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Lo sai che? Tenda da sole in condominio: che fare se cade l’acqua?

Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2017

Ho installato sul balcone una tenda da sole non fissa. I condomini di sotto contestano il getto dell’acqua piovana che, però, non cade nei loro balconi ma su un giardino condominiale. Che fare?

In genere, in base alla maggior parte dei regolamenti condominiali, l’installazione di una tenda da sole, seppur mobile, poiché in qualche misura modifica quello che è l’aspetto del condominio nella sua interezza, è sottesa all’approvazione assembleare. L’installazione di un manufatto sul balcone implica di conseguenza un differente incanalamento dell’acqua di scolo derivante dai fenomeni atmosferici. Nella fattispecie che ci occupa, la caduta dell’acqua da quattro pluviali differenti del balcone, non sulla proprietà dei condomini del piano di sotto ma su una superficie non calpestabile, non concretizza assolutamente una forma di molestia tale da costringere la lettrice a rimuovere la grondaia o ad eliminare completamente la tenda. Qualora, per assurdo, vi fosse una deliberazione assembleare che glielo richiedesse in maniera formale, la lettrice avrebbe comunque tutti gli strumenti per opporsi dimostrando che non si verifica alcun tipo di disturbo presso le proprietà altrui. Quanto detto viene confermato dalla giurisprudenza. Sulla problematica concernente l’individuazione del titolo edilizio necessario per l’installazione di tende solari, si registravano in giurisprudenza tre diverse posizioni [1]. Secondo un primo orientamento, si sarebbe trattato di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiedeva, in quanto tale, alcun titolo concessorio. Secondo un’opposta opinione, invece, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del permesso di costruire. A parere, infine, di una posizione intermedia, l’installazione di tende solari rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività. Le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell’edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia). L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l’avallo del Consiglio di Stato secondo cui hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e “pesante” rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di “porticato” o di “veranda”; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire).

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Tar Campania sent. n. 5919 del 16.12.2011.


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