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Scolo acque piovane in proprietà privata

8 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2017



Una guida per conoscere le regole che disciplinano lo scolo e lo scarico delle acqua piovana sulle proprietà dei privati. 

Lo scolo delle acque piovane sulle proprietà private viene disciplinato in modo che, di regola, il proprietario del fondo inferiore sul quale esse naturalmente scorrono debba subirlo senza poterlo impedire, mentre il proprietario del fondo da cui esse provengono non possa renderlo più gravoso.

 

La disciplina legale dello scolo naturale delle acque

La legge [1] stabilisce in modo molto chiaro che:

  • il fondo inferiore è soggetto a ricevere le acque che dal fondo più elevato scorrono naturalmente, senza cioè che sia intervenuta l’opera dell’uomo;
  • il proprietario del fondo inferiore non può impedire questo scolo, né il proprietario del fondo superiore può renderlo più gravoso;
  • se per opere di sistemazione agraria (trasformazione o sistemazione) dell’uno o dell’altro fondo si rende necessaria una modificazione del deflusso naturale delle acque, è dovuta un’indennità al proprietario del fondo a cui la modificazione stessa ha recato pregiudizio.

Lo scolo naturale delle acque non può essere alterato.

L’insegnamento della giurisprudenza sulla scolo delle acque

La giurisprudenza  che ha avuto modo di pronunciarsi sullo scolo della acque nelle proprietà private ha precisato che:

  • la legge ha posto a carico dei proprietari, sia del fondo superiore che del fondo inferiore, un obbligo di non fare, vietando loro ogni alterazione che abbia per effetto di rendere più gravoso oppure di ostacolare il naturale deflusso delle acque a valle [2];
  • l’obbligo di non alterare la naturale configurazione del terreno non vieta tuttavia tutte le possibili modificazioni incidenti sul naturale deflusso delle acque, ma soltanto quelle che alterano apprezzabilmente tale deflusso, rendendo più gravosa la condizione dell’uno o dell’altro fondo [3];
  • la norma di legge che regola lo scolo naturale delle acque è applicabile anche ai rapporti tra Comuni confinanti rendendo non legittime, ad esempio, opere quali le strade pubbliche, eseguite nei territori posti a maggiore quota, in tutti quei casi in cui queste stesse strade, essendo prive di impianti di smaltimento delle acque piovane, accrescano la quantità e la velocità del deflusso delle acque stesse verso i suoli posti a valle [4];
  • non sempre sono lecite le modificazioni del naturale deflusso delle acque nel caso di opere di sistemazione o trasformazione agraria: in effetti, se la modifica dello scolo naturale dovuta ad opere di potenziamento produttivo del fondo superiore ha comportato un assoggettamento ben più gravoso del fondo inferiore rispetto a quello preesistente, la modifica stessa deve considerarsi illecita (nonostante sia necessaria per lavori di sistemazione o trasformazione agraria) e comporta per l’autore di essa non soltanto l’obbligo di indennizzo, ma il dovere di restituire l’acqua al suo naturale deflusso eseguendo le opere utili a ripristinare lo scolo naturale nella sua originaria quantità ed intensità [5];
  • in ogni caso di esecuzione di opera che alteri in modo sensibile lo scolo naturale delle acque, il proprietario del fondo inferiore ha diritto ad agire per il ripristino dello stato naturale dei luoghi [6].

Deve, infine, essere evidenziato un contrasto non ancora risolto nella giurisprudenza circa la natura giuridica dell’obbligo del proprietario del fondo inferiore a ricevere, per scolo naturale, le acque provenienti dal fondo superiore:

infatti, all’indirizzo [7] che qualifica come servitù prediale l’obbligo a cui è soggetto il proprietario del fondo inferiore, si contrappone quello secondo il quale si tratterebbe, al contrario, di una limitazione legale della proprietà [8].

Se lo scolo naturale delle acque viene alterato è dovuto un indennizzo al proprietario che ne subisce pregiudizio.

note

[1] Art. 913 Cod. civ.

[2] Cass. civ., sent. n. 13097/2011.

[3] Cass. civ., sent. n. 13301/2002.

[4] Cass. civ., sent. n. 2566/2007.

[5] Cass. civ., sent. n. 7934/1997.

[6] Cass. civ., sent. n. 10039/2000.

[7] Cass. civ., sent. n. 8067/2005.

[8] Cass. civ., sent. n. 13301/2002.

 

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