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Arriva la pensione per i giovani

31 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Agosto 2017



Assegno minimo da 650 euro per le pensioni contributive e meno limiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

 

Non una vera e propria pensione minima di garanzia, ma una sorta di maggiorazione sociale per i giovani la cui pensione sarà calcolata col sistema interamente contributivo, che potranno così ottenere un assegno mensile pari a 650- 680 euro. È questo uno degli interventi attualmente allo studio in materia previdenziale, che dovrebbe essere introdotto nella prossima finanziaria.

Inoltre non si dovrà più superare, per l’accesso alla pensione di vecchiaia calcolata col sistema contributivo, la soglia limite pari a 1,5 volte l’assegno sociale (672 euro), ma sarà sufficiente superare 1,2 volte l’assegno sociale, circa 538 euro.

Ma vediamo gli interventi nel dettaglio.

Maggiorazione della pensione per i giovani

La maggiorazione della pensione contributiva non funzionerà come l’integrazione al minimo, ma darà la possibilità di cumulare la pensione contributiva con l’assegno sociale (448 euro) nel limite del 50 %, ossia sino a 224 euro.

La cumulabilità di un terzo dell’assegno sociale è, in realtà, una misura già esistente, ma non operativa, in concreto, per gli effetti scaturiti dalla riforma Fornero.

Grazie alla maggiorazione dovuta alla cumulabilità tra pensione e assegno sociale, coloro il cui trattamento sarà calcolato col sistema interamente contributivo potranno ottenere un assegno da 650-680 euro, anziché, come avverrebbe nella maggior parte dei casi, sotto i 500 euro.

Chi avrà diritto alla maggiorazione della pensione

Come anticipato, potranno fruire della pensione di garanzia coloro la cui pensione è calcolata col sistema integralmente contributivo, in quanto non destinatari dell’integrazione al trattamento minimo.

Nel dettaglio, sono calcolate integralmente con tale sistema:

  • le pensioni di chi non possiede contributi versati prima del 1996, quindi dei giovani o di chi ha carriere discontinue;
  • le pensioni degli aderenti all’Opzione contributiva Dini;
  • le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata, comprese quelle ottenute con il computo da altre gestioni.

Meno limiti per la pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia ordinaria(il cui requisito d’età sarà pari a 66 anni e 7 mesi per tutti nel 2018), per coloro il cui calcolo della pensione è effettuato col sistema interamente contributivo questa può essere ottenuta, attualmente, solo se superiore a 1,5 volte l’assegno sociale. In pratica, coloro che subiscono il calcolo contributivo della pensione, penalizzante di per sé, non possono percepire alcuna pensione se questa è inferiore a 672 euro mensili.

La nuova proposta di legge punta a eliminare questa ingiusta penalizzazione, abolendo l’ammontare minimo dell’assegno richiesto per l’accesso alla pensione o, almeno, limitandolo a 1,2 volte l’assegno sociale, cioè a 538 euro.

L’abbassamento della soglia limite permetterebbe l’accesso alla pensione di vecchiaia senza lunghe attese: ad oggi, difatti, chi non può percepire la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi di età deve attendere il compimento di 70 anni e 7 mesi per ottenere la prestazione, quindi ulteriori 4 anni (o un periodo ancora maggiore, nel caso in cui l’età pensionabile aumenti).

Meno limiti per la pensione anticipata

Un vincolo ancora più severo, relativo all’ammontare dell’assegno, sussiste per la pensione anticipata contributiva (calcolata esclusivamente col sistema contributivo), che si può raggiungere con:

  • 63 anni e 7 mesi di età;
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (1254,60 euro).

Anche in questo caso l’esecutivo vorrebbe abolire il limite relativo all’ammontare dell’assegno, o almeno ridurlo a 2 volte l’assegno sociale.


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