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Lo sai che? Incidente stradale chi paga i danni

Lo sai che? Pubblicato il 13 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 ottobre 2017

La responsabilità di un sinistro stradale va accertata caso per caso. Il risarcimento è pagato dall’assicurazione per la responsabilità civile autoveicoli.

La legge impone a chiunque circoli con natanti o veicoli a motore senza guida di rotaie di assicurare il proprio veicolo per i danni derivanti dalla circolazione stessa [1]. In caso di sinistro, quindi, il responsabile non sarà tenuto a pagare di tasca propria, essendo sostituito in ciò dalla propria assicurazione. Quest’ultima, chiaramente, imporrà al cliente responsabile del sinistro un aumento del premio. Soffermiamoci su questi aspetti analizzando dapprima la responsabilità da circolazione di veicoli, poi i principali tratti del contratto di assicurazione e, infine, vedendo in caso di incidente stradale chi paga i danni.

La responsabilità da circolazione dei veicoli secondo il codice civile

Il codice civile dice che per i danni cagionati dalla circolazione dei veicoli rispondono in solido (cioè insieme) il conducente e il proprietario del veicolo, a meno che questi non dimostri che la circolazione del mezzo di trasporto è avvenuta contro la sua volontà [2]. Ciò significa che se Tizio presta la propria auto a Caio e quest’ultimo causa un incidente, entrambi potranno essere chiamati nella stessa misura (in solido, appunto) a risarcire il danno sofferto dal terzo, a meno che Tizio non provi che Caio si sia messo alla guida del suo veicolo contro la sua volontà (ad esempio, rubandogli di nascosto le chiavi). Sempre secondo il codice civile, inoltre, proprietario e conducente rispondono anche dei danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo: pertanto, essi sono responsabili anche se, ad esempio, l’auto parcheggiata in salita si muova fino ad impattarne un’altra per un vizio del freno a mano. Da quanto (brevemente) detto si capisce che la circolazione su strada dei veicoli è fonte di una grave responsabilità per il conducente e per il proprietario, responsabilità che può essere evitata solamente dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e che l’evento dipenda dal fatto del terzo. Per ovviare a ciò, e soprattutto per tutelare le numerose vittime dei sinistri, la legge ha imposto l’assicurazione su ogni veicolo a motore senza guida di rotaie che circoli su strade di uso pubblico. Ma procediamo con ordine e vediamo in cosa consiste il contratto di assicurazione.

Il contratto di assicurazione

Il codice civile descrive l’assicurazione come quel contratto con il quale l’assicuratore, dietro il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato dal danno a lui cagionato da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana [3]. Scopo dell’assicurazione è quello di trasferire il rischio del verificarsi di un determinato evento dal singolo individuo all’impresa assicuratrice. Si può dire, in parole povere, che l’assicurazione si impegna a proteggere l’assicurato, gettandogli un valido salvagente ogni volta che si trovi nelle acque perigliose della vita.

Dalla nozione appena fornita si evincono due tipologie diverse di assicurazione: quella contro i danni e quella sulla vita. Con la prima, l’assicurato decide di tutelare un proprio bene giuridico (la casa, un prezioso cimelio, ma anche la propria persona: si pensi, ad esempio, ai calciatori che assicurano le proprie gambe o ai cantanti che fanno lo stesso con la propria ugola) da un evento dannoso, di modo che, se per sventura il fatto dovesse verificarsi (e quindi, la casa dovesse andare a fuoco, il cimelio danneggiarsi o essere rubato, la propria integrità essere lesa) l’assicurato potrà consolarsi con la somma di danaro che l’assicurazione dovrà versargli. Chiaramente, quella fornita è una definizione di massima, in quanto le parti possono pattuire modalità di risarcimento e forme di tutela a seconda delle proprie esigenze. Nel caso, invece, di assicurazione sulla vita, l’impresa si impegna a versare una somma o una rendita al verificarsi di uno specifico evento della vita umana. Questo evento può essere tanto la morte dell’assicurato (assicurazione per il caso di morte) tanto la sopravvivenza dello stesso oltre una certa data (assicurazione per il caso di vita o di sopravvivenza). Nel caso di assicurazione per la morte dell’assicurato, i beneficiati saranno chiaramente i superstiti indicati nella polizza assicurativa.

