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Lo sai che? Quali rischi a lasciare troppi soldi sul conto corrente?

Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2017

Tra rischi fiscali, economici e pignoramenti il conto corrente non è mai stato tanto incerto.

Lasci troppi soldi sul conto corrente? Sia che si tratti di qualche migliaio di euro che di decine o – buon per te – di centinaia, i soldi sul conto non sono mai così sicuri come si può credere. Non è solo l’inflazione a rosicare i risparmi. Non è neanche un cattivo investimento suggerito dal consulente finanziario. Nemici ben più pericolosi si sono aggiunti nel tempo, come l’applicazione delle regole del bail-in in caso di fallimento della banca o il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate. Questo non vuol dire che il tradizionale materasso sia un posto più sicuro dove nascondere la busta paga o magari la liquidazione, ma in alcuni casi è preferibile “diversificare”: in altre parole, frammentare il deposito in più rapporti bancari potrebbe far vivere il contribuente con maggiore serenità. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i rischi a lasciare troppi soldi sul conto corrente.

Fallimento della banca

Un tempo, quando una banca entrava in crisi, lo Stato interveniva per tutelare i correntisti tramite un fondo pubblico costituito con i soldi dei contribuenti. Oggi questa garanzia non esiste più: è l’istituto di credito a dover ripianare i debiti attingendo dalle proprie risorse. A farne le spese sono innanzitutto gli azionisti, gli investitori, gli obbligazionisti e, solo in ultimo, i risparmiatori. In particolare, in presenza di una situazione di indebitamento bancario, la legge prevede un ordine gerarchico “di rischio”, dove i primi della lista sono coloro che perderanno subito i soldi: gli azionisti, i detentori di altri titoli di capitale, gli altri creditori subordinati, i creditori chirografari e, solo alla fine, le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro.

Il consiglio è quindi quello di tenere il conto corrente al di sotto di 100mila euro in modo da non rischiare neanche un euro in caso di fallimento della banca.

Inflazione

Il problema dell’inflazione, sentito molto negli anni ’80, è stato di recente ridimensionato per via della recessione economica che ha comportato il fenomeno opposto, quello della deflazione. Oggi però i tassi si stanno gradualmente rialzando; e se anche è vero che, finché resteremo nell’Unione Europea, l’inflazione non potrà mai superare il tetto del 2%, in termini reali questo indice potrebbe essere leggermente superiore. Ciò significa che, lasciando i soldi sul conto corrente, si subisce una perdita di potere d’acquisto: gli stessi mille euro depositati oggi in banca, tra un anno permetteranno di comprare meno beni e servizi perché il livello dei prezzi nel frattempo è aumentato. È vero, ci sono gli interessi attivi, ma i tassi praticati dalla banca non garantiscono mai una remunerazione tale da neutralizzare l’inflazione.

Per risolvere il problema l’ideale è di buttarsi in forme di investimento a basso rischio come titoli di Stato oppure obbligazioni emesse da banche solide.

Pignoramento del fisco

Con l’arrivo di Agenzia delle Entrate Riscossione, si è parlato molto del potere che ha l’esattore di pignorare il conto corrente del contribuente senza alcun ordine del tribunale. La procedura, che può essere avviata non prima di 60 giorni dalla notifica della cartella, prevede l’invio di una lettera alla banca e al debitore (quest’ultimo la riceve quasi sempre in un momento successivo); in essa è contenuto l’avviso che, in difetto di pagamento entro i successivi 60 giorni, le somme presenti sul conto dovranno essere accreditate direttamente all’agente della riscossione, e così anche i successivi accrediti fino ad estinzione totale del debito. In una situazione del genere il conto corrente diventa inutilizzabile. L’unica soluzione è chiedere una rateazione oppure aprire un differente rapporto con un’altra banca, ma ciò non garantisce l’estensione del pignoramento anche a quest’ultimo.

