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Lo sai che? Assegno sbarrato: a cosa serve, quando farlo e come incassarlo

Lo sai che? Pubblicato il 31 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 agosto 2017

L’assegno sbarrato contiene due linee parallele nella parte anteriore, ma è un titolo di credito perfettamente valido. Cerchiamo di capirne di più

Hai ricevuto un assegno sui cui erano presenti due linee nella parte anteriore e hai creduto che non fosse valido?  Puoi fugare il tuo timore perché si tratta in realtà dell’assegno sbarrato, che rappresenta un titolo perfettamente valido e regolare.

Nella pratica, l’assegno sbarrato costituisce uno dei metodi di pagamento meno utilizzati nell’ambito dei rapporti commerciali. Questo, però, non significa che sia meno importante dei suoi omonimi più famosi, ossia l’assegno circolare e l’assegno bancario. Si tratta, infatti, di una particolare forma di emissione dell’assegno, connotata dalla facoltà, per il traente (colui che emette l’assegno) o per il portatore (colui che materialmente possiede il titolo) di apporre due linee parallele nella parte anteriore dell’assegno stesso. Questo tipo di assegno, espressamente previsto dalla Legge [1], può essere:

  • generale (ed in questo caso si parla di assegno sbarrato generale) se tra le due linee non viene indicato nulla, ovvero se viene indicata genericamente la parola “banchiere” o altra similare;
  • speciale (ed in questo caso si parla di assegno sbarrato speciale) se tra le due linee è indicato il nome di uno specifico “banchiere“.

Attenzione: per “banchiere” si deve intendere un Istituto di credito riconosciuto ed autorizzato dallo Stato Italiano all’esercizio dell’attività di credito.

Assegno sbarrato: a cosa serve?

L’assegno sbarrato serve soprattutto ad impedire che lo stesso possa essere incassato da un soggetto “sconosciuto” dalla banca. L’assegno sbarrato, infatti, potrà essere incassato solo nella banca (qualsiasi se c’è lo sbarramento generale; specifica se c’è lo sbarramento speciale) in cui il beneficiario ha già in essere un rapporto di conto corrente.  Questa particolare forma di assegno, dunque, serve a tutelare maggiormente il traente (ovverosia colui che emette l’assegno) soprattutto in caso di smarrimento.

È il caso di precisare che l’assegno sbarrato non va confuso con l’assegno non trasferibile. Quest’ultimo, infatti, ha come scopo quello di impedire a soggetti diversi dal beneficiario (cioè il destinatario del pagamento) di riscuoterlo. Al contrario, invece, l’assegno sbarrato ha come scopo quello di limitare le possibilità di incasso/di pagamento solo a quelle persone che sono già conosciute dal sistema bancario, ovverosia a clienti della banca.

Assegno sbarrato: quando farlo?

Le ragioni che inducono all’emissione di un assegno sbarrato sono generalmente connesse al timore che possa essere smarrito. Difatti, nella quotidianità dei rapporti economici, può accadere di dover pagare – con assegno appunto –  una somma inferiore a mille euro.

Oggi, per tali importi, non vi è alcun obbligo di indicare la “non trasferibilità” dell’assegno. Se questo venisse smarrito, pertanto, il “fortunato” trovatore potrebbe tranquillamente incassarlo mediante la cosiddetta girata. Lo sbarramento, in questi casi, minimizza i rischi di smarrimento poiché, come detto, chi presenta l’assegno al pagamento deve essere conosciuto dalla banca, deve essere cioè un cliente della stessa. Lo scopo, dunque, è proprio quello di evitare che l’assegno finisca nelle mani di soggetti che non sono conosciuti al sistema creditizio.

Assegno sbarrato: come si può incassare?

Quando si è in possesso di un assegno sbarrato, questo può essere incassato in due diversi modi:

  • se si tratta di assegno sbarrato generale, si potrà riscuotere presso la banca in cui si ha già un conto corrente, qualunque essa sia. Se si è titolari di un conto postale si potrà versare l’assegno anche in Posta;
  • se si tratta di assegno sbarrato speciale, allora si potrà incassare l’assegno solo nella specifica banca indicata nell’assegno stesso.

Quindi, non si può incassare un assegno sbarrato se non si è titolari di un conto corrente. In tali casi, tuttavia, si potrà procedere mediante versamento su un libretto postale (se ne si è titolari).

note

[1] Art. 40 R.d. n. 1736 del 21.12.1933.

Autore immagine: Pixabay.com


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