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Lo sai che? I diritti di chi è obeso

Lo sai che? Pubblicato il 6 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 settembre 2017

L’obesità è causa di invalidità, ma solo nei casi più gravi può portare al riconoscimento del relativo assegno.

L’obesità colpisce sempre più persone, in Italia e non solo. A differenza di quanto si possa comunemente pensare, un eccesso di peso non è conseguenza solamente di un’alimentazione errata, potendo essere causato anche da una disfunzione patologica (alterazioni ormonali o metaboliche) o avere addirittura un’origine genetica. Vediamo quali sono i diritti di chi è obeso.

Assegno di invalidità e indennità di accompagnamento

Tecnicamente, si parla di obesità quando l’indice di massa corporea di un individuo (ovverosia, il valore che si ottiene dividendo il peso in kg per l’altezza in metri elevata al quadrato) supera il valore di 30. Chi è obeso può chiedere di essere dichiarato invalido e, pertanto, percepire il relativo assegno. Secondo l’ordinamento italiano, è invalido civile chiunque sia affetto da patologie tali da compromettergli la normale capacità lavorativa (se in età da lavoro, cioè tra i 18 e i 65 anni), ovvero da renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età [1]. I benefici concessi variano a seconda del grado di invalidità riconosciuto. L’assegno di invalidità spetta solo a chi sia dichiarato invalido con una percentuale compresa tra il 74 e il 99%; inoltre, a differenza dell’indennità di accompagnamento [2], è necessario anche che il soggetto versi in uno stato di bisogno economico. L’obesità è una malattia seria che comporta complicanze di vario genere: non solo logistiche e di movimento, ma anche respiratorie, cardiache, di pressione, articolari, ecc. Da tanto deriva una riduzione della capacità lavorativa la cui percentuale però non è fissa, ma va valutata di volta in volta sulla base della gravità della malattia. Perché una persona obesa venga riconosciuta invalida è necessario che venga dimostrata concretamente la sua incapacità a svolgere normalmente un lavoro o le attività tipiche della sua età. Secondo la Suprema Corte di Cassazione, essere in forte sovrappeso non è, in automatico, una causa di invalidità, né conferisce il diritto all’indennità di accompagnamento [3].

La tabella indicativa delle percentuali d’invalidità

La tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti [4] include l’obesità con complicanze artrosiche nella fascia di invalidità che va dal 31 al 40%, quando vi sia un indice di massa corporea compreso tra 35 e 40. Quando l’IMC (cioè l’indice di massa corporea) è superiore, occorre un’indagine diretta ad accertare concretamente l’effettivo grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati dalla suddetta tabella. Quindi, per una persona obesa ci sono ampie possibilità di vedersi riconosciuta l’invalidità, ma in un grado (dal 31 al 40%) non sufficiente a poter percepire un beneficio economico. Per i soggetti in età lavorativa (cioè tra i 18 ed i 65 anni), una percentuale di invalidità civile uguale o superiore al 35% dà diritto solamente alla concessione gratuita di ausili protesici, limitatamente alle patologie indicate nel verbale di invalidità; null’altro. Un’invalidità superiore al 45% conferisce il diritto all’iscrizione alle liste di collocamento mirato.

Invalidità: occorre accertarla in concreto

In buona sostanza, non è facile per chi è affetto da obesità ottenere un’invalidità superiore a quella tabellarmente prevista del 40%. Ciò non significa, però, che non sia possibile conseguire più della concessione gratuita di ausili protesici. Dovrà essere il ricorrente a dimostrare il peggioramento delle proprie condizioni di vita, tale da rendergli proibitivo il lavoro o qualsiasi altra attività tipica della sua età. Il giudice baserà la propria decisione sui rilievi del consulente tecnico d’ufficio da lui nominato, consulente che dovrà decidere se l’eccesso di chili può portare ad una significativa invalidità nel compimento degli atti quotidiani.

note

[1] Legge n. 118/1971 e successive modifiche.

[2] Legge n. 18/1980.

[3] Cass. sent. n. 17644/16 del 06.09.2016.

[4] Decreto Ministeriale del 05.02.1992.

Autore immagine: Pixabay.com


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