestione dei costi

questa è la prima cosa e anche la più semplice. Ogni impresa può ridurre il proprio reddito imponibile deducendo tutti i costi che la legge consente. Questo significa che ogni giorno, si deve avere cura di conservare le fatture, le ricevute, gli scontrini, di tutte le spese che si sostengono per lo svolgimento dell’attività. Fatture dei ristoranti, spese di viaggio, schede carburante, spese telefoniche, corsi di aggiornamento, spese di cancelleria e tutto quanto è inerente all’attività.

Ogni spesa che sia inerente con l’attività dell’impresa può essere dedotta dal reddito di impresa. Devo andare avanti? O avete già capito? Anche tante piccole spese fatte nel corso dell’anno (che spesso vengono dimenticate), alla fine hanno il loro peso al momento della dichiarazione dei redditi, con un bel risparmio!

Ovviamente per poter dedurre i costi devono essere documentati da una fattura, da una ricevuta, da una scheda carburanti regolare e, soprattutto, devono essere inerenti alla propria attività. Per favore non portate al commercialista la fattura del braccialetto regalato alla fidanzata (vi assicuro che con me l’hanno fatto), ma se per lavoro dovete indossare un certo tipo di abito, perché non portate la fattura di acquisto dell’abbigliamento?

È fondamentale che ogni imprenditore prenda coscienza di tutto ciò che può ridurre il suo reddito dandogli un risparmio fiscale. Deve sapere che ci sono costi deducibili dal reddito di impresa e oneri detraibili personalmente. Gli scontrini non vanno gettati e prima di non farsi dare una fattura, pensate che potrebbe valere un buon risparmio in tasse.

Costi interamente deducibili

Ci sono costi che sono direttamente inerenti all’attività svolta e che, ovviamente, sono sempre completamente deducibili (per esempio gli acquisti di merce per un negozio) e ci sono costi che sono interamente deducibili dal reddito anche se non sono strettamente inerenti, ma che comunque facilitano l’attività di impresa:

  • – acquisto di giornali e/o riviste professionali (ad es. Il Sole 24 Ore o Italia Oggi) e anche gli abbonamenti a certi siti internet;
  • – acquisto cancelleria, computer e accessori come stampanti e cartucce;
  • – utenze intestate all’attività;
  • – spese per l’acquisto di francobolli e marche da bollo;
  • – spese prestazioni occasionali e voucher;
  • – costi relativi all’autoveicolo aziendale (camion, furgoni e autocarri, o l’autovettura, nel caso di taxi e autonoleggi);
  • – contratti per pubblicità e sponsorizzazioni.

Costi parzialmente deducibili

Ci sono una serie di costi, che spesso sono quelle che vengono dimenticati perché non si sa che sono deducibili parzialmente (cioè in percentuale):

  • l’auto aziendale, il suo acquisto, la manutenzione, l’assicurazione, il bollo e il carburante, sono deducibili al 20%, mentre l’IVA è detraibile al 40%;
  • I telefoni cellulari, sono deducibili all’80% compreso i costi di qualsiasi tipo di contratto e di acquisto, leasing e locazione. È possibile detrarre il 50% dell’IVA sulla telefonia mobile, se il cellulare è in uso promiscuo tra l’azienda e la vita privata dell’imprenditore, mentre al 100% se l’uso è esclusivamente aziendale;
  • le spese per alberghi e ristoranti, sono deducibili al 75% senza particolari limiti di deducibilità, purché inerenti all’attività (serve la fattura e, magari, una logica coerenza con l’attività svolta);
  • l’abitazione, per i professionisti e per alcuni piccoli imprenditori che possono avere la sede attività nella propria abitazione, i costi (tutti i costi, dall’acquisto alle manutenzioni, alle utenze) saranno deducibili al 50%;
  • le spese di rappresentanza: sono sempre deducibili. Se si concretizzano nella cessione di beni omaggio (gadgets, strenne natalizie) sono interamente deducibili se i beni hanno valore unitario inferiore a 50 euro. Le altre spese di rappresentanza hanno dei limiti deducibilità in percentuale rispetto al fatturato;
  • I corsi di formazione professionale sono deducibili al 50%, sono compresi i corsi online. È possibile dedurre il costo dell’iscrizione e dei viaggi al 50%. Le spese di vitto e alloggio, se il corso si svolge in trasferta, sono deducibili al 50% sul 75% delle spese sostenute;

Calcolo degli acconti con il metodo previsionale

Il sistema italiano per il calcolo degli acconti è contorto e vessatorio. Costringe a versare le imposte ancora prima di aver calcolato l’esatto importo dell’utile di esercizio. È un metodo di calcolo che può giungere al paradosso di costringere gli imprenditori a pagare, tra saldo e acconti (Irpef, Irap, Inps e addizionali), una cifra che potrebbe addirittura superare l’utile effettivamente conseguito nell’anno.

