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Quando l’assicurazione non risponde

17 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2017



L’assicuratore non è sempre tenuto a rispondere dei danni: ciò dipende non solo dalle condizioni contrattuali, ma anche dalla condotta dell’assicurato.

Il contratto di assicurazione serve a trasferire il verificarsi di un determinato rischio dal singolo individuo all’impresa di assicurazione, dietro il pagamento di un corrispettivo. Nell’assicurazione della responsabilità civile (classico esempio: la Rc Auto) l’assicuratore si obbliga nei limiti di una somma determinata (cosiddetto massimale) a tenere indenne l’assicurato di quanto questi deve pagare a terzi a titolo di risarcimento danni. Non sempre, però, nonostante una polizza validamente stipulata, l’assicuratore è tenuto a pagare: distinguendo tra la disciplina del contratto di assicurazione contenuta nel codice civile e assicurazione della responsabilità civile per la guida di veicoli a motore, vediamo quando l’assicurazione non risponde.

 Il contratto di assicurazione

Il codice civile descrive l’assicurazione come quel contratto con il quale l’assicuratore, dietro il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato dal danno a lui cagionato da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana [1]. Scopo dell’assicurazione è quello di proteggere l’assicurato dal rischio che si verifichi un evento a lui sfavorevole. Dalla nozione appena fornita si evincono due tipologie diverse di assicurazione: quella contro i danni e quella sulla vita. Con la prima, l’assicurato decide di tutelare un proprio bene giuridico (la casa, un prezioso cimelio, ma anche la propria persona: si pensi, ad esempio, ai calciatori che assicurano le proprie gambe o ai cantanti che fanno lo stesso con la propria ugola) da un evento dannoso, di modo che, se per sventura il fatto dovesse verificarsi (e quindi, la casa dovesse andare a fuoco, il cimelio danneggiarsi o essere rubato, la propria integrità essere lesa) l’assicurato potrà consolarsi con la somma di danaro che l’assicurazione dovrà versargli. Chiaramente, quella fornita è una definizione di massima, in quanto le parti possono pattuire modalità di risarcimento e forme di tutela a seconda delle proprie esigenze. Nel caso, invece, di assicurazione sulla vita, l’impresa si impegna a versare una somma o una rendita al verificarsi di uno specifico evento della vita umana. Questo evento può essere tanto la morte dell’assicurato (assicurazione per il caso di morte) tanto la sopravvivenza dello stesso oltre una certa data (assicurazione per il caso di vita o di sopravvivenza). Nel caso di assicurazione per la morte dell’assicurato, i beneficiati saranno chiaramente i superstiti indicati nella polizza assicurativa.

Quando l’assicurazione non risponde?

Pur avendo stipulato una regolare polizza, esistono casi in cui l’assicurazione non è tenuta a rivalere il cliente. In altre parole, ci sono circostanze che sollevano l’assicuratore dall’obbligo di pagare quanto pattuito: questi casi sono legati al comportamento assunto dall’assicurato prima o dopo il sinistro. Innanzitutto, la persona assicurata che abbia subito un danno deve segnalare tale evento alla propria assicurazione. Sul cliente incombe un vero e proprio onere di comunicazione, da effettuarsi entro tre giorni dal verificarsi del sinistro [2]; è opportuno che l’avviso venga fatto mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Il codice, poi, obbliga l’assicurato a fare quanto è possibile per evitare o diminuire il danno [3]. L’inadempimento di questi obblighi, quando cagioni un pregiudizio all’assicuratore, comporta una riduzione del diritto al risarcimento, ovvero la totale perdita dello stesso diritto, se l’obbligo è stato volontariamente disatteso [4]. Ancora, l’assicurato, al momento della conclusione del contratto, è tenuto a fornire all’assicuratore tutte le informazioni utili alla valutazione del rischio oggetto della polizza (ad esempio, se l’assicurazione è sulla vita, occorrerà fornire tutti i dati relativi allo stato di salute dell’assicurando): nel caso in cui le informazioni siano inesatte o incomplete, l’assicuratore, oltre a poter recedere dal contratto, può rivalere l’assicurato in misura ridotta [5]. In merito all’assicurazione della responsabilità civile, il codice esclude il risarcimento per i danni dolosi [6]: sono tali quelli cagionati volontariamente dall’assicurato col fine, ad esempio, di trarre un guadagno dal fatto.

L’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile

Una legge del 1969 [7] ha imposto a tutti i guidatori di assicurarsi per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore senza guida di rotaie e dei natanti. Cosa significa? Trattasi di una particolare specie di assicurazione contro i danni, definita assicurazione della responsabilità civile [8]. La sua funzione non è quella di risarcire il danno patito dall’assicurato, bensì quello di pagare in sostituzione del danneggiante (nei limiti di un massimale). La prospettiva, quindi, cambia: la normale assicurazione contro i danni tutela l’assicurato-vittima del sinistro; l’assicurazione della responsabilità civile, al contrario, tutela l’assicurato-autore del sinistro. È proprio quello che accade nell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli (cosiddetta R.C. Auto): il danneggiante non paga direttamente il danneggiato, sostituito in ciò dalla propria assicurazione (in determinati casi, il danneggiato potrà avvalersi dell’indennizzo diretto, ottenendo il risarcimento direttamente dalla propria assicurazione la quale, poi, si rivarrà su quella del danneggiante [9]). È chiaro che l’assicurazione ha un costo: l’autore del sinistro vedrà senza dubbio aumentato il premio assicurativo da versare annualmente. Va detto che tale assicurazione comprende la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo (gratuito, di cortesia, oneroso) in base al quale è effettuato il trasporto.