Le due tipologie di assicurazione appena illustrate non sono sufficienti a spiegare l’assicurazione obbligatoria per la circolazione dei veicoli e dei natanti. Vediamo perché.

L’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile

Come sopra detto, una legge del 1969 ha imposto a tutti i guidatori di assicurarsi per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore senza guida di rotaie e dei natanti. Cosa significa? Trattasi di una particolare specie di assicurazione contro i danni, definita assicurazione della responsabilità civile [4]. La sua funzione non è quella di risarcire il danno patito dall’assicurato, bensì quello di pagare in sostituzione del danneggiante. La prospettiva, quindi, cambia: la normale assicurazione contro i danni tutela l’assicurato-vittima del sinistro; l’assicurazione della responsabilità civile, al contrario, tutela l’assicurato-autore del sinistro. È proprio quello che accade nell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli (cosiddetta R.C. Auto): il danneggiante non paga direttamente il danneggiato, sostituito in ciò dalla propria assicurazione (in determinati casi, il danneggiato potrà avvalersi del cosiddetto indennizzo diretto, ottenendo il risarcimento direttamente dalla propria assicurazione la quale, poi, si rivarrà su quella del danneggiante [5]). È chiaro che l’assicurazione ha un costo: l’autore del sinistro vedrà senza dubbio aumentato il premio assicurativo da versare annualmente alla propria assicurazione. Va detto che tale assicurazione comprende la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo (gratuito, di cortesia, a pagamento) in base al quale è effettuato il trasporto.

Incidente stradale: chi paga i danni?

Quanto finora detto risponde, almeno in parte, alla domanda posta come titolo di questo articolo: i danni vengono pagati dalla compagnia assicuratrice del danneggiante, direttamente o indirettamente (nei casi di indennizzo diretto dalla propria assicurazione). Ma come si stabilisce chi è l’automobilista responsabile? In questo caso soccorrono le regole del Codice della strada [6], senza dimenticare, però, un’importante disposizione del codice civile: nel caso di scontri tra veicoli si presume sempre il concorso di colpe tra i conducenti, salvo prova contraria [7]. Questo significa che, se si vuole evitare un’attribuzione di responsabilità del 50%, con ripercussioni, tra l’altro, sul diritto al risarcimento, bisogna effettivamente dimostrare l’inappuntabilità della propria condotta alla guida e la colpevolezza dell’altro conducente. Ed infatti, la giurisprudenza ha affermato che l’accertamento della colpa di uno dei conducenti non esonera l’altro da responsabilità se quest’ultimo non fornisce la propria prova liberatoria, e cioè non dimostri di aver rispettato tutte le norme sulla circolazione [8]. Secondo la Corte di Cassazione, inoltre, la presunzione di concorso in pari grado di colpa ha carattere sussidiario ed opera, perciò, soltanto quando non sia possibile accertare in concreto le cause ed il grado delle colpe nella produzione dell’evento dannoso [9]. Di volta in volta, pertanto, occorrerà stabilire chi ha ragione e chi ha torto, ricordando che non sempre è possibile attribuire la responsabilità esclusivamente ad un conducente: sono molto frequenti i casi in cui la colpa sia da attribuire a tutti i soggetti coinvolti, seppure in misure diverse. Si pensi, ad esempio, alla distanza di sicurezza tra veicoli: il codice della strada [10] invita ogni guidatore a mantenere una distanza dal veicolo che precede tale da garantire un arresto tempestivo ed evitare collisioni. Questa distanza non è indicata precisamente (salvo alcuni casi), ma deve essere ricavata di volta in volta dalla situazione concreta in cui ci si trova: si immagini alla differenza di visibilità che c’è tra una giornata serena ed una nebbiosa. Come ricordato, poi, ognuno risponde del malfunzionamento della propria vettura: se i freni sono usurati e ritardano l’arresto del veicolo, responsabile ne sarà comunque il conducente.