Con il metodo storico, l’unico che mette il contribuente al riparo dalle contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, l’acconto viene calcolato in base alle imposte versate nell’anno precedente ed è pari al 100% di tale imposta per i soggetti Irpef e, addirittura, al 101,50% per i soggetti Ires e per l’Irap.

E’ evidente che, se l’anno in corso non è così buono come il precedente (e capita spesso in questi periodi di crisi), si può arrivare a pagare più imposte di quanto si è guadagnato.

Se si presume che il reddito dell’anno per cui si sta calcolando l’acconto sia inferiore a quello dell’anno precedente, è meglio utilizzare il metodo previsionale, che consiste nel fare una previsione reddito effettivo dell’anno e pagare un acconto inferiore.

È chiaro che questo metodo si può utilizzare quando siamo in grado di stimare con precisione il minor reddito imponibile rispetto al periodo precedente, infatti, un versamento insufficiente dell’acconto può portare a una sanzione del 30%.

È chiaro che per il commercialista è più sicuro e meno faticoso usare il metodo storico, ma se gli affari non stanno andando bene, chiedetegli di fare una previsione corretta e utilizzare il metodo previsionale, risparmierete un bel po di denaro.

Una efficiente organizzazione

Questa cosa è davvero banale, c’è quasi da vergognarsi a dirla, ma l’esperienza dimostra che, troppo spesso, capita di non poter dedurre dei costi o detrarre delle spese soltanto perché il contribuente ha perduto gli scontrini, le ricevute o la fattura.

È fondamentale un minimo di organizzazione: avere un faldone, un cassetto, una scatola in cui tenere tutti i documenti e portarli al commercialista quando servono. A che serve lamentarsi delle troppe tasse se si perdono i documenti che possono farci risparmiare qualcosa?

L’outsourcing

Spesso il solo fatto di esternalizzare alcune funzioni aziendali (come la pulizia o la contabilità) o anche una parte del processo produttivo, può consentire un notevole risparmio di costi e di imposte. Non serve dire qui quanta differenza passa tra avere in carico un dipendente o far fare il suo lavoro da una ditta esterna, specializzata, alla quale paghi una fattura deducibile, senza sprechi e tempi morti e che potrà essere saldata a 30, 60 o 90 giorni.

La scelta della forma giuridica

La scelta del regime societario più adatto all’attività può avere conseguenze enormi sul piano delle imposte da pagare.

Ovviamente se potessi optare per il regime forfettario (il più economico in assoluto), dovresti scegliere la ditta individuale.

Per certi tipi di attività (facchinaggio, movimento merci, pulizia) la scelta migliore potrebbe essere quella di formare una cooperativa, che ha molti benefici sia fiscali che contributivi.

Per altri tipi di attività potrebbe essere addirittura indicato formare una impresa sociale, una onlus, una fondazione o una associazione, che hanno moltissimi benefici. Ma anche la stessa scelta tra una società di capitali o una di persone, cambia di molto quali, come e quanto alte sono le imposte da pagare.

L’innovazione tecnologica

Gli investimenti in infrastrutture e tecnologia possono davvero fare la differenza. Consentono di produrre in modo più efficiente, perché danno una marcia in più rispetto alla concorrenza e anche perché hanno una serie di interessantissime agevolazioni fiscali e di finanziamento. Il costo è interamente deducibile, sia in caso di acquisto che in caso di leasing. Anzi, per gli investimenti in beni nuovi, è previsto anche un super ammortamento, che consente di ammortizzare un valore pari al 140% del costo di acquisto (con un benefit fiscale del 40% dell’investimento) o, addirittura il 250% del costo di acquisto (con un benefit fiscale del 150%) per i beni rientranti nel così detto piano industry 4.0, vale a dire quelli a più alto contenuto tecnologico.

Conclusione

È evidente che non bisogna evadere il fisco, perché non consente di dormire sonni tranquilli e, alla fine, si viene beccati e si paga tutto a caro prezzo.

Conviene poco anche eludere il fisco, perché bisogna avere strutture complesse, delocalizzare all’estero e essere pronti a lunghi conflitti con l’Agenzia delle Entrate per dimostrare che le scelte fatte avevano una corretta giustificazione economica e organizzativa.

Si può, però, utilizzare la giusta intelligenza fiscale e essere un buon contribuente, pagare il giusto e non rimanere in manche di tela, semplicemente utilizzando tutti gli strumenti che la legge offre.

Il modo migliore per pagare di meno è quello di conoscere alla perfezione le regole fondamentali del fisco, per poter sfruttare ogni di bonus o facilitazione disponibile nel momento in cui si prende una decisione.

note

[1] art. 10-bis della legge n. 212 del 2000.

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