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Omesso versamento ritenute dipendenti: quando è reato

4 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



Se il datore di lavoro non versa le ritenute previdenziali dei dipendenti commette reato? Come si calcola la soglia oltre la quale la condotta è sanzionabile penalmente?

Fino a poco tempo fa la legge puniva con la reclusione fino a tre anni, e con la multa fino a 1.032,00 euro, il datore di lavoro che operava le ritenute previdenziali sulle retribuzioni dei dipendenti senza poi provvedere al versamento all’Inps. Tale condotta costituiva reato a prescindere dall’importo complessivo non versato.

Oggi, a seguito di un intervento riformatore del legislatore [1], il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali è stato parzialmente depenalizzato. Attualmente si distingue tra:

  • 1) omessi versamenti di importo superiore a 10.000,00 euro annui: tale condotta costituisce reato con sanzione penale della reclusione fino a tre anni oltre alla multa fino a 1.032 euro;
    2) omessi versamenti di importo non superiore a 10.000,00 euro annui: tale condotta non costituisce più reato ma illecito amministrativo ed è punito con sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 50.000,00 euro.

Dunque, il datore di lavoro commette un vero e proprio reato solo quando l’importo delle ritenute non versate all’Inps è superiore a 10 mila euro annui.

Il datore di lavoro, invece, non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica della violazione.

Quando si perfeziona il reato di omesso versamento delle ritenute

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha precisato che il legislatore non si è limitato semplicemente ad introdurre un limite di “non punibilità”, ma ha configurato tale superamento, strettamente collegato al periodo temporale dell’anno, quale vero e proprio elemento caratterizzante il disvalore di offensività che viene a segnare il momento di consumazione del reato.

In altri termini, il reato deve ritenersi già perfezionato nel momento e nel mese in cui l’importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell’anno considerato, superi l’importo di 10.000 euro.

Le eventuali ulteriori omissioni che seguano nei mesi successivi dello stesso anno fino al mese finale di dicembre non possono “aprire” un nuovo periodo e, dunque, dare luogo, in caso di secondo superamento, ad un ulteriore reato. Tali omissioni, infatti, contribuiscono ad accentuare la lesione inferta al bene giuridico per effetto del già verificatosi superamento dell’importo di legge; di conseguenza esse non possono segnare, in corrispondenza di ogni ulteriore mensilità non versata, un ulteriore autonomo momento di disvalore (assorbito da quello già in essere).

In altri termini, il datore di lavoro che già nei primi mesi dell’anno totalizzi un importo di ritenute non versate superiore a 10 mila euro, commette il reato punito dalla legge. Se nei mesi successivi egli supera nuovamente tale soglia, non può essere ritenuto colpevole di un secondo reato: il reato resta sempre unico perché riferito al calcolo annuale del superamento della soglia prevista dalla legge.

Secondo i giudici, rispetto alla precedente figura di reato, il momento consumativo è diverso: mentre nel precedente assetto normativo il reato si consumava in corrispondenza di ogni omesso versamento mensile, nell’attuale e nuovo la consumazione coincide con uno dei seguenti momenti:

  • o con il superamento, a partire dal mese di gennaio, dell’importo di euro 10.000 ove allo stesso non faccia più seguito alcuna ulteriore omissione;
  • o con l’ulteriore o le ulteriori omissioni successive sempre riferite al medesimo anno;
  • o definitivamente e comunque, laddove anche il versamento del mese di dicembre sia omesso, con la data del 16 gennaio dell’anno successivo.

Di conseguenza, la struttura del nuovo reato, impone di tenere conto, al fine dell’individuazione o meno del superamento del limite di legge di 10.000 euro, di tutte le omissioni verificatesi nel medesimo anno, incluse quelle eventualmente estinte per prescrizione.

Come si calcola il superamento della soglia di 10 mila euro

L’arco temporale da considerare per il controllo sul corretto adempimento degli obblighi contributivi è quello che intercorre tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre di ciascun anno (anno civile).

Si riporta di seguito quanto precisato dall’Inps [3].

Tenuto conto delle singole scadenze legali degli adempimenti dovuti dai datori di lavoro, in essi ricompresi sia i datori di lavoro che operano con il sistema Uniemens, sia i committenti della Gestione Separata, nonché i datori di lavoro agricoli, i versamenti che concorrono alla determinazione della soglia di euro 10.000 annui sono quelli relativi al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata (da versare entro il 16 gennaio) fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata (da versare entro il 16 dicembre).

Tale interpretazione, nel rispetto del tenore letterale della norma che definisce il limite di euro 10.000 annui, vincola l’avvio del procedimento di contestazione dell’omesso versamento delle ritenute ad un processo di consuntivazione necessario per la determinazione del valore complessivo dell’omissione.

In tal senso, pertanto, il valore soglia di euro 10.000 sarà determinato rispetto al periodo 1° gennaio – 31 dicembre di ciascun anno, ricomprendendo in esso tutte le omissioni accertate anche se riferite alle diverse Gestioni previdenziali nelle quali può essere rilevata la fattispecie dell’omissione delle ritenute ed indipendentemente dallo stato gestionale di ciascuna denuncia.

note

[1] Articolo 3, comma 6, D.Lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016.

[2] Cass. sent. n. 39464 del 28.08.2017.

[3] Inps, circolare n.121/2016.

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