Quando l’assicurazione non copre i danni?

Anche per la Rc auto vi sono casi in cui l’assicurazione non è tenuta a risarcire il danno. Il primo e più evidente è quello di chi abbia torto: chi ha cagionato il sinistro non può attendersi il risarcimento. Ugualmente, l’automobile rimasta senza copertura assicurativa dal sedicesimo giorno della scadenza del contratto non potrà vantare alcun diritto nei confronti della compagnia assicurativa. Al di là di queste (ovvie) circostanze, ci sono altri episodi che sollevano l’assicurazione dall’obbligo di rispondere del danno, pur quando il cliente coinvolto nel sinistro abbia effettivamente ragione.

  1. Sinistro tra parenti. Se un incidente stradale si verifica tra parenti fino al terzo grado, l’assicurazione non risarcisce i danni alle cose, ma solo quelli alle persone [10]. La regola opera però solo se i parenti sono conviventi o a carico. Il grado di parentela si calcola contando le persone incontrate nella linea genealogica che va dal parente più giovane a quello più anziano, sottraendo poi un’unità.
  2. Danno fisico del conducente colpevole. L’autore del sinistro non ha diritto al risarcimento del danno alla propria salute. Molto spesso, la polizza Rc Auto può essere incrementata con altra che copra anche questi infortuni. Anche in tale caso, però, bisogna considerare che la compagnia assicurativa può rifiutarsi di risarcire il danno; ciò normalmente avviene se il conducente: guidava in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; non indossava la cintura di sicurezza; ha provocato l’incidente con dolo, cioè con il chiaro intento di ottenere il risarcimento.
  3. Guida senza cinture. Le assicurazioni pretendono dal loro cliente un comportamento accorto, teso ad evitare il prodursi di danni evitabili utilizzando la normale prudenza. Per questo,  il risarcimento può essere negato, o ridotto, in relazione alla relativa responsabilità, quando il conducente, seppur non responsabile dell’incidente stradale, non aveva le cinture di sicurezza. In tal caso bisognerà operare una valutazione ad hoc e capire se il corretto utilizzo delle cinture avrebbe potuto evitare i danni al conducente o ai passeggeri (anch’essi tenuti ad allacciare le cinture, pur occupando i sedili posteriori). Se il danno poteva essere evitato completamente, l’assicurazione può negare il risarcimento; se il danno poteva essere quantomeno limitato, l’indennizzo viene ridotto in proporzione.

4 Franchigia. Molte polizze stabiliscono un importo fisso che, in caso di sinistro, deve essere pagato dall’assicurato. Esistono due tipi di franchigia: assoluta e relativa. La prima prevede che suddetto importo sia sempre a carico dell’assicurato in caso di incidente con colpa; la seconda stabilisce invece che, se i danni ammontano ad un importo inferiore a quello della franchigia, rimangono a carico dell’assicurato, in caso contrario sarà la compagnia a farsene carico per intero.

Ipotesi di rivalsa

Vi sono poi delle ipotesi in cui la Rc auto risarcisce normalmente il danneggiato, per poi rivalersi sul danneggiante assicurato. Eccone alcuni.

  1. Guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti. L’assicurazione è tenuta a risarcire i danni dell’incidente provocato da chi era alla guida in condizioni di ubriachezza o dopo aver assunto droghe; tuttavia, dopo aver pagato, si potrà rivalere contro di lui, attesa la palese violazione del codice della strada [11]. Il conducente responsabile non viene invece risarcito neanche per i danni fisici. Si badi, però, che molte compagnie di assicurazione mettono a disposizione del cliente la possibilità di sottoscrivere larinuncia alla rivalsa, almeno per quanto riguarda la guida in stato di ebbrezza.
  2. Patente scaduta. Anche nel caso di conducente senza patente perché scaduta (stesso dicasi in caso di patente mai conseguita) l’assicurazione paga la controparte e poi si rivale contro il responsabile. L’assicurazione risarcisce anche eventuali passeggeri che si trovavano in macchina con il conducente senza patente. Alcune assicurazioni rinunciano alla rivalsa in caso di patente scaduta da meno di dodici mesi, a condizione che venga rinnovata entro quarantacinque giorni dal sinistro.
  3. Fermo amministrativo. L’auto assicurata sottoposta a fermo amministrativo è coperta dalla polizza: in caso di incidente, pertanto, il conducente sarà coperto. L’assicurazione, però, una volta pagato l’altro conducente, può rivalersi contro il proprio cliente.
  4. Numero di persone trasportate. Un’altra ipotesi di rivalsa dell’assicurazione verso il proprio assicurato è in caso di incidente stradale a seguito del quale i passeggeri abbiano riportato lesioni fisiche, se il numero di questi era superiore a quanto consentito dal libretto di circolazione.

note

[1] Art. 1882 cod. civ.

[2] Art. 1913 cod. civ.

[3] Art. 1914 cod. civ.

[4] Art. 1915 cod. civ.

[5] Art. 1893 cod. civ.

[6] Art. 1917 cod. civ.

[7]  L. n. 990/1969 del 24.12.1969 (ora art. 122 del d. lgs n. 209/2005 del 07.09.2005, Codice delle assicurazioni private).

[8] Art. 1917 cod. civ.

[9] Art. 149 D. lgs. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[10] Art. 4, l. n. 990/1969 del 24.12.1969.

[11] Art. 186 D. Lgs. n. 285/1992 (Codice della strada).

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