Possono tirare un mezzo sospiro di sollievo i lavoratori dipendenti e i pensionati. Per questi il pignoramento parte solo per importi – già depositati alla data di notifica del pignoramento – superiori a 1.345,56 euro (ossia tre volte l’assegno sociale). Dunque, lasciando il conto sotto tale tetto non si rischia alcunché, fermo restando il pignoramento delle successive mensilità. Ma con questi ulteriori limiti:

  • per stipendi o pensioni fino a 2.500 euro, il pignoramento è di massimo un decimo dell’importo;
  • per stipendi o pensioni tra 2.5001 e 5.000 euro, il pignoramento è di un settimo;
  • per stipendi o pensioni superiori a 5.000 euro, il pignoramento è di un quinto.

C’è poi il divieto di pignorare l’ultima mensilità accreditata alla data di notifica del pignoramento (per non lasciare il contribuente, di punto in bianco, senza i soldi per fare la spesa).

Anche quando il creditore è un soggetto privato (ad esempio la banca), vale il divieto di pignoramento delle somme depositate al di sotto del triplo dell’assegno sociale.

I rischi della crisi economica

Nel luglio del 1992 il governo Amato impose, in una notte, un prelievo straordinario dai conti correnti degli italiani pari al 6 per mille (la cosiddetta «tassa patrimoniale»). In quella occasione tutti urlarono al furto di Stato. Lo spettro dell’imposizione fiscale, attuata con decretazione di urgenza, intimorisce tutt’oggi il popolo. Anche l’esempio della Grecia, che ha imposto d’un tratto un limite ai prelievi dal conto, ha segnato i risparmiatori di tutta Europa e, in particolare, quelli italiani, così vicini alla situazione ellenica.

Non c’è però chi avverte che, nel caso in cui vincano gli anti-europeisti in un eventuale confronto politico, l’uscita dell’Italia dall’UE potrebbe portare l’inflazione su numeri a due cifre, situazione in grado di svalutare qualsiasi tesoro nascosto sotto il mattone. Insomma, dalla crisi economica ci si salva difficilmente, sia che i soldi siano in banca che a casa in contanti. L’ideale sarebbe disporre di un conto estero o di un investimento resistente alle fluttuazioni dei mercati (di solito l’oro o gli immobili).

Agevolazioni fiscali

Attualmente il conto corrente con una giacenza media annua inferiore a 5mila euro gode di un più favorevole trattamento fiscale: per essi infatti non si deve pagare l’imposta di bollo. Invece su un conto con giacenza di 5mila euro in media si paga circa 34,2 euro, circa il 7 per mille. Più conveniente è impiegare i soldi in strumenti finanziari per i quali l’imposta di bollo è del 0,2%.


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9 Commenti

  1. Articolo molto interessante, solo contiene un errore in chiusura; l`imposta di bollo per gli strumenti finanziari è dello 0,20%.

  2. Salve, una curiosità… in caso di fallimento della banca, se il C/C è cointestato (persone fisiche, tipo marito & moglie) vale sempre 100.000, oppure sono 100.000 a persona, quindi nel C/C posso esserci 200.000? Grazie!

    1. 100.000 per ogni cointestatario del conto (quindi, due persone 200.000 euro, tre persone 300.000 euro, ecc.).

  3. Mio suocero ha lasciato 35.000 alla figlia prima di morire e la Mafia a pagato un avvocato per rubare l’intera somma, ha sequestro mio figlio Massimiliano Tumiatti con le false accuse di accusare entrambi di Malattia Psichiatrica e rapire dall’ospedale CIVILE di Padova il bambino quando io porto una Malattia NEUROLOGICA Epilessia criptogenetica Farmacoresistente Temporale Destra e mia moglie Teresa Nicolè ha un’invalidità lavorativa al 50% e niente di più ma la corruzzione ha falsificato gli esami per prendere la ragione, sto cercando l’avvocato penalista che possa fermare determinate scorrettezze e molto gravi contro la mia famiglia

  4. Nel mio caso sono stato per CORRUZIONE accusato di malattia psichiatrica quando dal 1984 al 2010 L’EPILESSIA CRIPTOGENETICA FARMACORESISTE TEMPORALE DESTRA da 14 Policlinici specializzati nella neurochirurgia e nella cura farmacologica hanno sempre scritto la reale situazione che si tratta di Malattia NEUROLOGICA della patologia ma il magistrato BENEDETTO MANLIO ROBERTI con le sue colleghe MARIELLA FINO – LARA FORTUNA – PAOLA CARMEN – LUISA ROSSI sono andati a frodare i certificati medici di 27 anni eseguiti dai 14 rispettivi Policlinici, causando la falsa visita medica all’ O.P.G senza prima valutare che dal 1984 al 2010 già tutta la certificazione medica era stata esaminata.

