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Stipendi non pagati: quali sono i diritti dei lavoratori?

30 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2017



Se il datore di lavoro non paga la retribuzione, il lavoratore ha diversi strumenti per ottenere quanto gli spetta. Ecco alcuni consigli pratici.

Se il datore di lavoro non paga lo stipendio regolarmente, il lavoratore può contare su una serie di diritti che la legge gli riconosce. Ecco un breve vademecum che aiuterà a fare chiarezza sui diritti del lavoratore nel caso di stipendi non pagati. 

Stipendi non pagati: mai firmare per quietanza la busta paga

Regola numero 1: il lavoratore non deve firmare “per quietanza” la busta paga, a meno che lo stipendio non gli venga versato contestualmente. Ricordiamo che proprio in fondo alla busta paga si trova uno spazio destinato alla firma del dipendente che viene richiesta per due motivi principali:

  • a conferma del ricevimento della busta stessa (“per ricevuta e presa visione”);
  • oppure a conferma dell’avvenuto del fatto che lo stipendio sia stato pagato (cosiddetta quietanza).

Resta inteso, quindi, che se il datore non ha provveduto al pagamento della retribuzione, il dipendente firmerà solo per il primo motivo. Se firmasse anche la quietanza, infatti, sarebbe molto più difficile difendersi in una causa. Ciò in quanto solo se le buste paga non sono state firmate per quietanza il lavoratore potrà chiedere un decreto ingiuntivo che comporta tempi molto più rapidi rispetto a un normale processo.

Caso diverso si ha quando lo stipendio è stato pagato ma il lavoratore ritiene che non sia congruo rispetto al lavoro svolto. In una ipotesi simile, potrà iniziare una causa, anche se ha firmato la busta paga per quietanza, per ottenere le differenze retributive.

Se le buste paga non sono state firmate per quietanza il lavoratore potrà chiedere un decreto ingiuntivo che comporta tempi molto più rapidi rispetto a un normale processo

Stipendi non pagati: come funziona la prescrizione?

Fatta eccezione per i dirigenti, il lavoratore ancora alle dipendenze del datore che non paga dovrà tenere a mente che il suo diritto ad ottenere il pagamento dello stipendio si prescrive in cinque anni dalla data della fine del rapporto di lavoro.

Stipendi non pagati: non c’è bisogno dell’avvocato

Se il lavoratore intende scrivere al datore una lettera di messa in mora non dovrà per forza ricorrere a un avvocato. Basta un semplice sollecito, anche scritto di suo pugno, semplicemente per ricordargli quanto dovuto e con il vantaggio di mantenere un rapporto sereno. Se, poi, il datore persiste nell’inadempimento, il dipendente farà sempre in tempo a rivolgersi a un legale.

In un primo momento conviene non rivolgersi all’avvocato

Stipendi non pagati: conciliazione

Il lavoratore o il sindacato che lo rappresenta possono chiedere all’Itl (Ispettorato territoriale del lavoro) di poter attivare la cosiddetta conciliazione monocratica, davanti a un funzionario territoriale dell’Ispettorato. L’obiettivo è quello di trovare un accordo sulle somme da versare. Se il tentativo riesce, il datore paga quanto stabilito, senza incorrere in nessuna sanzione e il verbale viene dichiarato esecutivo dal giudice competente. Se il tentativo fallisce, gli ispettori del lavoro procederanno a una verifica direttamente in azienda per accertare l’eventuale presenza di violazioni delle norme lavoristiche e sui contributi. L’eventuale violazione potrebbe portare a sanzioni particolarmente severe e alte.

Stipendi non pagati: ricorso per decreto ingiuntivo

C’è sempre la possibilità di fare causa (si legga Stipendi non pagati: consigli pratici per il dipendente che vuol fare causa all’azienda). In presenza di determinati elementi si può optare per il cosiddetto procedimento monitorio che garantisce tempi più brevi rispetto a un processo ordinario e risparmio dei costi. Se, infatti, il lavoratore ha una prova scritta del proprio credito (come la busta paga non quietanzata) può chiedere a un avvocato di presentare ricorso per decreto ingiuntivo. In sostanza, non occorre istaurare una causa e, in tre/sei mesi (a seconda del tribunale), potrà ottenere dal tribunale (solo mediante il deposito dei documenti) un ordine di pagamento nei confronti del datore di lavoro che, poi, avrà poi 40 giorni dalla notifica del decreto per decidere se pagare, se non pagare (e subire un’esecuzione forzata) oppure se presentare una opposizione. In quest’ultimo caso, inizia un giudizio ordinario e i tempi di recupero del credito potrebbero dilatarsi. D’altro canto il datore potrebbe proprio voler prendere tempo. A tal proposito si potrebbe chiedere al giudice, in prima udienza, di dichiarare il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo in modo da poter agire esecutivamente, già durante la causa.

Stipendi non pagati: che fare se non si hanno prove scritte?

Se il lavoratore ha perso il contratto di lavoro o la lettera di assunzione e pensa di non poter rivolgersi al giudice si sbaglia. A tal fine bastano le buste paga, il Cud o qualsiasi altro documento che attesti l’esistenza del rapporto di lavoro. E se non ha neppure questi documenti potrà sempre ricorrere a dei testimoni, sempre tramite una causa ordinaria.

Stipendi non pagati: se mi dimetto perdo la disoccupazione?

Se l’inadempimento del datore persiste, il lavoratore può dimettersi in qualsiasi momento, senza dare il preavviso, semplicemente con una comunicazione un cui dà conto della “giusta causa” del recesso (il mancato pagamento della busta paga). Non deve temere di perdere la disoccupazione visto che l’interruzione del rapporto di lavoro è avvenuta per causa a lui non imputabile.

Se il datore non paga, il lavoratore può dimettersi senza temere di perdere la disoccupazione

Stipendi non pagati: cosa rischia il datore?

Può succedere che nonostante abbia perso la causa o aver ricevuto un decreto ingiuntivo definitivo, il datore continui a non pagare. A questo punto, il dipendente potrebbe ricorrere all’esecuzione forzata, verificando se l’imprenditore è titolare di conti correnti, immobili, automobili o altri beni che possano essere pignorati. Ma se anche questo non dovesse bastare non resta che chiedere il fallimento del datore di lavoro, fermo restando che, anche dopo, non è detto che  sarà pagato immediatamente. Per gli ultimi tre stipendi e il tfr ci penserà il Fondo di Garanzia presso l’Inps (ma anche per tale pagamento saranno necessari diversi mesi); per i restanti crediti, invece, bisognerà insinuarsi al passivo del fallimento; ma se l’azienda è priva di attività, non si verrà mai soddisfatti.

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