Diritto e Fisco | Articoli

Cosa significa lavoro parasubordinato

27 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 ottobre 2018



Il lavoro parasubordinato è una tipologia contrattuale ibrida, che si pone a metà strada tra il lavoro subordinato e quello autonomo. La legge ha, nel tempo, introdotto disposizione per evitare usi abusivi di questo tipo di contratto.
 

L’ordinamento italiano prevede, accanto alle classiche categorie di lavoro subordinato e lavoro autonomo, una tipologia intermedia di rapporto: quello parasubordinato. Per capire cosa significa lavoro parasubordinato basta partire dalla definizione. Il nome “parasubordinato”, infatti, fa già capire che questo tipo di rapporto di lavoro presenta alcune caratteristiche tipiche del lavoro autonomo ed altre caratteristiche che lo rendono maggiormente assimilabile al lavoro subordinato. Proprio per la sua vicinanza al lavoro subordinato, la parasubordinazione è stata, per molto tempo, usara innegabilmente per mascherare dei veri e propri lavoratori dipendenti, senza garantire loro tutti i diritti e le tutele previsti per il lavoro subordinato. Per questo la legge ha man mano esteso anche ai parasubordinati tutta una serie di tutele e da ultimo il Jobs Act ha introdotto una norma che mira a ridurre notevolmente le collaborazioni parasubordinate fittizie.

Cos’è il lavoro subordinato?

Secondo il codice civile, è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga, a fronte di una retribuzione, a collaborare nell’impresa altrui, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore [1]. Il lavoro subordinato, come dice il nome stesso, è caratterizzato dal fatto che il dipendente non decide in modo autonomo cosa fare e come raggiungere i risultati che gli sono stati fissati, ma deve attenersi alle direttive che gli vengono impartite dal datore di lavoro. Caratteristiche del lavoro subordinato, pertanto, sono:

  • l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro(cosiddetta eterodirezione). Ciò significa che è il datore di lavoro a dare le cosiddette direttive al dipendente, dicendogli cosa deve e cosa non deve fare. Inoltre, il datore di lavoro ha il diritto di controllare che le direttive impartite vengano effettivamente rispettate (potere di controllo). Infine, se ritiene che il dipendente stia ponendo in essere delle condotte contrarie alle direttive impartite e, in ogni caso, lesive della sua fiducia, il datore di lavoro ha il potere di infliggere al lavoratore delle sanzioni, delle punizioni che possono portarlo sino al licenziamento (potere disciplinare);
  • l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione imprenditoriale (collaborazione). Il dipendente lavora solitamente dentro i locali aziendali, utilizza gli strumenti messi a disposizione dall’azienda, è stabilmente inserito nell’organizzazione del datore di lavoro;
  • la continuità della prestazione;
  • la retribuzione a cadenze periodiche fisse (cioè lo stipendio).

Il codice civile distingue i lavoratori subordinati in dirigenti, quadri, impiegati e operai [2].

Si considera contratto di lavoro subordinato l’accordo con il quale il lavoratore si obbliga a prestare la propria attività manuale o intellettuale alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro in cambio di una determinata retribuzione.

Oltre alla prestazione lavorativa, devono pertanto sussistere contemporaneamente gli elementi indicati qui di seguito.

  • Retribuzione È il corrispettivo della prestazione del lavoratore.  
  • Subordinazione del lavoratore al datore di lavoro. È l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e gerarchico del datore di lavoro, che deve estrinsecarsi nell’emanazione di ordini specifici, oltre che nell’esercizio di un’assidua attività di vigilanza e controllo. Se manca si può configurare un rapporto di lavoro autonomo (con rischio della prestazione a carico del lavoratore) o una Co.co.co.

Un rapporto definito dalle parti come autonomo (o parasubordinato) può sempre venir riqualificato – in sede giudiziale – come subordinato.

Infatti, se il lavoratore intende contestare la qualificazione data dalle parti in sede di stipulazione del contratto può adire il giudice del lavoro e domandarne la riqualificazione.