    I Policlinici sono a Padova Mestre Milano Bologna Roma e all’Estero sono in Francia a Marseille Policlinico DE LA TIMONE che lavora con il POLICLINICO SPAGNOLO INGLESE GIAPPONESE e di BOLOGNA BELLARIA.
    Oggi con il reato di aggressione subito i danni alla Salute causati per corruzione commesso dal TRIBUNALE di [ Padova – Venezia – Vicenza ] non è più operabile per aver commesso il REATO di TENTATO OMICIDIO cambiando i farmaci PRESCRITTI senza la firma del medico curante PATRIK SCOVELLE e causato il SECONDO Focolaio nella zona TEMPORALE SINISTRA che se viene operato si rischia la formazione del TUMORE.
    Nel 2016 ho eseguito l’esame di controllo e il Policlinico BELLARIA ha verificato la presenza del SECONDO FOCOLAIO che si è formato dopo il reato di aggressione degli ufficiali della caserma Rismondo pagati per CORRUZIONE mi hanno colpito alla testa durante due crisi Epilettiche Psicomotorie dopo la provocazione che mi ha causato le due crisi Epilettiche Medie dove sono caduto a Terra ma l’hanno considerata Malattia Psichiatrica perché non conoscevano la Malattia che sviluppa Tre Generi diverse di crisi Epilettiche con perdita di coscienza.
    [ PICCOLE – MEDIE – CONVULSIVE ]

    E arrivata la CARTELLA CLINICA CONFORME che dimostra la reale situazione di Aggressione subita dai 10 Carabinieri di Padova pagati in nero dai magistrati, che non conoscendo la patologia Neurologica sono stati mandati e hanno creduto a chi se inventato che la patologia è Psichiatrica ed ha pagato i magistrati per farmi uccidere, gli ignoranti dei magistrati hanno dato ordine di cambiare la terapia PRESCRITTA dai miei medici e modificato il dosaggio che mi ha mandato in coma farmacologico e mi hanno colpito alla testa ed oggi riporto il danno alla testa non più operabile.

    Il mio nome è Nicola Tumiatti Abito a Padova sposato con Teresa Nicolè e mio figlio Massimiliano nato il 24/Giugno /2014 è tenuto sotto sequestro con la scusa che io sia malato psichiatrico ma la CARTELLA CLINICA CONFORME scritta dai medici del Policlinico BELLARIA di Bologna in cui è stato recuperata ogni documentazione dei 10 POLICLINICI Italiani e 4 Esteri dal 1984 ad al 2016.

    Il mio numero di cellulare è 3450205999

    La terapia in prescrizione scelta dal Policlinico Agostino Gemelli che ha eseguito l’intervento di Neurochirurgia a
    Costato 700.000,00 poi sono stato trasferito in Francia al policlinico DE LA TIMONE lo stesso intervento si sarebbe eseguito al costo di 800.000 al policlinico ma per reato di CORRUZIONE è stato fermato e impedito tutto a causa delle TANGENTI incassate dai Magistrati CORROTTI.

    Il giudice del Tribunale di Vicenza che ha voluto sentire la mia testimonianza è CAMILLA AMEDORO ma dal 3 ottobre ad oggi è svanita nel nulla perché nel giro di Corruzione, copre i magistrati pagati in nero da TUMIATTI GIULIO – FORZA LAURA residenti ada Ariano nel Polesine ViA verdi n°15

    LEANDRO NICOLE’ – MARTA NICOLE’ residenti a Padova via Cave 7 e via Barsanti 1 che sono scappati cambiando residenza a Padova per non farsi trovare dalla giustizia, dopo aver pagato i Magistrati per farli dire che l’epilessia è malattia psichiatrica

    Marco e Giovanni Braga residenti in via Cave 10 / 12 Padova, pagati in nero dal MAGISTRATO Benedetto Manlio Roberti e tribunale per nascondere il REATO di Corruzione.

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