I nuovi controlli

Va infine ricordato che, al fine di combattere il dilagare dei casi in cui i veicoli sono sprovvisti di assicurazione obbligatoria, nonché per fronteggiare le truffe legate alla falsificazione del contrassegno assicurativo che si esponeva sul parabrezza, i controlli sulla copertura assicurativa dei veicoli a motore avvengono ora mediante il semplice rilevamento della targa del mezzo. Attraverso una banca dati nazionale della Motorizzazione Civile, le autorità competenti all’accertamento potranno direttamente accedere all’archivio mediante il numero di targa, scoprendo se il veicolo è assicurato o meno. L’enorme archivio telematico della Motorizzazione è immediatamente consultabile da tutte le apparecchiature adibite al controllo del traffico e al rilevamento a distanza delle violazioni del Codice della strada (Autovelox, Tutor, Telepass, telecamere Ztl), nonché dai pubblici ufficiali: questi potranno accedere alla banca dati e verificare la presenza della targa del veicolo. La banca dati è costantemente aggiornata grazie all’obbligo, gravante su ogni assicuratore, di trasmettere i dati dei propri cliente immediatamente dopo aver stipulato o rinnovato la polizza presso la propria compagnia.

Cosa rischia chi è sprovvisto di assicurazione RC auto?

Chiunque contravvenga all’obbligo di assicurazione della responsabilità civile per i veicoli a motore senza guida di rotaie è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 849 a euro 3.396, oltre al sequestro del veicolo.

Quando l’assicurazione non paga

Pur avendo stipulato una regolare polizza, esistono casi in cui l’assicurazione non è tenuta a risarcire il danno. Chiaramente, il primo e più evidente è quello di chi abbia torto: chi ha cagionato il sinistro non può attendersi il risarcimento. Al di là di questa (ovvia) circostanza, però, ci sono altri episodi che sollevano l’assicurazione dall’obbligo di pagare il risarcimento, pur quando il cliente coinvolto nel sinistro abbia effettivamente ragione. Questi casi sono legati al comportamento assunto dall’assicurato prima o dopo il sinistro. Nello specifico, la persona assicurata che abbia subito un danno deve innanzitutto segnalare tale evento alla propria assicurazione. Sul cliente incombe un vero e proprio onere di comunicazione, da effettuarsi entro tre giorni dal verificarsi del sinistro [11]. È opportuno che l’avviso venga fatto mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Il codice, poi, obbliga l’assicurato a fare quanto è possibile per evitare o diminuire il danno [12]. L’inadempimento di questi obblighi, quando cagioni un pregiudizio all’assicuratore, comporta una riduzione del diritto al risarcimento, ovvero la totale perdita dello stesso diritto, se l’obbligo è stato volontariamente disatteso [13]. In merito all’assicurazione della responsabilità civile, il codice esclude il risarcimento per i danni dolosi [14]: sono tali quelli cagionati volontariamente dall’assicurato col fine, ad esempio, di trarre un guadagno dal fatto. I casi in cui l’assicurazione non risarcisce i danni sono molteplici: per una disamina più approfondita si rimanda all’articolo Quando l’assicurazione non paga il risarcimento.

note

[1] L. n. 990/1969 del 24.12.1969 (ora art. 122 del d. lgs n. 209/2005 del 07.09.2005, Codice delle assicurazioni private).

[2] Art. 2054 cod. civ.

[3] Art. 1882 cod. Civ.

[4] Art. 1917 cod. Civ.

[5] Art. 149 D. lgs. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[6] D. lgs. n.  285/1992 (Codice della strada)

[7] Art. 2054, comma secondo, cod. civ.

[8] Cass., sent n. 21056/2004 del 03.11.2004.

[9] Cass., sent. n. 456/2005 del 12.01.2005.

[10] Art. 149 Codice della strada.

[11] Art. 1913 cod. civ.

[12] Art. 1914 cod. civ.

[13] Art. 1915 cod. civ.

[14] Art. 1917 cod. civ.


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