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Cosa significa lavoro parasubordinato

31 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2017



Quello parasubordinato è un tipo di lavoro molto discusso che si pone a metà strada tra il lavoro subordinato e quello autonomo.

L’ordinamento italiano prevede, accanto alle classiche categorie di lavoro subordinato e lavoro autonomo, una tipologia intermedia di rapporto: quello parasubordinato. Come si evince già dal nomen iuris (cioè, dal nome dell’istituto), trattasi di rapporto di lavoro che presenta le caratteristiche tipiche sia del lavoro autonomo che di quello subordinato. Per capire bene cosa significa lavoro parasubordinato è necessario fare prima una breve analisi del lavoro subordinato e di quello autonomo.

Il lavoro subordinato

Secondo il codice civile, è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga, a fronte di una retribuzione, a collaborare nell’impresa altrui, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore [1]. Caratteristiche del lavoro subordinato, pertanto, sono: l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro (cosiddetta eterodirezione); l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione imprenditoriale (collaborazione); la continuità della prestazione; la retribuzione a cadenze periodiche fisse (cioè lo stipendio). Il codice distingue i lavoratori subordinati in dirigenti, quadri, impiegati e operai [2].

 

Il lavoro autonomo

Il codice civile definisce lavoro autonomo quello svolto da una persona che si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente [3]. Caratteristica fondamentale del lavoro autonomo è l’indipendenza del lavoratore nei confronti del destinatario della sua opera o del suo servizio; ciò significa che egli gode di piena discrezionalità circa le modalità, il luogo e il tempo di organizzazione della sua attività, ricadendo su di lui l’eventuale insuccesso del suo operato. L’autonomia, quindi, comporta aspetti positivi legati alla libertà di cui gode il lavoratore, ma anche negativi, connessi prevalentemente all’assunzione del rischio inerente all’attività. Dalla definizione fornita si evince che il lavoro autonomo può essere sia manuale che intellettuale (medico, avvocato, etc.).

Il lavoro parasubordinato

Essendo una figura ibrida, il lavoro parasubordinato presenta i tratti sia del lavoro subordinato classico che di quello autonomo: del primo conserva la collaborazione prolungata nel tempo e coordinata con la struttura organizzativa del datore di lavoro; del secondo l’assenza di un vincolo di subordinazione vero e proprio. Il lavoratore parasubordinato, infatti, si impegna a compiere un’opera o un servizio a favore del committente, senza alcun vincolo di subordinazione proprio come il lavoratore autonomo ma, a differenza di quest’ultimo, beneficia delle prestazioni e delle tutele tipiche dei lavoratori subordinati (quali, ad esempio, gli assegni per il nucleo familiare, l’indennità di malattia e di maternità, la tutela in caso di infortunio). Classici esempi di parasubordinazione sono i contratti a progetto (cosiddetti co.co.pro. che, come si dirà, non possono più essere stipulati, mentre quelli già instaurati proseguiranno sotto forma di altro rapporto), quelli di collaborazione occasionale (caratterizzati da una prestazione avente il carattere della continuità e resa per un massimo di trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, per un compenso percepito nel medesimo anno non  superiore a 5mila euro) e quelli di collaborazione coordinata e continuativa (cosiddetti co.co.co). Sul crinale previdenziale, il lavoratore parasubordinato  è tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata Inps, versando i contributi che sono per un terzo a suo carico, mentre la restante parte è a carico del committente.

Lavoro parasubordinato: finalità e cambiamenti

Il lavoro parasubordinato è stato introdotto per cercare di combattere la disoccupazione mediante un sistema di lavoro più flessibile rispetto a quello subordinato [4]. La flessibilità, però, è sinonimo di precarietà, pertanto tutte le forme di contratto di lavoro parasubordinato sono state, nel tempo, oggetto di profonde modifiche, dalla legge Fornero [5] al Jobs Act [6]. Ad esempio, i cosiddetti co.co.pro (contratti di lavoro a progetto) sopra menzionati, caratterizzati da autonomia del collaboratore, coordinamento con il committente e irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione, sono stati completamente abrogati, con conseguente divieto di stipularne nuovi a partire dal giugno 2015 [7]. Per quanto riguarda la collaborazione occasionale, a decorrere dal 2016 si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato a tutte quelle collaborazioni le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Si intuisce facilmente che i provvedimenti sono tutti rivolti nel senso di limitare la parasubordinazione, ritenuta sì una forma di lavoro agile, ma anche meno conveniente per il lavoratore.

note

[1] Art. 2094 cod. civ.
[2] Art. 2095 cod. civ.
[3] Art. 2222 cod. civ.
[4] Si veda la Legge Biagi, n. 30/2003 del 14.02.2003 e il decreto legislativo di attuazione n. 276/2003 del 10.09.2003.
[5] Legge n. 92/2012.
[6] Legge n. 183/2014 del 10.12.2014.
[7] Art. 52, d .lgs. n. 81/2015 (Codice dei contratti del Jobs Act).

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