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Prescrizione contributi Inps: quando si interrompe

4 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



Quali atti interrompono la prescrizione dei contributi previdenziali e cosa succede in caso di opposizione.

I contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni decorrenti dal giorno in cui il soggetto obbligato avrebbe dovuto versarli.

La prescrizione dei contributi Inps è regolata dalla legge [1] che prevede i seguenti termini.

Termini di prescrizione contributi Inps

Contributi di previdenza e assistenza sociale obbligatoria

– 10 anni per contributi anteriori al 1 gennaio 1996;

– 5 anni per i contributi successivi al 1 gennaio 1996;

– 10 anni quando il mancato versamento dei contributi è denunciato dal lavoratore o dai suoi superstiti;

Contributi Fondo pensioni lavoratori dipendenti e altre gestioni pensionistiche obbligatorie (compreso il contributo di solidarietà dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103)

– 10 anni per contributi anteriori al 1 gennaio 1996;

– 5 anni per i contributi successivi al 1 gennaio 1996;

– 10 anni quando il mancato versamento dei contributi è denunciato dal lavoratore o dai suoi superstiti;

Contributi minori (DS, TBC, ENAOLI, SSN ecc.)

– 5 anni;

Contributi artigiani, esercenti attività commerciali e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata

– 5 anni

Somme aggiuntive(cioè sanzioni applicate in caso di ritardato o mancato versamento dei contributi)

– 10 anni.

Decorrenza prescrizione contributi Inps

I termini di prescrizione dei contributi e delle sanzioni decorrono dal giorno in cui i contributi dovevano essere versati. Nel caso di contributi a percentuale sul reddito i termini decorrono dal giorno in cui doveva essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento.

Interruzione della prescrizione contributi Inps

La prescrizione dei contributi previdenziali è interrotta da qualsiasi atto notificato al soggetto obbligato e contenente l’intimazione ad adempiere (per esempio: sollecito di pagamento, avviso di addebito, cartella esattoriale, decreto ingiuntivo ecc.).

Affinché l’atto interruttivo possa considerarsi valido, è necessario che la notifica avvenga entro cinque anni da quella dell’ultima intimazione di pagamento. La notifica oltre cinque anni avrebbe altrimenti ad oggetto un credito già caduto in prescrizione e quindi estinto.

Cosa succede in caso di opposizione del contribuente

Se il contribuente si oppone alla richiesta di pagamento dell’Inps per un credito non ancora prescritto, il termine di prescrizione di cinque anni si interrompe per la durata della causa.

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha precisato che sia con la notifica del ricorso e del relativo decreto ingiuntivo, sia con la comparsa di risposta all’opposizione, l’Inps esercita un’azione di condanna idonea ad interrompere la prescrizione.

Tale interruzione ha effetti permanenti fino alla sentenza che decide il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ovvero fino a quando quest’ultimo sia divenuto non più impugnabile e abbia quindi acquistato autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale (al pari di una sentenza di condanna).

Dal momento del passaggio in giudicato della sentenza che decide sull’opposizione o del decreto, decorrerà poi l’ulteriore termine di prescrizione, questa volta non più quinquennale ma decennale.

note

[1] L. n. 335/1995.

[2] Cass. sent. n. 20684 del 2.09.2017.

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