| Editoriale

Allusione denigratoria su Facebook: che fare?

31 Agosto 2017


Allusione denigratoria su Facebook: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Agosto 2017



Diffamazione solo se il destinatario dell’offesa è facilmente identificabile da tutti.

Uno dei tuoi contatti su Facebook ha scritto un post denigratorio in cui, anche senza fare il tuo nome, è chiaro il riferimento a te e a una vicenda che vi ha visto coinvolti. Tu lo hai capito subito perché sei il diretto interessato, ma credi che vi siano elementi sufficienti perché anche qualcun altro possa intuire il riferimento. Che fai? Contatti Facebook e segnali il profilo. Ma il social network, non rivenendo alcun elemento che possa far ritenere il post come un’offesa, non ti viene incontro. Allora decidi di rivolgerti a un avvocato per chiedergli che fare in caso di allusione denigratoria su Facebook. Il responso dell’avvocato accorto e studioso sarà il seguente, conforme alla sentenza fornita questa mattina dalla Cassazione [1]. Ecco cosa dice la suprema corte.

La semplice allusione su Facebook non è reato se il destinatario dell’offesa non è facilmente individuabile. Affinché scatti la diffamazione è necessario che la vittima sia «determinata» con nome e cognome oppure sia «determinabile» secondo elementi univoci. Per comprendere meglio la questione possiamo fare qualche esempio:

  • dire «il professore di matematica è un imbecille» è reato: anche se non viene fatto il nome e cognome, è facile risalire alla sua identità;
  • scrivere «il vincitore del concorso è un raccomandato» è diffamazione: anche in questo caso, infatti, il destinatario dell’offesa è individuabile;
  • apostrofare genericamente «un collega di lavoro» di essere un laccapiedi non è reato perché i colleghi possono essere tanti e, quindi, è difficile individuare il soggetto a cui l’allusione è diretta;
  • affermare che alcuni iscritti alla sezione del partito locale sono corrotti non è diffamazione perché non viene indicato alcun criterio per identificare tali soggetti (resta, in questo caso, tuttavia la legittimazione del partito di agire come portatore di propri interessi).

Perché scatti la diffamazione, la persona cui è diretta l’allusione denigratoria deve essere «determinata» o «determinabile»: occorre cioè che sia indicata in modo tale da poter essere agevolmente individuata non necessariamente attraverso nome e cognome, ma con elementi univoci e chiari riferimenti che non lasciano spazio ad equivoci o dubbi. Non si configura invece il reato «quando l’atteggiamento descritto e che si ritiene diffamatorio sia riferibile non ad un determinato soggetto, ma ad una generica pluralità di soggetti, non identificabili né individuabili specificamente».

Quindi se si tratta di una generica allusione, non scatta la diffamazione su Facebook e non c’è modo per far cancellare il post denigratorio.

note

[1] Cass. sent. n. 39763/17 del 31.08.17.


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