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Multa autovelox: se il cartello non è a norma si può fare ricorso

3 settembre 2017


Multa autovelox: se il cartello non è a norma si può fare ricorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2017



Come fare ricorso contro la multa per autovelox se il cartello non è corretto: la postazione mobile richiede cartelli mobili.

Hai presente tutti quei vecchi cartelli stradali che si trovano ai margini della strada con su scritto «Controllo elettronico della velocità»? Risalgono a un’epoca in cui ancora non erano state scritte tante norme e sentenze a tutela degli automobilisti e il ricorso all’«autovelox selvaggio» era la regola. I Comuni avevano tra l’altro trovato il modo di rimpinguare le proprie casse ai danni soprattutto di turisti e pendolari. Poi è arrivata la Cassazione e la direttiva Maroni a porre un argine o, quantomeno, dei limiti all’uso dell’autovelox. Ed ecco che molte delle postazioni mobili della polizia sono state abbandonate. A tale cambio di rotta però non ha fatto seguito la rimozione della segnaletica stradale di avviso del controllo elettronico della velocità. Così oggi in molti sanno che, nonostante il cartello presente ai margini della carreggiata – cartello che spesso si presenta scolorito o coperto dalla vegetazione – nessuna macchinetta fotografica è presente nei paraggi e non c’è il rischio di multe. Ma che succede se, invece, la polizia locale decide di riesumare quella postazione e fissarci un autovelox? Sarebbe legittima la multa? La questione è stata di recente affrontata dal Tribunale di Udine [1] e risulta particolarmente interessante alla luce della direttiva Minniti, che ha fissato nuove regole in materia di accertamenti elettronici della velocità (leggi Autovelox: nuove regole).

Come in precedenza aveva stabilito la circolare Maroni, anche la direttiva Minniti specifica che la segnaletica fissa (quella con la scritta «controllo elettronico della velocità» può essere apposta solo se si prevedono controlli sistematici, nell’ambito di una programmazione coordinata dalle prefetture per evitare buchi e sovrapposizioni. Quando invece si tratta di servizi sporadici, vanno usati segnali temporanei rimovibili subito dopo. È quindi nulla la multa con autovelox in caso di controlli saltuari sfruttando una segnaletica permanente, vecchia o nuova che sia (leggi Autovelox: motivi per opporsi).

La situazione è dunque la seguente:

  • per controlli ripetuti e periodici sempre nello stesso luogo, la polizia può e deve usare i segnali di avviso posti in modo fisso ai margini della strada;
  • per i controlli saltuari, i segnali fissi non possono più essere considerati validi e invece è necessario collocare un cartello mobile, da rimuovere subito dopo le operazioni di rilevamento della velocità.

In buona sostanza, le postazioni mobili di autovelox possono essere segnalate con cartelli fissi solo quando il loro impiego in quello specifico chilometraggio è periodico e non saltuario. Sono fuorilegge invece i cartelli che avvisano della presenza di una macchinetta autovelox che poi è vuota, senza cioè i dispositivi per la rilevazione. È nulla la multa se l’autovelox è segnalato con cartelli permanenti se quella strada non viene utilizzata sistematicamente per i controlli.

La sentenza in commento non fa che ribadire tali importanti principi. È il Comune che deve dimostrare, dinanzi all’opposizione del conducente multato, che i vigili urbani sono soliti piazzarsi proprio lì con la postazione mobile di controllo.

Come precisato dalla direttiva Minniti, anche la Cassazione ha detto in passato [2] che la postazione di rilevamento deve risultare visibile all’automobilista con un adeguato anticipo grazie alla presenza di segnali, anche luminosi. Informare l’utente della strada che è in corso il rilevamento elettronico della velocità è necessario in base all’obbligo di trasparenza che grava sulla pubblica amministrazione: i Comuni non possono prendere alla sprovvista i conducenti indisciplinati per fare cassa con le multe, anche perché una improvvisa frenata – azionata allo scopo di non finire “fotografati” – potrebbe essere più pericolosa per il traffico che l’eccesso stesso di velocità. La suprema Corte bacchetta le logiche dei Comuni ispirate «all’intento della sorpresa ingannevole» rivolto «a una logica patrimoniale captatoria».

Altro aspetto rilevante per stabilire se il cartello di avviso dell’autovelox è a norma riguarda la distanza tra la postazione e la segnaletica, distanza che deve essere:

  • distanza minima dall’autovelox: non esiste una distanza minima secondo la Cassazione; l’importante è che il cartello sia collocato con «adeguato anticipo» in modo da evitare brusche frenate e rischi che da ciò potrebbero derivare per la circolazione. La direttiva Minniti, nel ribadire questo concetto, fissa però dei termini: a) autostrade e strade extraurbane principali: m. 250; b) strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): m. 150; c) altre strade: 80.
  • distanza massima dall’autovelox: rispetto al cartello che preavvisa l’automobilista circa la possibilità di controllo elettronico della velocità, il cartello non deve essere a più di 4 km (questo l’orientamento della Cassazione). Se l’autovelox è successivo a questa distanza la multa è nulla. Quindi, almeno ogni 4 km l’avviso deve essere ripetuto.

note

[1] Trib. Udine, sent. n. 715/16.

[2] Cass. sent. n. 5997/14.

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1 Commento

  1. Ottimo articolo. Vi chiedo però: non esiste l’ obbligo per i comuni di indicare con apposito cartello la velocità massima consentita nel tratto interessato al rilevamento, da porsi sullo stesso traliccio (o tralicci) che indicano la base di rilevamento?
    Capita infatti che il cartello indicante la velocità massima consentita sia molto precedente od addirittura mancante od ancora che vi sia confusione tra le velocità ordinarie e wuelle dei centri abitati, che rendano difficile la condotta di guida. Si può avere risposta?
    Grazie.
    G. Vaccari

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