Anche in presenza degli elementi sopraindicati, nella pratica può risultare complesso riconoscere il vincolo di subordinazione, che può assumere forme molto attenuate. Si tratta, ad esempio, dei casi di lavoro intellettuale (si pensi ai giornalisti), dirigenziale e delle prestazioni estremamente elementari (come il lavoro degli addetti ai servizi di pulizie o all’attività di imbottigliamento o di imballaggio), ripetitive e predeterminate nelle loro modalità di esecuzione o dei casi di discordanza fra la tipologia del contratto e l’effettiva volontà delle parti. In quest’ultimo caso è attribuito maggior rilievo alle concrete modalità di svolgimento del rapporto, da cui è ricavabile l’effettiva volontà delle parti, rispetto alla tipologia contrattuale scelta.Pertanto, per accertare la sussistenza della subordinazione, occorre avere riguardo ad ulteriori criteri, quali:

– la volontà espressa dalle parti in sede di costituzione del rapporto;

– le concrete modalità di svolgimento della prestazione;

– una serie di indicatori della condizione di subordinazione (c.d. indici sussidiari o accessori) individuati dalla giurisprudenza.

L’onere di provare la sussistenza degli elementi identificativi della subordinazione incombe su colui che invoca l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (di norma il lavoratore).

Cos’è il lavoro autonomo?

Il codice civile definisce lavoro autonomo quello svolto da una persona che si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente [3]. Caratteristica fondamentale del lavoro autonomo è l’indipendenza del lavoratore nei confronti del destinatario della sua opera o del suo servizio; ciò significa che egli gode di piena discrezionalità circa le modalità, il luogo e il tempo di organizzazione della sua attività, ricadendo su di lui l’eventuale insuccesso del suo operato. L’autonomia, quindi, comporta aspetti positivi legati alla libertà di cui gode il lavoratore, ma anche negativi, connessi prevalentemente all’assunzione del rischio inerente all’attività. Dalla definizione fornita si evince che il lavoro autonomo può essere sia manuale che intellettuale (medico, avvocato, etc.).

Come distinguere un lavoro autonomo da uno subordinato

La giurisprudenza si è sempre affannata a cercare degli indici rivelatori del lavoro subordinato per contrastare i fenomeni delle false partite Iva e dei rapporti di collaborazione esterna che invece nascondono vere e proprie subordinazioni. Tra gli indici rilevatori della natura subordinata del rapporto figurano:

  • la presenza di direttive tecniche e di poteri di controllo e disciplinare;
  • l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale, desumibile dall’assenza di un’organizzazione imprenditoriale in capo al lavoratore e dall’assoggettamento di questi al potere gerarchico del datore di lavoro;
  • l’esecuzione del lavoro con materiali ed attrezzature del datore di lavoro;
  • l’assunzione del rischio d’impresa da parte del datore di lavoro;
  • il pagamento a scadenze periodiche della retribuzione;
  • l’osservanza di un orario di lavoro;
  • la collaborazione intesa come continuità e sistematicità della prestazione.

Nessuno di questi indici è da solo idoneo a distinguere il lavoro autonomo da quello subordinato . Tali criteri devono infatti essere valutati nell’ambito di un apprezzamento complessivo del rapporto, avendo riguardo alle concrete modalità di esecuzione della prestazione o allo svolgimento intrinseco di essa.

Cos’è il lavoro parasubordinato?

La giurisprudenza ha sempre ammesso che qualsiasi attività umana può essere, almeno teoricamente, essereinquadrata sia in un contratto di lavoro subordinato che in un contratto di lavoro autonomo. Nel concreto svolgimento dei rapporti economici e sociali le due categorie del lavoro autonomo e del lavoro suordinato non sono così rigidamente divise. Basti pensare ad un consulente che è del tutto autonomo ma che, di fatto, trae la quasi totalità del proprio fatturato da un solo cliente. In casi come questo la prestazione è autonoma ma ci sono molti aspetti che rendono il lavoratore autonomo comunque assoggettato al committente. Viceversa, ci sono dei lavoratori subordinati, soprattutto nelle fasce alte della classificazione del personale, che svolgono la propria prestazione con grandi margini di autonomia.

In ogni caso, esiste una terza tipologia di rapporti di lavoro che, come detto, costituisce l’area della parasubordinazione. Essendo una figura ibrida, il lavoro parasubordinato presenta i tratti sia del lavoro subordinato classico che di quello autonomo: del primo conserva la collaborazione prolungata nel tempo e coordinata con la struttura organizzativa del datore di lavoro; del secondo l’assenza di un vincolo di subordinazione vero e proprio. Il lavoratore parasubordinato, infatti, si impegna a compiere un’opera o un servizio a favore del committente, senza alcun vincolo di subordinazione proprio come il lavoratore autonomo ma, a differenza di quest’ultimo, beneficia delle prestazioni e delle tutele tipiche dei lavoratori subordinati (quali, ad esempio, gli assegni per il nucleo familiare, l’indennità di malattia e di maternità, la tutela in caso di infortunio). Classici esempi di parasubordinazione sono i contratti a progetto (cosiddetti co.co.pro. che, come si dirà, non possono più essere stipulati, mentre quelli già instaurati proseguiranno sotto forma di altro rapporto) e quelli di collaborazione coordinata e continuativa (cosiddetti co.co.co). Dal punto di vista previdenziale, il lavoratore parasubordinato  è tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata Inps, versando i contributi che sono per un terzo a suo carico, mentre la restante parte è a carico del committente.

