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Arresti domiciliari: quando scatta l’evasione

1 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2017



Chi è arresti domiciliari deve permanere nel luogo indicato dal giudice e nelle sue pertinenze: altrimenti commette il reato di evasione.

Gli arresti domiciliari sono una misura cautelare disposta contro una persona quando a suo carico ci sono seri indizi o altre esigenze che per ragioni di ordine pubblico ne consigliano l’isolamento dai contesti sociali [1]. Gli arresti domiciliari sono dunque una misura detentiva: l’unica differenza rispetto al carcere è che la detenzione è vissuta in un ambiente diverso, in genere la propria abitazione (oppure un altro luogo di privata dimora o un ospedale o una casa famiglia) indicato dal giudice.

È importante sapere, allora, che chi lascia il luogo dove deve scontare l’arresto domiciliare commette il reato di evasione: cioè, se il soggetto lascia il luogo che il giudice ha indicato come spazio in cui devono scontarsi gli arresti domiciliari senza esservi autorizzato,  commette il reato di evasione, punito con la reclusione da uno a tre anni[2].

Vediamo quando si commette il reato di evasione uscendo dal luogo dove si devono scontare gli arresti domiciliari.

Arresti domiciliari ed evasione

Chi è agli arresti domiciliari deve sempre restare all’interno del perimetro del luogo indicato dal giudice nel suo provvedimento: questo significa che il luogo dove si scontano gli arresti domiciliari è quello in cui la persona svolge la propria vita domestica e privata, comprese  le dirette ed immediate pertinenze del luogo stesso [3].

Per questo, in genere, si considera rispettato l’ordine del giudice quando la persona agli arresti domiciliari si affaccia alle finestre ed alle luci o alle vedute dell’appartamento, oppure quando esce dall’appartamento per stare sul balcone o sul terrazzo dell’appartamento stesso.

Non si considera evaso neanche il soggetto che lascia l’appartamento in cui deve scontare gli arresti domiciliari per passeggiare o sostare nel cortile, nel giardino o in alcune zone condominiali: è necessario però che il cortile, il giardino o la zona condominiale da un punto di vista fisico rappresentino la naturale continuazione dell’alloggio in cui vanno scontati gli arresti domiciliari [4]; ciò significa che per raggiungere il cortile, il giardino o la zona condominiale la persona detenuta agli arresti domiciliari non deve attraversare altre proprietà private, o comunque degli spazi nei quali abitualmente non si svolge la propria vita personale e privata.

Così, ad esempio, sicuramente commette il delitto di evasione chi lascia l’appartamento dove deve scontare gli arresti domiciliari per raggiungere una piazzola comune ad altre palazzine, anche se posta in un comprensorio [5]: in questi casi, infatti, la persona agli arresti domiciliari lascia l’alloggio dove deve scontarli per raggiungere un luogo oggetto di proprietà di diverse persone ed attraversando spazi dove abitualmente non si svolge la sua personalità, violando così il fine degli arresti domiciliari, che è quello di impedire contatti col mondo esterno e con le persone che lo popolano.

Infatti, gli arresti domiciliari devono riprodurre le stesse condizioni che si presentano in carcere: per questo gli arresti domiciliari devono essere scontati nell’abitazione indicata dal giudice con possibilità per il detenuto agli arresti domiciliari di recarsi in quegli spazi aperti (come balconi e terrazzi) o scoperti (come i cortili interni e le chiostrine) pur sempre costituenti parte integrante dell’unità immobiliare prescelta dal magistrato [6].

Uscita legittima dal luogo di arresto domiciliare

La persona che sconta gli arresti domiciliari può uscire dal luogo autorizzato dal giudice per soddisfare indispensabili esigenze di vita [7]: in questi casi la persona agli arresti domiciliari deve chiedere al magistrato di essere autorizzato all’uscita. Tali ragioni che consentono l’uscita dal luogo di arresto domiciliare attengono alle esigenze primarie della persona, e sono in linea di massima quelle attinenti alla salute, all’integrità fisica, alla funzione genitoriale, agli interessi e diritti religiosi, alla necessità di trascorrere qualche ora coi figli, specialmente nell’ipotesi in cui essi siano minori di età.

note

[1] Art. 284 cod. proc. pen.

[2] Art. 385 cod. pen.

[3] Cass. pen. sent. n. 3212/2007 del 18.12.2007.

[4] Cass. pen. sent. n. 4143/2007 del 17.01.2007.

[5] Cass. pen. sent. n. 15496/2017 del 28.03.2017.

[6] Cass. pen. sent. n. 18542/2016 del 28.10.2016.

[7] Art. 284, comma 3, cod. proc. pen.

Autore imagine: Pixabay


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