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Lo sai che? Il versamento di soldi in banca va motivato?

Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2017

Deposito sul conto corrente bancario: i rischi del correntista che non è in grado di giustificare la provenienza del denaro all’Agenzia delle Entrate.

Ti sei mai chiesto che importanza può avere, per il diritto, un semplice gesto come quello di depositare soldi sul conto corrente bancario? Nonostante la tracciabilità di tale operazione, dietro di essa potrebbero nascondersi fenomeni evasivi. Tant’è che, spesso, proprio da un versamento sul conto è partita l’attività ispettiva e di accertamento dell’Agenzia delle Entrate (leggi sul punto Prelievi e versamenti: come evitare il fisco).

Secondo la legge, ogni versamento di denaro in banca deve necessariamente provenire da redditi dichiarati al fisco, su cui cioè le tasse sono state già pagate o non devono essere pagate; e a dover dimostrare ciò è il contribuente. Se l’Agenzia delle Entrate nutre il minimo sospetto che le somme versate sul conto sono frutto di evasione fiscale è il titolare del conto a dover provare il contrario. Questo meccanismo si chiama, in termini tecnici, «inversione dell’onere della prova»: se la regola nei tribunali è quella secondo cui chi agisce deve dimostrare i fatti a fondamento della propria domanda, con il fisco le cose spesso si invertono ed è il contribuente a dover provare la propria “innocenza” (leggi Spetta sempre al contribuente difendersi dal fisco). Ma perché il versamento di soldi in banca va motivato? È quello che chiariremo in questo articolo.

La legge sull’accertamento delle imposte sui redditi [1] presume automaticamente che tutti i versamenti su conti correnti bancari si considerano sempre “guadagni” e, quindi, redditi imponibili. Spetta al correntista dimostrare il contrario. Facciamo un esempio: immaginiamo un lavoratore dipendente con uno stipendio di 1.500 euro regolarmente versatogli dall’azienda, a fine mese, sul conto corrente. Un giorno però su tale conto risulta un ulteriore versamento di 5.000 euro. L’accredito non sfugge all’Agenzia delle Entrate (che può verificare le movimentazioni bancarie grazie all’Anagrafe dei conti correnti); parte così una richiesta di chiarimenti. Per il fisco, infatti, tali somme si considerano “reddito” e, non potendo provenire dallo stipendio – che, come detto, passa direttamente dal conto del datore a quello del dipendente – devono per forza essere importi evasi. In assenza di valide giustificazioni del contribuente, scatta allora l’accertamento fiscale, l’applicazione delle imposte e delle sanzioni. Per difendersi, l’interessato dovrebbe dimostrare che tali importi sono esenti (ad esempio, sono il frutto di una donazione o di una vincita al gioco). Leggi anche Versamenti sul conto: vanno giustificati?

In ogni caso, il cittadino può fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici (una sorta di indizi), da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice [2]. Ricorda la Cassazione [3] che, in tema di accertamenti fondati sulle risultanze delle indagini sui conti correnti bancari [4], l’onere del contribuente di giustificare la provenienza e la destinazione degli importi movimentati sui conti correnti intestati a soggetti per i quali è fondatamente ipotizzabile che abbiano messo il loro conto a sua disposizione non viola il principio di difesa del cittadino.

note

[1] Art. 32 del DPR 600/1973.

[2] Cass. sent. n. 16075/2017. In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presunzione ex art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 consente all’Amministrazione finanziaria di riferire “de plano” a operazioni imponibili i dati raccolti in sede di accesso ai conti correnti bancari del contribuente, salva la prova contraria da parte di costui, e la legittimità della utilizzazione degli elementi risultanti dalle movimentazioni bancarie non è condizionata alla previa instaurazione del contraddittorio con il contribuente sin dalla fase dell’accertamento, posto che il citato art. 32 prevede quel contraddittorio alla stregua di mera facoltà, non di obbligo, dell’amministrazione tributaria: così Cass. sent. n. 10249/17.

[3] Cass. sent. n. 11102/2017.

[4] Ai sensi degli artt. 32 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 51 del D.P.R. n. 633 del 1972.


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1 Commento

  1. Siamo arrivati all’ assurdo più completo, in questo paese!!!!!!. Di certo i lavoratori/pensionati non potranno mai essere evasori, visto che le trattenute delle Tasse, vengono “estorte” già dalla busta paga/cedolino.
    Sinceramente, vorrei solo capire se questa legge vale anche per i cosiddetti “intoccabili”!!!!!!
    ADER, ormai ha il potere assoluto di fare quello che gli pare anche se sbagliano!!!! mentre il cittadino, (anche se ha ragione) per i soprusi altrui, deve pagare un Legale, per essere tutelato!!!!! Secondo voi, questa è giustizia!!!!! io la chiamerei principalmente “ARROGANZA, ESTORSIONE E ABUSO DI POTERE”. Visto che con i propri soldi, non puoi fare più nulla!!!! Siamo tornati all’ epoca dei Romani!!!!! ci manca solo la prigionia!!!!!!
    Non ho nessun problema a dire quello che penso!!!!!!

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