Lavoro parasubordinato: finalità e cambiamenti

Il lavoro parasubordinato è stato introdotto per cercare di combattere la disoccupazione mediante un sistema di lavoro più flessibile rispetto a quello subordinato [4]. La flessibilità, però, è sinonimo di precarietà, pertanto tutte le forme di contratto di lavoro parasubordinato sono state, nel tempo, oggetto di profonde modifiche, dalla legge Fornero [5] al Jobs Act [6]. Ad esempio, i cosiddetti co.co.pro (contratti di lavoro a progetto) sopra menzionati, caratterizzati da autonomia del collaboratore, coordinamento con il committente e irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione, sono stati completamente abrogati, con conseguente divieto di stipularne nuovi a partire dal giugno 2015 [7].

Per quanto riguarda le collaborazioni coordinate e continuative, il Jobs Act ha introdotto, come si diceva in premessa, una disposizione normativa [8] che vuole evitare la stipulazione di collaborazioni fittizie, poste in essere solo per evitare di rispettare la disciplina di tutela prevista nel lavoro subordinato.

La disposizione normativa richiamata prevede che si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato a tutte quelle collaborazioni, svolte personalmente e con continuità nel tempo, le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

A partire, dunque, dal 2015, alle collaborazioni coordinate e continuative, nonostante siano state stipulate con questa forma contrattuale, si applicherà la disciplina del lavoro subordinato se ricorrono questi requisiti:

  • prestazione resa in forma individuale;
  • prestazione resa non a spot ma con continuità nel tempo;
  • etero-organizzazione: il committente organizza come il collaboratore deve eseguire la prestazione, anche con riferimento ai tempi ed ai luoghi di lavoro. Il collaboratore, dunque, non è libero di lavorare come desidera e dove desidera, limitandosi ad un coordinamento con il committente, ma deve rispettare le modalità di svolgimento dettate dal committente.

A causa di questa norma, le collaborazioni coordinate e continuative hanno subito una forte riduzione. L’azienda rischia, infatti, di inquadrare il collaboratore come co.co.co. per risparmiare e di dovere, alla prima ispezione dell’Ispettorato del lavoro o a causa di un’azione dell’individuo, pagarlo come dipendente, con ulteriore aggravio di costi.

Di recente è stata particolarmente dibattuta la natura giuridica del rapporto di collaborazione dei cosiddetti rider. Si tratta dei fattorini che portano il cibo a domicilio del cliente per conto di aziende multinazionali specializzate in food delivery (Foodora, Just Eat, etc.).

Le prime pronunce della magistratura italiana [9], che si è espressa sui ricorsi presentati dai rider e volti a riconoscere la natura subordinata della loro prestazione, hanno dato ragione alle aziende. I rider, infatti, ricevono in una app installata sul loro telefono una richiesta di consegna di cibo a domicilio ma non sono obbligati a prenderla in carico potendo, al contrario, decidere se impegnarsi ad effettuare quella consegna o meno. La possibilità di decidere se svoltere la prestazione o meno è stata considerata, nelle pronunce richiamate, l’elemento decisivo che rende la prestazione dei rider di natura autonoma e non di natura subordinata. La vicenda è stata posta all’attenzione anche dei giudici di altri Paesi europei ed è possibile che la lettura che ne sarà data sia diversa.

note

[1] Art. 2094 cod. civ.
[2] Art. 2095 cod. civ.
[3] Art. 2222 cod. civ.
[4] Si veda la Legge Biagi, n. 30/2003 del 14.02.2003 e il decreto legislativo di attuazione n. 276/2003 del 10.09.2003.
[5] Legge n. 92/2012.
[6] Legge n. 183/2014 del 10.12.2014.
[7] Art. 52, d .lgs. n. 81/2015 (Codice dei contratti del Jobs Act).

[8] Art. 2, D.lgs. n. 81/2015.

[9] Tribunale di Torino, sentenza 7 maggio 2018, n. 778; Tribunale di Milano, 10 settembre 2018, n. 1853.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI