Pensione anticipata, novità 2018

31 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Agosto 2017



Le principali novità in materia di anticipo della pensione che potrebbero essere inserite nella manovra finanziaria: Dall’Ape rosa alla pensione di garanzia.

Dall’Ape sociale rosa alla pensione minima di garanzia, dal blocco dell’età pensionabile alla riduzione degli importi soglia per ottenere la pensione di vecchiaia e anticipata contributiva, le novità in materia previdenziale che dovrebbero entrare nella prossima manovra sono numerose e d’impatto notevole.

A causa della scarsità delle risorse economiche disponibili, molto probabilmente non tutte le proposte saranno attuate, ed alcune misure saranno realizzate “a metà”. Ma vediamo subito che cosa “bolle in pentola”.

Ape social rosa

L’Ape sociale rosa consisterà nella possibilità di estendere la platea delle lavoratrici destinatarie dell’Ape social, dando la possibilità alle donne di ottenere il beneficio con 27 o 33 anni di contributi, anziché con 30 o 36 anni.

L’Ape rosa sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, sarà un anticipo pensionistico, cioè una prestazione erogata come un anticipo della pensione, che “accompagnerà” l’interessata dalla data di uscita dal lavoro (o, comunque, dalla data in cui si presenta la domanda per ottenere il trattamento), a un’età minima di 63 anni, sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione . A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, però, la prestazione sarà pari alla futura pensione e non costituirà un prestito bancario: l’Ape rosa social, difatti, come l’Ape social sarà erogata direttamente dallo Stato. Per questo motivo, non comporterà trattenute sulla futura pensione, in quanto l’interessata non dovrà restituire alcunché.

Proroga dell’opzione donna

Meno probabile appare, invece, la possibilità di proroga dell’opzione donna. Ricordiamo che, allo stato attuale, possono fare domanda di pensione di anzianità con opzione donna le lavoratrici che possiedono i seguenti requisiti:

  • 57 anni e 7 mesi di età compiuti entro il 31 luglio 2016, se lavoratrici dipendenti (58 anni e 7 mesi è invece il requisito di età valido per le lavoratrici autonome);
  • 35 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 2015;
  • la pensione è liquidata in 18 mesi per le autonome e in 12 mesi per le dipendenti, a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito (si tratta del cosiddetto periodo di finestra).

In cambio di questo consistente anticipo dell’uscita dal lavoro, la lavoratrice accetta il ricalcolo della pensione col sistema contributivo: si tratta di un metodo di calcolo bastato sui contributi effettivamente accreditati e non sugli ultimi stipendi, come il sistema retributivo. Per questo, nella generalità dei casi, il ricalcolo contributivo determina delle penalizzazioni sulla pensione abbastanza pesanti e non ha convenienza economica.

Pensione minima di garanzia

La pensione minima di garanzia sarà un’integrazione del trattamento spettante a coloro la cui pensione si calcola col sistema esclusivamente contributivo. Nel dettaglio, con la pensione di garanzia i lavoratori soggetti al calcolo integralmente contributivo della pensione avranno diritto a un trattamento minimo di 650 euro mensili, con almeno 20 anni di contributi accreditati. Per ogni anno di contributi in più rispetto al 20°, dovrebbero spettare 30 euro mensili in aggiunta sulla pensione, sino a un massimo di 1.000 euro.

La misura, attualmente, è ancora in fase di studio e potrebbe essere modificata. La sua introduzione dovrebbe avvenire dal 2019.

Maggiorazione della pensione per i giovani

Un’altra proposta prevede, al posto della pensione minima di garanzia, una maggiorazione della pensione per i giovani, che dovrebbe far loro ottenere un assegno pari a 650-680 euro. Per i dettagli, vedi Pensione per i giovani.

Abolizione o riduzione vincoli per la pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia (il cui requisito d’età sarà pari a 66 anni e 7 mesi per tutti nel 2018), non molti sanno che questa può essere ottenuta solo se superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, per coloro il cui calcolo della pensione è effettuato col sistema interamente contributivo. In pratica, coloro che subiscono il calcolo contributivo della pensione, penalizzante di per sé, non possono percepire alcuna pensione se questa è inferiore a 672 euro mensili.

Per rimediare a questa ingiusta penalizzazione, l’esecutivo vorrebbe eliminare l’ammontare minimo dell’assegno richiesto per l’accesso alla pensione o, almeno, limitarlo a 1,2 volte l’assegno sociale, cioè a 538 euro. Chi non può percepire la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi di età deve attendere il compimento di 70 anni e 7 mesi, quindi ulteriori 4 anni (o un periodo ancora maggiore, nel caso in cui l’età pensionabile aumenti).

Abolizione o riduzione vincoli per la pensione anticipata

Un vincolo ancora più severo, relativo all’ammontare dell’assegno, sussiste per la pensione anticipata contributiva (calcolata esclusivamente col sistema contributivo), che si può raggiungere con:

  • 63 anni e 7 mesi di età;
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (1254,60 euro).

Anche in questo caso l’esecutivo vorrebbe abolire il limite relativo all’ammontare dell’assegno, o almeno ridurlo a 2 volte l’assegno sociale.

Blocco dell’età pensionabile

Un’altra proposta in materia previdenziale riguarda l’età pensionabile: in particolare, si vorrebbero bloccare gli adeguamenti automatici alla speranza di vita, che dovrebbero scattare nel 2019 e determinare un aumento di 4 mesi nei requisiti per la pensione.

Dal 2019, cioè, la pensione di vecchiaia dovrebbe essere raggiunta con 66 anni e 11 mesi di età e la pensione anticipata con 43 anni e 2 mesi di contributi (42 anni e 2 mesi per le donne).

Col blocco dell’età pensionabile, invece, non dovrebbe aumentare alcun requisito. Non mancano, sull’argomento, nette prese di posizione: da una parte il presidente dell’Inps, che reputa il provvedimento una catastrofe per i conti pubblici, dall’altra i sindacati, che ritengono l’aumento dei requisiti per la pensione d’impatto sociale devastante.


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4 Commenti

  1. Buona sera mi chiamo Franco Pisano, ho 55 Anni con 33 anni di contributi, personalmente non riesco a capire o meglio vorrei chiedere ai nostri burocrati come devo fare fra qualche anno a lavorare sui ponteggi, in quanto il mio lavoro è montare e smontare ponteggi, da un ‘altezza minima di mt. 2,00 in altezza ad oggi sono arrivato ad un’altezza di circa mt. 110.
    posso salire più a queste altezze? la risposta la posso dare già io stesso NOO!! perche già adesso mi cominciano a tremare le gambe quando arrivo a certe quote.
    S’è possibile per tutti quei lavoratori come me fatelo sapere al Presidente dell’INPS e ai nostri amministratori.

    1. Caro amico,gli amministratori del governo se ne fregano totalmente dei tuoi problemi lavorativi,per loro contano solo i conti apposto,tanto la loro super pensione è garantita con pochi mesi di legislazione.”non ci resta che pianger”come disse il compianto Massimo Troise.

  2. Buongiorno, mi chiamo Sandra e ho 60 anni. Non ho ancora capito se, quando verrà approvata l’ape rosa ,quelle come me che nel 2018 avranno 61 anni potranno accedervi al compimento dei 63 nel 2020 oppure sarà limitata a quelle che nel 2018 avranno i famosi 63 anni ?

  3. Bongiorno il mio nome è Enzo dovrei dire al presidente dell’INPS che a 65 anni la motorizzazione mi ha ridotto la tatente e ora ciò solo la categoria B finora ho fatto qualcosa arrivavo a 10 giornate al mese lavoro a termine ora sono a casa completamente ho 1500 settimane di contributi con una pensione di 630 € maturati e per mangiarmi la mia pensione devo aspettare il 2019 intanto intanto mi sto masseggiando l’o bellico con tanto di diritto che ho per mangiare anche’io tutti i giorni senza chiedere l’elimosina alla caritas che veramente mi sta aiutando! (e

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