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La richiesta documenti alla banca non si può negare

1 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2017



Il potere del correntista di chiedere alla banca copia della documentazione può essere esercitato anche in corso di causa e con qualsiasi mezzo.

Con una recente e rivoluzionaria sentenza [1], la Cassazione pone fine ad un orientamento che si era consolidato nei Tribunali italiani e che spesso, nei giudizi dei clienti contro le banche concernenti illegittimi addebiti in conto corrente, vedeva respinte le richieste dei primi. Si tratta dell’affermazione del diritto del correntista di ottenere, anche in corso di causa e con qualsiasi mezzo, la documentazione bancaria relativa ai rapporti di conto corrente intrattenuti con la banca.

Di tanto parleremo in questo articolo, ma prima cerchiamo di capire cosa prevede la legge sul punto ed in che modo la richiesta di copie possa influenzare le sorti del giudizio.

Cosa prevede la legge?

La normativa di settore [2] prevede il diritto per il cliente, o per i suoi successori, di avere, a proprie spese ed entro il termine di 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa alle singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni.

Si tratta di un importante strumento di tutela previsto a favore dei soggetti che intrattengono rapporti con le banche. La banca ha infatti il dovere di offrire la documentazione richiesta dal cliente, gravando sulla banca stessa precisi obblighi di buona fede, correttezza e solidarietà, nonché informazione e trasparenza nei confronti di questi, il rispetto dei quali è peraltro soggetto al controllo dell’Autorità di vigilanza di settore (Banca Italia).

Perché è così importante l’accoglimento della richiesta di copie?

L’accoglimento della richiesta di copie è spesso decisiva ai fini del buon esito della causa.

Infatti, nei giudizi aventi ad oggetto la restituzione da parte della banca di somme non dovute (per anatocismo, commissioni e costi vari), la richiesta ed il successivo ottenimento dei documenti è indispensabile per consentire al consulente tecnico d’ufficio di elaborare il ricalcolo che evidenzi appunto gli illegittimi addebiti e su cui il giudice baserà la propria decisione. Più in dettaglio, in difetto di documentazione, può accadere che:

  • la consulenza tecnica d’ufficio non venga ammessa in quanto ritenuta esplorativa,
  • oppure, ove ammessa, il consulente nominato non riesca a fare alcuna analisi in quanto i documenti depositati dal correntista sono insufficienti.

Ciò che, in entrambi i casi, porta al rigetto della domanda di rideterminazione del saldo di conto corrente.

Quando si è ritenuta inammissibile la richiesta di copie?

La normativa non sembra prevedere limiti all’esercizio del diritto del cliente di ottenere la documentazione che riguarda i suoi rapporti con la banca. Eppure, gran parte dei Tribunali italiani hanno in passato ritenuto che il cliente potesse ottenere tale documentazione solo quando avesse avanzato la relativa richiesta prima dell’introduzione del giudizio (ossia prima della notifica dell’atto di citazione). Si sosteneva cioè che la richiesta dei documenti in corso di causa meritava di essere respinta perché il cliente ben avrebbe potuto e dovuto richiederne copia prima di iniziare la causa contro la banca.

La innovativa soluzione offerta dalla Cassazione

La innovativa sentenza della Cassazione capovolge i termini del discorso ed offre un’interpretazione più favorevole per il cliente/correntista. Infatti, la normativa di settore, osserva la Cassazione, non prevede nessun limite che sia in qualche modo collegato alla fase in cui eventualmente si trovi la causa tra cliente e banca.

Anzi, la legge riconosce un diritto che fa sorgere un dovere di protezione in favore del cliente e che non è soggetto a restrizioni che lo limiterebbero alla fase precedente l’avvio dell’eventuale causa contro la banca. Del resto, una diversa interpretazione trasformerebbe quello che è uno strumento di tutela per il cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo.

In conclusione, stando agli ultimi sviluppi giurisprudenziali, il cliente ben potrebbe ricorrere, ove ancora non fossero decorsi i relativi termini, contro la pronuncia del giudice che abbia respinto la sua richiesta di copia di documentazione in corso di causa.

Inoltre, sebbene sia sicuramente buona norma richiedere copia della documentazione prima di intentare una nuova causa contro la banca, deve ritenersi che il correntista, che non lo abbia già fatto, potrà ancora utilmente farlo nel corso del giudizio [3].

note

[1] Cass. sent. n. 11554/2017.

[2] In particolare, l’art. 119, comma 4, Tub (d.lgs. 385/1993) dispone che “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione”.

[3] Pur sempre entro le preclusioni previste dall’art. 183, sesto comma, cod. proc. civ.


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