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Pensioni disabili 2017: età anagrafica o contributiva?

31 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Agosto 2017



Disabili: favorevoli novità in tema di pensioni e i requisiti per accedervi.

A determinate categorie di disabili è riconosciuta la possibilità di godere di agevolazioni – di natura anagrafica e/o contributiva – per l’accesso al trattamento pensionistico.

Recenti interventi normativi, in particolare la Legge di stabilità 2017 e i suoi decreti attuativi [1], hanno ampliato le possibilità, per i soggetti appartenenti a categorie svantaggiate, di fruire dell’uscita anticipata dal mondo del lavoro senza dover subire decurtazioni sulla pensione.

Ma riepiloghiamo la situazione pensionistica attuale e delineiamo il quadro all’interno del quale si inseriscono questi interventi, per poi passare ad analizzarli.

Situazione pensionistica attuale

Ad oggi, i requisiti da possedere per accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia sono:

  • età anagrafica di 66 anni e 7 mesi (che si abbassa a 66 anni e 1 mese per le donne lavoratrici autonome e a 65 anni e 7 mesi per le donne che lavorano nel privato);

  • età contributiva di almeno 20 anni.

Invece, indipendentemente dall’età anagrafica, è possibile accedere alla pensione anticipata con il raggiungimento del solo requisito contributivo:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi (che per le donne si abbassa a 41 anni e 10 mesi).

Pensioni disabili

Per i disabili la legge prevede dei canali agevolati per l’accesso alla pensione, in considerazione della diminuzione della qualità di vita legata alla disabilità.

Pensione di vecchiaia anticipata per disabili almeno all’80% e non vedenti

Il primo di questi canali è la pensione di vecchiaia anticipata.

I lavoratori dipendenti del settore privato, affetti da una disabilità non inferiore all’80% [2] possono accedere al trattamento pensionistico se in possesso dei seguenti requisiti:

  • età anagrafica di 60 anni e 7 mesi (o 55 anni e 7 mesi se donne);

  • età contributiva di almeno 20 anni.

Per i non vedenti [3], invece, è possibile l’accesso alla pensione con:

  • età anagrafica di 55 anni e 7 mesi (o 50 e 7 mesi se donne) se dipendenti del settore privato, oppure 60 anni e 7 mesi (o 55 anni e 7 mesi) se autonomi;

  • età contributiva di almeno 10 anni (dopo l’insorgere della cecità).

In caso di mancato raggiungimento di questi requisiti, i non vedenti possono comunque accedere alla pensione facendo valere [4]:

  • età anagrafica di 60 e 7 mesi (55 anni e 7 mesi se donne) se dipendenti del settore privato, oppure 65 anni e 7 mesi (o 60 anni e 7 mesi) se autonomi;

  • età contributiva di 15 anni.

Beneficio della maggiorazione contributiva

Ai lavoratori sordomuti, ai lavoratori affetti da un’invalidità superiore al 74% o un’invalidità ascritta ad una delle prime quattro categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra [5] è riconosciuto, a richiesta, il beneficio della maggiorazione contributiva, pari a due mensilità per ogni anno di lavoro, fino ad un massimo di 5 anni di contribuzione valida per aumentare l’anzianità contributiva.

Pensioni disabili 2017

Per i lavoratori (dipendenti, autonomi o appartenenti al pubblico impiego) con invalidità uguale o superiore al 74%, la Legge di stabilità 2017 ha introdotto due canali privilegiati per l’uscita di detti lavoratori dal mondo dal lavoro: l’Ape sociale e la Quota 41.

Ape sociale

L’Ape sociale, ossia l’Anticipo pensionistico, è un beneficio che consiste nella possibilità del lavoratore, affetto da disabilità almeno pari al 74%, di ottenere un c.d. reddito ponte fino al momento di maturazione dei requisiti previsti per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Per ottenere il beneficio, il disabile deve essere in possesso di:

  • età anagrafica di almeno 63 anni;

  • anzianità contributiva di almeno 30 anni.

Tale strumento consiste, quindi, in un sussidio fornito dallo Stato al disabile fino al momento in cui lo stesso maturi l’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia.

L’indennità è erogata mensilmente, per un numero di 12 mensilità annue, ed ha un importo corrispondente a quello della rata del trattamento pensionistico di vecchiaia maturata al momento della presentazione della domanda. In ogni caso, l’importo dell’Ape non può superare il tetto massimo mensile fissato in € 1.500.

Quota 41

Altro beneficio riservato ai soggetti affetti da una disabilità almeno pari al 74%, è quello della c.d. Quota 41.

Tale beneficio determina una riduzione dell’età contributiva prevista per l’accesso alla pensione anticipata e prende il nome dal fatto che – a prescindere dall’età anagrafica – il lavoratore che ha maturato 41 anni di contributi (raggiungibile anche attraverso l’istituto della maggiorazione contributiva che abbiamo visto sopra) può accedere alla pensione, a condizione però che abbia lavorato almeno 12 mesi prima del compimento del 19esimo anno d’età.

A poter usufruire di questo beneficio, quindi, sono tutti i c.d. lavoratori precoci, affetti da una disabilità almeno pari al 74%: si prescinde totalmente dall’età anagrafica, essendo necessaria e sufficiente la sola età contributiva che dev’essere pari ad almeno 41 anni.


In base alle novità introdotte nel 2017, i lavoratori affetti da invalidità pari o superiore al 74% possono presentare domanda per beneficiare dell’Ape sociale (se in possesso dei requisiti di 63 anni di età e 30 anni di contributi) o per usufruire della Quota 41 (se lavoratori precoci, nel senso che hanno lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni e sono in possesso di 41 anni di contributi) e anticipare così l’uscita dal mondo del lavoro.

La domanda va presentata alla sede Inps di residenza.

Per entrambi i casi, l’interessato deve presentare, insieme alla domanda, una dichiarazione circa la sussistenza dei requisiti richiesti per usufruire del beneficio (che possono sussistere già al momento della domanda o che si raggiungeranno entro la fine dell’anno), nonché i documenti che comprovino lo stato di invalidità dichiarato.

L’Inps, una volta verificata la sussistenza dei requisiti richiesti, potrà accordare il beneficio richiesto, ma (in base a quanto previsto dalla normativa) solo se residuano le necessarie risorse finanziarie appositamente stanziate.

note

[1] Legge n. 232 del 2016; dpr n. 87 del 2017; dpr n. 88 del 2017.

[2] Art. 1, comma 8, del d.lgs. n. 503 del 1992 e circolare Inps n. 65 del 1995.

[3] Art. 1, comma 6, del d.lgs. 503 del 1992 e circolare Inps n. 65 del 1995.

[4] Circolare Inps n. 65 del 1995 e messaggio Inps n. 800 del 2014.

[5] Tabella allegata al dpr n.  915 del 1978, sostituita dalla tabella A allegata al dpr n. 834 del 1981 e successive modificazioni.

Autore immagine: Pixabay


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2 Commenti

  1. Io vorrei sapere se posso andare in pensione avendo raggiunto la quota di 42 anni di contributi preciso che ho iniziato a lavorare a 15 ora ne ho 54 è da 11 anni son invalido al 100×100 attendo gradita risposta

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